In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

venerdì 16 marzo 2018

Caporale BORDI Giovanni




131° Fanteria Brigata Lazio

Nato a  Tarquinia il 25 Settembre 1889
Morto a Quota 70 di Selz il 4 Agosto 1916
Sepolto a ---- 

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 



Svillupatosi un incendio in un ricovero, noncurante del pericolo causato dallo scoppio di proiettili e bombe ivi depositate, sotto il fuoco di artiglieria che il nemico vi aveva concentrato, concorreva ad isolare ed a salvare grande quantità di munizioni ed altro materiale.
Monte San Michele, 15 Maggio 1916

Note Storiche:

La Brigata Lazio con i suoi due reggimenti 131° e 131° apparteneva nell'Agosto 1916 alla 16^ Divisione operante nel settore di Selz. Il 4 Agosto vide l'inizio della VI^ battaglia dell'Isonzo. Secondo gli ordini del VII° Corpo d'Armata diramati i giorni prima stabiliva che l'azione doveva iniziare il 4 Agosto alle ore 10 col fuoco d'artiglieria, di bombarde, lanciaruote ecc, e alle ore 16 (se risulterà possibile) con l'irruzione della fanteria. Il tiro mantenuto intenso e regolato e controllato da speciali osservatori è durato dalle 10 alle 16. A tale ora il Comandante della Colonna d'attacco, avendo riscontrato che nei punti fissati dei reticolati sono stati aperti varchi sufficienti per lo sbocco delle sue truppe, ha ordinato di avanzare sulle linee austriache.
La colonna  citata precedentemente era composta dal III° battaglione del 131° (quello che Caporale BORDI il quale apparteneva alla 12^ compagnia), del III° battaglione del 132°, della 155^ e 165* Comp. zappatori del Genio e del 23° reparto Mitragliatrici. La riserva del sottosettore è costituita dal 1° Gruppo Lancieri Novara. L'obbiettivo era la Quota Pelata partendo dalle linee di Quota 70.
Alle ore 16.30 impartito l'ordine di avanzare dal Ten. Colonnello Antezza (comandante del 131° fanteria), i reparti avanzano con la prima ondata formata dalle truppe del 131° in prima schiera la 9^ e 12^ compagnia seguite rispettivamente dalla 10^ e 11^ al Comando del Capitano Masciocchi, irrompe dal lato sinistro della trincea abbandonata di Quota 70 - Quota Pelata e raggiunge la trincea avversaria. L'avanzata di destra invece si deve fermare a ridosso dei reticolati nemici perchè soggetta al tiro di una mitragliatrice. Il 23° Reparto Mitragliatrici stante alla perdita di due Ufficiali non riesce a piazzare le mitragliatrici per controbattere le avversarie. A sinistra la 10^ compagnia riesce ad occupare la 2^ linea e a fare dei prigionieri. Però fatta segno subito ad un intenso fuoco di fucileria, mitragliatrici e a lancio di bombe con Gas asfissianti è costretta a ripiegare sulla 1^ trincea avversaria conquistata. A questo punto il nemico contrattacca con bombe asfissianti ed i nostri non potendo mantenersi sulle posizioni occupate già molto sconvolte dal nostro precedente tiro d'artiglieria rispiegano sulle nostre trincee. Verso le ore 20 si ristabilisce una calma relativa e i nostri riadattano durante la notte le trincee sconvolte.
Perdite: 131° : Ufficiali 1 morto, 8 feriti , 8 colpiti d'asfissia
              132°       ""        n.n.      , 4   "      , n.n.
3° Rep. Mit          ""         1        , 1    "      , n.n.

Perdite Truppa : 
               131°  67 morti, 123 feriti, 134 dispersi
               132°  30 morti, 60   feriti, 160 dispersi
 23° Rep. Mitr.   2 morti     


Note biografiche e storiche redatte da Francesco Strinati nipote di BORDI Giovanni:

