In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

domenica 17 dicembre 2017

Soldato SETTI Agostino





1° Reggimento Granatieri di Sardegna


Nato a Robecco Pavese il 19 Dicembre 1894
Morto a Selo il 19 Agosto 1917
Sepolto a -------- 



Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


Costante fulgido esempio ai compagni di attività, zelo e fermezza, quale ciclista presso il comando di un battaglione, disimpegnò sempre con infaticabile lena il proprio compito sotto furiosi bombardamenti avversari, sprezzante del pericolo e dei disagi, ed essendo di mirabile esempio anche ai più arditi. Affidatogli in un momento critico dell'azione un ordine di tale importanza da esser recapitato in modo assoluto, parti mentre più intenso era il fuoco nemico. Colpito a morte durante il cammino e conscio delle gravità del momento, raccolte le sue ultime energie, volle trascinarsi fino al comando designato e spirò mentre gli recapitava l'ordine, assicurando che l'eroico sacrificio delle propria vita, il buon esito del combattimento.
Selo, 19-22 Agosto 1917


Note Storiche:

Nel corso dell'XI^ battaglia dell'Isonzo la Brigata Granatieri con i suoi reggimenti si trovava nel settore di Selo che con la Brigata Bari formavano la 61^ Divisione.
Il giorno 19 Agosto,  durante la notte gli Austriaci hanno mantenuto un 'intenso fuoco su tutte le nostre posizioni intensificandolo sempre più all'alba sulla prima linea ed essendo proiettili a gas lacrimogeni un intenso fumo impedisce ogni osservazione.
Lo scatto delle fanterie  è fissato alle ore 5.33. All'ora fissata esse avanzano, provocando una reazione nemica di fucileria e mitragliatrici.
Tutte le comunicazioni telefoniche sono interrotte (sic) . Alle ore 6 è iniziata l'occupazione di tutta la prima linea nemica da parte dei Granatieri e di un battaglione della Bari e sono già annunziati prigionieri.
Alle ore 9.55 il Comando della Brigata Granatieri riferisce che la prima schiera dei battaglioni d'attacco avanza su Selo e che non è stato possibile prendere contatto sulla sinistra, con la 27^ Divisione, tanto che piccoli reparti nemici tentano infiltrazioni sulla sinistra alla spalle dei Granatieri. Il Comando insiste che si cerchi il collegamento colla 27^ Divisione e che se dal caso, si rinforzi il battaglione del 2° Granatieri che opera a sinistra per spazzare i reparti nemici sulla nostra sinistra per agevolare la nostra manovra di avvolgimento ed il collegamento con la Divisione operante a Nord.
Si conferma che alle ore 14 due battaglioni di Granatieri fronteggiano la linea della mitragliatrici mentre sulla sinistra avanza un battaglione del 2° Granatieri che tenta l'aggiramento della linea delle mitragliatrici per agevolare l'avanzata della massa centrale. Non si ha ancora il contatto con il 236° fanteria.
Dopo una violenta preparazione di artiglieria che  verrà eseguito sulla linea delle mitragliatrici, i Granatieri dando impulso all'azione avvolgente che deve espletare il battaglione di sinistra, superata la resistenza della difesa e puntino decisamente su Selo.
Nel corso della giornata l'azione verrà rimandata diverse volte fino a che a tarda sera il Comando di C. A. ordinerà ai propri reparti di rafforzarsi sulle linee raggiunte in giornata.
Il nemico continua a mantenere le nostre linee sotto un violente fuoco di sbarramento...



 Tratto dal libro "Eroi della Grande Guerra" di Giovanni Tarolli:

I Granatieri del 1° Reggimento erano in stato d'allerta. Prima ancora che cessasse il consueto terribile bombardamento che precedeva ogni offensiva, fu dato ['ordine di uscire dalla trincea e di andare all'attacco. Erano le 4.50 del mattino (??)  e non bisognava lasciare il tempo al nemico di uscire dal riparo delle caverne. La sentinella nemica lanciava l'allarme quando non si erano ancora percorsi una ventina li metri. Da dietro il loro scudo protettivo, varie mitragliatrici spazzavano il terreno antistante i reticolati, non ancora raggiunto dai granatieri. L'albeggiare, fesso da shrapnels, rintronava ora della musica ferrigna delle granate. «Avanti, Savoia! », «Granatieri di Sardegna, a noi!» gridavano i capi plotone. Gli assalti si susseguivano per l'intera mattinata. Un nucleo di arditi riusciva a infilare e a far brillare i tubi di gelatina sotto i reticolati. Un varco si apriva proprio sotto la curva della trincea. L'urlo feroce dei primi assalitori trascinava la truppa. Anche il Setti voleva andare coi primi. Si sfondava la prima linea di osservazione e si aggrediva la seconda di resistenza. Il nemico rispondeva con rabbiose scariche e non si distinguevano più i tiri delle artiglierie ma l'azione, nonostante le gravi per-dite, risultava favorevole. Occorrevano dei rinforzi e soprattutto bisognava avvisare il comando di far allungare i tiri delle nostre artiglierie a seguito della nostra avanzata. Erano poi state localizzate le postazioni delle batterie da campagna nemiche e bisognava darne comunicazione, subito, al comando. La pioggia delle granate aveva più volte tranciati i fili e la squadra dei telegrafisti non era in grado di stenderne altri. Il capitano stilò il messaggio e chiamò il Setti. Non occorreva fargli soverchie raccomandazioni; egli sapeva cosa doveva fare. Conscio dell'importanza del proprio personale decisivo intervento, il granatiere ciclista inforcò la sua bici e per un tratto corse in zona defilata. Quando dovette uscire allo scoperto sentì le prime pallottole sibilargli attorno. Curvato sul manubrio pigiava sui pedali con quanta forza aveva in corpo. Fosse riuscito a coprire ancora quei 150 metri! «Dai, Agostino! Forza che ce la fai!» diceva fra sé. Un dolore lancinante lo prese sul fianco, all'altezza della cintura; sbandò pau-rosamente e rovinò a terra. Ritrasse la mano tutta insanguinata e un sudore freddo gli imperlò il volto. Sulla petraia carsica gli si annebbiò la vista. Quando si riprese sentì la gamba pesante, quasi staccata dal corpo; provò a trascinarsi su di un fianco verso un terrapieno già occupato da nostre sentinelle. Il dolore diveniva ora insopportabile. Fece un ultimo sforzo e quando s'avvide di non riuscire più a procedere, con tutta la restante forza chiese aiuto. Fu udito dai granatieri che procedevano nel trincerone. Lo tirarono sui ciglio e poi dentro la trincea. Estrasse la busta e con l'ultimo filo di voce: «Presto, portatemi dal colonnello!». Presso il comando spirò, ormai dissanguato. I granatieri lo considerarono una delle più fulgide loro glorie. 

