In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

venerdì 30 marzo 2018

Soldato BEVILACQUA Giovanni




73° Fanteria Brigata Lombardia

Nato a Novale (VI) il 13 Agosto 1878
Morto sul Pecinka il 2 Novembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia  2° Gradone Loculo 3789



Note Storiche

La Brigata Lombardia con i suoi due reggimenti 73° e 74° alla vigilia della 9^ battaglia dell'Isonzo era schierata fonteggiando le linee tra il Pecinka e il Veliki Hrib. La Brigata apparteneva con la Brigata Toscana e il 6° reggimento Bersaglieri alla 45^ Divisione (vedi mappa 1) , comandata dal Generale Venturi.
Lascio spazio alla descrizione di quesi giorni tratta dal libro "Le Battaglie del Carso" di Juren-Persegati e Pizzamus:
Alla brigata Lombardia, schierata al centro della 45a divisione di Venturi, era toccato il settore tra il Veliki e il Pecinka. Doveva coadiuvare sulla sinistra l'azione della brigata Toscana contro il Veliki e, contemporaneamente, sulla destra favorire l'avanzata dei Bersaglieri per l'occupazione del Pecinka (q.291). Una volta sfondato il fronte doveva avanzare verso quota 376, a est del Veliki e, in concorso con i Bersaglieri, occupare quota 308 (Pecina) a oriente del Pecinka. "Alle ore 12.30 le successive ondate costituite dal III battaglione raggiungono le creste del Veliki dilagando a sud verso il Pecinka — ricorda sinteticamente un libro di memorie in onore del 73° reggimento —, alle ore 13,50 la 5a compagnia con a capo il prode capitano De Sena occupa la quota 308 mentre gli altri reparti del II battaglione... sorpassano il tratto di fronte che da q. 308 si congiunge a q.376 e trova modo di collegarsi tanto a destra che a sinistra' 10. Grazie all'efficace azione distruttiva dell'artiglieria i fanti della Lombardia avevano raggiunto rapidamente sulla destra la quota 291 del Pecinka, mentre sull'altro fecero capitolare in successione il costone sud di quota 343 e il fortino creato dagli austro-ungarici a difesa del quadrivio a sud-ovest del Veliki Hrib. Anche Arnaldo Calori, ufficiale nel 74°, ricordò nel suo diario l'azione verso il Pecinka: "Dopo due giorni di aspra battaglia, mentre i soldati, nascosti fra i sassi, attendevano dubitosi l'assalto, don Saltalupo si rizzò, d'un tratto, tra le raffiche incalzanti della artiglieria nemica e, con la sua gran voce, benedisse i soldati "in articulo mortis". E tutti si levarono come un sol uomo, si scagliarono contro la trincea di fronte, la conquistarono e, in tal modo, quel giorno, il nostro battaglione faceva prigioniero un battaglione nemico"". A piccoli gruppi, per sfuggire alla reazione di fuoco dei cannoni e mitragliatrici, i soldati della Lombardia incalzarono i difensori austriaci verso est raggiungendo gli obiettivi finali della giornata: il "cocuzzolo pelato" tra le quote 343 e 376, insieme al muretto che collegava le quote 376 e 308. Dalla Dolina Zappatori, il maggiore generale Montanari, comandante della I brigata bersaglieri situata all'ala destra della 45a divisione, seguì con trepidazione l'avanzata dei suoi fanti piumati verso il Pecinka, il guardiano a nord di Lokvica, a dispetto del violento fuoco di sbarramento dell'artiglieria austriaca. Allo scoccare dell'ora dell'assalto, il maggiore Monti del 13° battaglione guidò le sue compagnie all'assalto della trincea della linea zero, oltrepassatala, Monti raggiungeva la cima del Pecinka. Non si fermò e proseguì verso la quota vicina, ancora più in profondità: q.308 del Peana. Mentre i battaglioni del 12° reggimento schierati all'ala sinistra mantenevano il collegamento con la Brigata Lombardia, il maggiore Monti, insieme a gruppi del 19° battaglione guidati dallo stesso colonnello Coralli comandante il 6° reggimento, raggiungevano q.308. Nelle doline circostanti furono catturati un posto telefonico, una sezione di sanità e vari soldati sorpresi dall'arrivo improvviso  degli italiani. Alla Dolina Zappatori il generale Montanari, nel primissimo pomeriggio, ricevette la visita del ['artiglieria Carlo Ederle un veronese barbuto e dagli occhi azzurri di appena 25 anni comandante delle controbatterie  del Carso, tre volte ferito e decorato con tre medaglie d'argento (e che cadrà l'anno dopo nell'ansa di Zenson  questo avrà la medaglia d'oro), il quale informò Montanari dell'occupazione del Pecinka e di q.308. Dall'osservatorio nemico scavato in cresta e affiorante sul suolo non c'è rimasto più nulla. I cannoni hanno martellato e sbrecciato l'opera nemica. Tutta la scorza petrosa, tutto il calcare biancastro che riveste le falde del Pecinka — la più squallida e aspra altura del Carso è sminuzzato  e scheggiato dai nostri bombardamenti... Par quasi che schiere interminabili di migliaia di scalpellini si siano assunti il folle  cottimo di scalpellare e sbucciare tutto il calcare del monte" scrisse il corrispondente Benedetti visitando la quota dopo battaglia. Ma la reazione dell'artiglieria austriaca non si fece attendere molto: "Su quelle posizioni infuriò poi lungamente e rabbiosamente, con artiglierie di ogni calibro, il bombardamento nemico "ebbe a scrivere nel suo rapporto il generale Montanari.
La collina (q.308 Pecina ) in apparenza un semplice nido di mitragliatrici, si rivelò un importante osservatorio dotato di una grande caverna  rifugio al suo interno, celere che di un riflettore nascosto sulla cima: "Era fastidioso questo fascio di luce che non permetteva ai nostri soldati il libero movimento neanche di notte. Il riflettore era spostato verso l'esterno del suo uso permettevano un rapido rientro nelle viscere del Pecina, rendendolo invisibile durante il giorno.