Giovanni Bordi nacque a Corneto Tarquinia (oggi Tarquinia) il 25 Settembre 1889, figlio di Pio e Paolucci Angela
Dal foglio matricolare si apprende che Giovanni fu chiamato alla visita di leva il 19 aprile 1909, risultando idoneo di 1ª Categoria e lasciato in congedo illimitato provvisorio, poiché aveva un fratello (Domenico) già sotto le armi, secondo i termini dell’Articolo 6 della Legge 15 dicembre 1907. Giovanni fu richiamato alle armi con la classe di leva 1890, il 24 novembre 1910, dopo il congedamento del fratello, e destinato al 90° Reggimento Fanteria della Brigata Salerno, all’epoca  con sede a Genova.
Dal foglio matricolare si deduce che in una data non precisata e per un motivo altrettanto sconosciuto, Giovanni fu trasferito nel deposito di un altro reggimento, probabilmente di fanteria, non specificato, sito in Roma, in cui si trovava al momento del congedo in data 29 settembre 1911. A questo punto il Foglio Matricolare non riporta più alcuna notizia, né riguardo alla partecipazione di Giovanni alla Guerra di Libia, fatto noto e tramandato in famiglia, né tantomeno al suo richiamo e partecipazione alla Grande Guerra e alla sua decorazione al valore. L’ultimo appunto del Foglio matricolare si riferisce al 1 giugno 1921, in cui si afferma che non gli è rilasciata l’attestazione per l’elettorato politico dato che è morto in combattimento il 4 Agosto del 1916.
A questo punto si apre una sorta di “buco nero” nella ricostruzione delle vicende belliche di Giovanni.
Data l’incompleta compilazione del Foglio matricolare, non conosciamo con precisione il reggimento cui fu destinato nel corso del 1911, ma sappiamo che il deposito di tale reggimento si trovava a Roma. Dagli elenchi delle sedi dei reggimenti del Regio Esercito dell’epoca possiamo però ricavare la notizia che, a parte i reggimenti dei Granatieri di Sardegna, l’unico reparto con sede a Roma era l’82° fanteria. E’ quindi verosimile dedurre che l’82° reggimento fosse il reparto presso cui si trovava Giovanni, perché i Granatieri richiedevano ai soldati, per il reclutamento, un’altezza maggiore a quella di Giovanni. Tra l’altro, è interessante notare che l’82° Reggimento di fanteria fu uno dei primi reparti, unitamente ad altri (Iª Divisione speciale, composta dalla Iª Brigata con i Reggimenti Fanteria 82° e 84° e IIª Brigata con i Reggimenti Fanteria 6° e 40°) a sbarcare e Tripoli tra l’11 e il 12 Ottobre del 1911. In teoria, da quanto riporta il Foglio Matricolare, a questa data Giovanni avrebbe già dovuto essere a casa, avendo terminato il suo servizio militare, ma la data del suo congedo, 29 settembre 1911, coincide esattamente con la data di dichiarazione di guerra alla Turchia che dette inizio alle ostilità in Libia. E’ ragionevole quindi supporre che Giovanni non sia stato mandato in congedo oppure sia stato immediatamente richiamato, dato che tra l’altro le fonti documentali consultate riportano che, al momento dell’entrata in guerra, furono richiamati anche i congedati della classe precedente (1888) per essere spediti in Libia. Si può pertanto affermare con buona sicurezza che Giovanni abbia partecipato alla conflitto libico con l’82° Reggimento Fanteria. Dalle cronache dell'epoca tale reparto risulta essere stato presente ai principali e più sanguinosi combattimenti di tutta la prima parte della campagna in Tripolitania e in particolare alle battaglie di Sciara Sciat (23/10/1911), Ain Zara (26/11/1911) e Zanzur (Giugno 1912).
Nel Luglio del 1912, a guerra ancora in corso, fu smobilitata la classe di leva 1889, per cui presumibilmente Giovanni poté tornare finalmente a casa.
Giovanni, residente ancora a Tarquinia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, potrebbe essere stato destinato sin dalla mobilitazione, alla Brigata Lazio (nelle cui fila cadrà l’anno successivo sul Carso come si evince dall’Albo d’Oro dei Caduti), reparto di nuova formazione, che aveva sede a Roma e come per la maggior parte delle altre brigate fu completata con reclute provenienti dalla regione sede dei reparti. Di questo dato ovviamente non vi è certezza, giacché manca qualsiasi riferimento sul Foglio Matricolare, e Giovanni potrebbe essere stato incorporato in prima battuta in altre Brigate che reclutavano nel Distretto di Roma (Brigate Bergamo, Salerno, Reggio, Sicilia, Valtellina, solo per citarne alcune) e solo in seguito destinato alla Brigata Lazio per non meglio precisati motivi (trasferimento? ritorno in linea dopo una ferita?).