Figlio di agricoltori, rimasto orfano di padre emigrò giovanissimo in America Latina e a Buenos Aires esercitò il mestiere di falegname. Animato da grande amore per la Patria, allo scoppio della guerra europea non esitò a rimpatriare e nel settembre 1914 fu arruolato nel 1° Reggimento granatieri. Col Reggimento mobilitato, nel maggio 1915, alla dichiarazione di guerra all'Austria, varcò il confine e raggiunse sul basso Isonzo il settore di Monfalcone, dimostrandosi combattente intrepido e valoroso. Ferito, dopo una lunga convalescenza, fu incaricato delle mansioni di ciclista porta-ordini del IV Battaglione e ben presto diede ripetute prove di coraggio e di audacia nell'attraversamento di zone scoperte e intensamente battute dal fuoco nemico. Sull'Altopiano di Asiago, nella primavera del 1916, nelle epiche giornate dal 29 maggio al 3 giugno, combatté a Monte Cengio, in Val Canaglia, a Cesuna e a Magnaboschi; quindi ancora sul Carso, partecipò alla conquista del San Michele e all'occupazione dell'altura di San Grado. Durante l'undicesima battaglia del-l'Isonzo dell'agosto 1917, i granatieri del I Reggimento ebbero l'ordine di procedere alla conquista dello Stari Lovka e usciti dalle trincee all'alba del 19 agosto oltrepassarono due linee di trinceramenti nemici e raggiunsero il giorno dopo l'acquedotto ad est di Selo, dove si trincerarono. Nei combattimenti, Setti fu veramente ammirevole. In un momento critico dell'azione, incaricato di consegnare un ordine particolarmente importante, conscio che solo dal recapito del messaggio affidatogli dipendeva la sorte del suo Battaglione, non esitò, mentre più intenso era il fuoco nemico, ad attraversare un terreno scoperto e, gravemente ferito, trovò la forza suprema di andare avanti e raggiungere il comando cui era diretto. Quindi consegnato il plico ed esausto per la perdita di sangue, spirò sul campo dell'onore. Alla memoria dell'eroico grana-tiere venne concessa, con d.l. del 16 agosto 1918, la Medaglia d'Oro al V. M.

In suo onore come per altri  Granatieri caduti , unico a non essere graduato  gli venne dato il nome di una dolina nei pressi di Quota 219 - Selo, in Austriaco chiamata Dolina De Lys. 

Foto della Dolina Setti -De Lys






Scriverà nel suo Diario Don Giovanni Rossi:

All'alba del 19 Agosto i granatieri scattando  all'offensiva al grido di "Savoia" , oltrepassano i trinceramenti nemici , ma sono costretti a fermarsi davanti alle linea delle mitragliatrici. Il giorno seguente sono nuovamente all'assalto. Il 23 Agosto la Brigata che ha perso ben 1518 uomini in appena due soli giorni viene strasferita nelle retrovie...
 Scrive: 18 Agosto - Bombardamento intenso  nelle Ermada dello Stol . Rimango a Valletta Catanzaro, coll'intenzione di salire va dolina De Lys la sera. Domani è festa voglio celebrare alle 4 e poi partire. Dormo poco, e riposo meno Celebro alle 4 e alle ì5 mi accingo a partire. Comincio a tossire e la crimare sono i gas - aspetto due ore e parto alle 7 e 30. iIl bombardamento è spaventevole. eppure in un momento di quasi diminuizione, parto via. E' spaventoso, le trincee di prima linea sconvolte e sotto le mie mani cadaveri sfracellati del genio e sotto ai quali trovo qualche altro vivo, instupidito, intontito. Corro alla dolina De Lys, non si può entrare è incendiata (alla dolina De Lys in una cavernetta era sistemato ilo comando del 1° Reggimento). saltano le bombe. Il Colonnello è ferito e corro sopra i morti alla Dolina Bono. Respiro. Continua il bombardamento, mi è possibile uscire. Quali battaglie! Quali barbarie! Che stragi! venne la sera: il bombardamento continuava. Confusione per l'acqua. Feriti e morte.



La cavernetta  della Dolina Setti- De Lys





Mappa con indicata l'ubicazione della Dolina Setti - De Lys






Mappa di Artiglieria del XIII° C.A dell'Agosto 17  con indicata la linea delle Mitragliatrici









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