Mentre dal scritto di G.Lovisolo i Fanti del 73° troviamo i fatti del 2 Novembre, giorno che vedrà la morte del soldato BEVILACQUA:
"Il giorno dei Morti"
Il loro fuoco per quanto micidiale non riesce a trattenere punto l'impeto dei nostri battaglioni. Il giorno dei Morti 2 novembre si ottengono risultati degni dei grandi sacrifici compiuti dai soldati morti sul campo del dovere. Poco dopo il mezzodì del giorno dei Morti si riprende la splendida avanzata, e le compagnie del 2° Battaglione, vincendo ogni difficoltà. di stanchezza e di disagio, dopo aver respinto un contrattacco nemico, scattano dalle posizioni ove avevano passata la notte, si slanciano sulla linea nemica e verso le 15,30 si mostrano sulla sommità dei due coccuzzoli a sud del Faiti. Viene ordino di arrestare la marcia vittoriosa, perché i reparti laterali si mostravano alquanto arretrati. Sospendono essi a malincuore la loro volata, e senza punto badare alla stanchezza che li opprimeva, passano la notte in lavori di rafforzamento e riescono a costituirsi in breve un primo schermo, una prima difesa. Anche questa giornata di azione diede un brillante risultato, poiché non solo portò il nostro Reggimento oltre all'obbiettivo assegnato, ma ci dette modo di catturare un ingente bottino d'armi di ogni specie, di materiali d'ogni qualità, di prigionieri d'ogni grado. In questo giorno memorando si vide scendere un Comando di Brigata sorpreso da nostre pattuglie mentre attendeva a riorganizzar la difesa. Si vide scendere un numero rilevante di sanitari accerchiati mentre attendevano al loro pietoso compito. Si vide scendere una lunga colonna di muli venuta a portare il rancio ai combattenti. Si vide scendere ancora una lunga serie di cannoni e cassoni accompagnati dai rispettivi artiglieri. Fu questo giorno di gioia, di entusiasmo, un giorno di gloria e di trionfi un giorno che merita di essere scritto a caratteri d'oro nella storia del nostro Reggimento e dell'Esercito Italiano. 

E' molto probabile che il soldato BEVILACQUA sia morto in questa fase di combattimento  quindi non esattamente sulla zona del  Pecinka come invece viene identificato come luogo di decesso dagli atti di morte ( vedi successivamente) .


Mappa nr. 1 Schieramento della 45^ Divisione alla Vigilia della 9^ battaglia dell'Isonzo tratto dal libro Le Battaglie del Carso" di Juren-Persegati e Pizzamus:


 Avviso di morte del Soldato Bevilacqua:


L'ultima lettera del soldato Bevilacqua:


Testo dell'ultima Lettera :




 Quota 278 e Pecina:



Pecina :



Per questo post ringrazio Patrizia Bottene  nipote del Soldato BEVILACQUA  Giovanni




3 commenti:

  1. Buongiorno,per caso ho scoperto questo blog facendo una ricerca sui caduti del Carso.Volevo chiedere se è possibile avere notizie di un fratello di mia nonna morto sul carso,le notizie che abbiamo di lui sono; Santoro Carmine di Giuseppe soldato 64 reggimento fanteria ,nato a Baronissi distretto militare di Salerno il 7 giugno 1889 , morto il 23 ottobre 1915 sul Carso per ferite riportate in combattimento.Vorremo sapere dove è sepolto.Grazie . Valentina

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    1. Salve Valentina

      purtroppo come la maggior parte dei caduti hanno trovato posto come sepoltura nei sacrari tra gl'gnoti, e sicuramente la stessa sorte è toccata a suo Zio, che molto prababile che sia sepolto al sacrario di Redipuiglia tra i 60000 ignoti.

      Un Cordiale Saluto
      Mauro Ambrosi

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  2. La ringrazio della sua disponibilità a nome di tutta la famiglia.valentina

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