Dal Diario di Guerra della Brigata Lazio apprendiamo che i due reggimenti che la costituivano, 131° e 132°, partirono da Roma alla volta del fronte il 27 maggio 1915. Furono inizialmente destinati alla zona davanti a S. Giovanni al Natisone, dove tra Luglio e Agosto parteciparono ai combattimenti nel settore Monte Fortin-Monte Podgora. Da Ottobre a Dicembre entrambi i reggimenti furono trasferiti più a sud nella zona del Monte San Michele dove parteciparono ai sanguinosi combattimenti per la conquista di tale importante posizione, meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare: Alla Bandiera del 131° Reggimento Fanteria: “Con impeto veemente e sanguinoso conquistò formidabili posizioni sulle pendici del S. Michele e nel settore di Monfalcone; con incrollabile tenacia resistette agli accaniti ritorni offensivi dell’avversario (Basso Isonzo, 1915-1916)“.Alla Bandiera de 132° Reggimento Fanteria: “Si affermò superbamente a Rocce Rosse, a Costone Viola del S. Michele, sul Debeli e a quota 144 di Monfalcone, dando costantemente fulgida prova di valore e generoso tributo di sangue (Basso Isonzo, 1915-1916)”.
Nel corso del 1915 i due reggimenti parteciparono pertanto in successione alla Seconda, Terza, Quarta Battaglia dell’Isonzo (le famose “spallate” di Cadorna), subendo in totale poco meno di 4000 perdite tra morti, feriti e dispersi.
Dal Gennaio al Maggio 1916 la Brigata Lazio si alternò con la Brigata Perugia nel mantenimento delle posizioni del Monte San Michele, partecipando comunque anche alla Quinta Battaglia dell’Isonzo (Marzo 1916) e perdendo in totale, in tale periodo, circa altri 700 uomini .
Dopo un periodo di riposo nel Giugno del 1916 la brigata fu trasferita nella zona Monfalcone-Ronchi dei Legionari (GO). In particolare il 131° Reggimento, quello cui apparteneva Giovanni, il 24 Luglio fu trasferito nella zona sopra Ronchi dei Legionari dove, passando alle dipendenze della 16ª Divisione, assunse la difesa del fronte da Quota 45 a Quota K, alture situate sopra la frazione di Selz.
Tra l’estate del 1915 e quella del 1916, il fronte difensivo Austro-Ungarico sul Carso si sviluppava su più linee difensive, scendendo dal Monte San Michele con asse nord-sud, verso i capisaldi che dominavano la pianura, il corso del fiume Isonzo e, sul mare, la paludosa piana di Monfalcone. Il Monte Sei Busi, con le Quote 89 (attuale sommità del Sacrario di Redipuglia), 118 e 111, controllava gli accessi degli italiani verso Redipuglia. Più a sud, le Quote 65 e 70 di Selz, costituivano con la Quota Pelata, il forte raccordo con il Monte Cosich e il mare, sbarrando la strada che conduce a Trieste.
Il trasferimento dei reparti della Brigata Lazio s’inquadrava nella più ampia preparazione a quella che sarà ricordata come Sesta Battaglia dell’Isonzo.
Il 4 agosto 1916, come preludio alla Sesta Battaglia dell'Isonzo, 
sul Carso di Monfalcone le batterie dell'artiglieria italiana aprirono il fuoco dalle 10 di mattina per sei ore consecutive nel settore Selz-Vermegliano, 16 chilometri a sud di Gorizia. A metà pomeriggio, alle 16, partì l'assalto delle fanterie contro la "quota Pelata" del Monte Cosich [sopra Selz] e le quote 121 e 85 [Monfalcone - direzione di Trieste], tenute dalla 17ªe 24ªBrigata dell’esercito imperiale austro-ungarico. La brigata Lazio mandò all’assalto il III° Battaglione del 131° reggimento (quello di Giovanni, che apparteneva alla 12ª compagnia) e il III° Battaglione del 132° reggimento. Venne occupata, a destra del fronte d’attacco Quota 121, ma l'avanzata si arrestò contro i reticolati delle trincee austro-ungariche che non erano stati minimamente toccati dal bombardamento delle artiglierie. I difensori contrattaccarono e le truppe italiane furono costrette a lasciare la quota con pesanti perdite. Venne occupata anche Quota 85 (poco sotto la quota 121) ma anche qui, dopo una breve occupazione delle trincee austro-ungariche, la fanteria italiana fu costretta ad abbandonare la posizione nonostante ripetuti tentativi e ritornare alle posizioni di partenza. Anche l'attacco a sinistra contro la "Quota Pelata" del Monte Cosich risultò essere un fallimento. Le truppe austro-ungariche avevano lasciato le loro trincee ormai incapaci di contenere l'assalto italiano ma queste erano state riempite di bombe a gas che scoppiarono proprio quando le truppe italiane iniziavano l'occupazione delle posizioni. L'artiglieria austro-ungarica si accanì contro la "Quota Pelata" e pertanto, le truppe italiane dovettero immediatamente abbandonarla poco dopo le ore 19.
Il riassunto del Diario Storico della Brigata Lazio riporta: “Il 4 Agosto essa [cioè la brigata], inizia le prime azioni per la conquista delle antistanti posizioni avversarie: su due colonne attacca quota Pelata, ostentando una minaccia al Monte Cosich. L’obiettivo è in parte raggiunto, ma la posizione non può essere tenuta perché il nemico contrattacca ovunque violentemente obbligando le colonne a rientrare nelle trincee avanzate di q. 70. Le perdite dei due battaglioni attaccanti (III/131° e III/132°) ascendono a 21 ufficiali e 574 militari di truppa”.
Tra queste perdite vi è anche quella di Giovanni Bordi. La dichiarazione di morte redatta dal comandante di compagnia ci dice che Giovanni muore alle 16.40 del 4 Agosto per un colpo al petto e ciò è testimoniato da almeno due commilitoni. Il suo corpo rimane “insepolto sulla vetta del Monte Cosich”, come riportato nell’atto di morte.

A questo punto è lecito chiedersi cosa ne fu del corpo del povero Giovanni. Purtroppo ad oggi è impossibile ricostruire con precisione cosa accadde.  Non sappiamo neanche se, quando ed eventualmente in quale luogo fu poi sepolto. Nella risposta arrivata dopo una specifica richiesta, dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, viene confermato questo fatto. Dove Giovanni sia caduto è abbastanza certo dato che è riportato sulla dichiarazione di morte, redatta dalla compagnia di appartenenza. Da qui a risalire al luogo di sepoltura è tutt’altro discorso. Innanzitutto tale dichiarazione riferisce che il corpo di Giovanni rimane insepolto sulla vetta del Cosich, che non restò immediatamente in mano italiana, ma fu conquistata solo circa una settimana più tardi. Pertanto è verosimile pensare che la salma sia stata forse recuperata e seppellita in tale frangente. In secondo luogo, dato l’alto numero di caduti che i combattimenti causavano, spesso i corpi erano letteralmente ammucchiati al fondo delle numerose doline, sorta di profondi avvallamenti, tipici del paesaggio carsico, nell’impossibilità di scavare delle fosse singole per ogni soldato morto. Comunque anche nel caso che Giovanni sia stato sepolto in uno degli innumerevoli piccoli cimiteri di guerra che costellavano tutte le immediate retrovie del fronte, tali luoghi di sepoltura furono tutti ispezionati e svuotati nell’immediato dopoguerra trasferendo le salme presso il Sacrario Militare di Redipuglia. Da ricerche effettuate direttamente presso questo immenso sacrario, non è presente il nome di Giovanni Bordi, come confermato anche dal Ministero della Difesa. Bisogna comunque considerare che dei 100.000 morti italiani sepolti a Redipuglia, solo poco più di 30.000 hanno un nome, essendo i restanti tutti ignoti e fra di essi probabilmente vi è anche Giovanni.(1)

Un ultimo appunto riguardante la storia di Giovanni Bordi è quello concernente la concessione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, di cui risulta essere stato insignito secondo l’Albo d’Oro dei Caduti. Giovanni  risulta essere stato insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare con Regio Decreto del 18 novembre 1920 (per commutazione dell’encomio solenne, conferito con Decreto Luogotenenziale del 29 ottobre 1916), con la seguente motivazione:
“Sviluppatosi un incendio in un ricovero munizioni, noncurante del pericolo causato dallo scoppio di proiettili e bombe ivi depositate, sotto il fuoco intenso di artiglieria che il nemico vi aveva concentrato, concorreva ad isolare il ricovero stesso ed a salvare grande quantità di munizioni ed altro materiale.
Monte San Michele, 15 maggio 1916”.

Dal Diario Storico della Brigata Lazio sappiamo che il 131° Reggimento di Giovanni nel Maggio 1916, fu coinvolto nei combattimenti che infuriarono vicino alle Cime 1 e 2 del Monte San Michele, duramente attaccate degli austriaci, e verosimilmente nel corso di questi combattimenti si verificò l’episodio di valore che portò alla concessione dell’Encomio solenne prima e della Medaglia di Bronzo poi. Ironia della sorte entrambi i riconoscimenti furono concessi a Giovanni dopo la morte.


 (1) Nota dell'Autore A.M.:
Si precisa che solamente due soldati su 67 più i dispersi considerati morti del 131° caduti il 4 Agosto 1916 trovano posto tra i noti al Sacrario di Redipuglia, gli altri con alta probabilità sono sepolti come il Caporale BORDI tra gl'ignoti.

L'Atto di Morte del  Caporale BORDI Giovanni, da notare l'ora del decesso, che risale a pochi minuti dopo all'inizio dell'avanzata:

Il Foglio Matricolare del  Caporale BORDI Giovanni :

Mappa con le linee della Zona di Selz- Quota 70-Quota Pelata nel Luglio 1916, identiche a quelle del 4 Agosto 1916:
Selz vista dalle pendici di Quota 70


Da Quota 70 veduta verso Quota Pelata



Quota 70

 Trincea Italiana a ovest Quota 70



Per questo post ringrazio Francesco Strinati nipote di BORDI Giovanni


Nessun commento:

Posta un commento