In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

martedì 31 ottobre 2017

LIbri Novità: Un Isola in Trincea




Segnalo e consiglio questo bel libro uscito qualche mese fa scritto dall'amico Fabrizio Corso assieme a Vincenzo Grienti .Libro che narra, in vari capitoli dedicati a diversi fronti, le vicende molto toccanti di alcuni militari siciliani, e una parte dedicata ai fini statistici, mostrando il grande contributo di perdite umane  che la Sicilia ha sacrificato nella Grande Guerra.
Per chi volesse aquistarlo: ordini@gbeditoria.it

http://www.gbeditoria.it/isola_trincea_catalogo_gbe.htm

venerdì 27 ottobre 2017

Soldato SETTINO Luigi



30° Fanteria Brigata Pisa

Nato a San Pietro di Guarano (Cosenza) il 16 Gennaio 1897
Morto sul Fajti  il 14 Maggio 1917
Sepolto a --------- 


Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


 

Privato delle gambe e delle braccia dallo scoppio di una granata che gli produceva anche una larga ferita alla faccia, incitava calorosamente i compagni a scagliarsi contro il nemico per respingerlo. Rifiutava ogni soccorso per non sottrarre soldati al combattimento. Respinto l'attacco, non volle essere asportato dalla trincea, chiedendo all'ufficiale di poter restare in linea contento di morire fra i suoi compagni per la grandezza del paese.
Dosso Faiti, 14 Maggio 1917

Note Storiche:

Il 30° fanteria che unitamente al 29° formava la Brigata Pisa, il 14 Maggio 1917 si trovava a presidiare la linea del fronte tra a  a del Faiti quota 432 fino al Volkovnjak. mentre La cima e la quota 366 era di competenza della Brigata Ferrara entrambi dipendenti dalla 22^ Divisione XI° C.A.
Cominciava in quel giorno la X^ battaglia dell'isonzo, sul Carso erano previste azioni dimostrative da distogliere e impegnare i reparti avversari dall'offensiva che era concentrata principalmente nel settore del medio Isonzo.
Nella zona di competenza del XI° C.A. si svolse nella notte  un fuoco continuo di artiglieria verso le posizioni Austriache. L'ora dello scatto era previsto alle ore 12.
Poco dopo le 11 al'ala sinistra del Copro d'armata quella presidiata dalla Brigata Pisa inizia un tiro intenso di sbarramento con artiglierie di ogni calibro e bombarde tra le nostre linee e le sue, tiro che sempre più intensificandosi e che raggiunge in pochi istanti una violenza spaventevole.
Il fatto che sulla fronte del XIII e VII C.A. il tiro do artiglieria avversaria è quasi nullo, prova che contro il centro dell'XI° Corpo è diretto il fuoco della massa di batterie austriache sul Carso.
Contro questo fuoco di sbarramento s'infrangono tre successivi attacchi della 22^ Divisione, le cui truppe uscite dalle trincee sono costrette a sostare nel fondo del burroncello , che separa le linee nostre da quelle nemiche (fra la quota 432 e 464).
All'ala sinistra reparti della Brigata Pisa, alle ore 12 occupano di primo impeto, la trincea nemica di quota 196 (a Nord del Faiti) da dove non riescono a procedere oltre a causa del violento tiro di interdizione. nessun progresso è possibile di fronte al Volkovnjak. Dopo una preparazione di fuoco di artiglieria di medio calibro e bombarde della durata di due ore , reparti della Brigata Regina attaccano quota 126 ma non riescono a raggiungerne la cresta a causa del violento tiro d'interdizione nemico: a sera il comando di Divisione (21^), decide di farli ripiegare nelle trincee di partenza.
Alle 17, le truppe della 22^ Divisione, malgrado il lungo, snervante bombardamento, mentre il nemico ha rallentato un pò il tiro di sbarramento, attaccano una quarta volta le posizioni nemiche; un battaglione del 47° fanteria riesce ad impossessarsi di quota 378; reparti arditi della Ferrara riescono A raggiungere la cresta di quota 464;: ma il nemico riapre ancora violentissimo tiro di sbarramento alle loro spalle, impedendo l'afflusso dei rincalzi e a sera il battaglione di q. 378 e gli arditi di q. 464 sono costretti a ritornare sulle loro posizioni di partenza.
Nella notte le due compagnie della Brigata Pisa che avevano occupato la trincea di q. 196 sottoposti a violento concentramento di fuoco nemico e prese d'infilata da mitragliatrici appostate sulle falde nord di q. 464, vengono quasi distrutte. Nuovi reparti accorsi sulla posizione investiti da violenti raffiche di artiglieria e mitragliatrici sono costretti a ripiegare, riuscendo appena a trasportare i feriti..

Tra i  fatti narrati di  questa giornata troverà la morte il soldato SETTINO, dopo un contrattacco austriaco una granata lo colpì mutilandolo degli arti dive rimase ferito gravemente, in quel momento transitò un plotone di rincalzo e lui ferito, che giaceva a terra trovava in se la forza per incitare i suoi compagni a lanciarsi avanti. Qualcuno mosso da compassione cercò di soccorrerlo, ed egli rispose: << Correte lassù: la c'è bisogno di voi! E non vi curate di me!>>.
L'attacco nemico fu respinto, ed i suoi compagni tentarono di trasportarlo al posto di medicazione. Ma il valoroso ferito, allo scopo di impedire che nella difficile opera del trasporto qualcuno fosse colpito, rifiutò chiedendo al suo ufficiale di poter morire in trincea tra i suoi compagni.


Non si può rimanere indifferenti, dopo aver letto i passi di questa tragica morte di questo soldato accaduta cent'anni fa. Una sorte che può benissimo essere accomunata a milioni di altri uomini come lui sacrificati in quella guerra, di qualsiasi esercito ne abbiano fatto parte.
Non ho mai scritto nulla di personale , in nessun post precedente, lasciando spazio ai fatti storici documentati per ogni caduto. Ma questa volta non ho potuto esimermi nel dare una mia impressione a questo caduto, morto a vent'anni.
Il suo nome oggi seppur ricordato in una caserma, in una via, in un istituto, ai molti sarà sconosciuto, come sconosciuto lo sarà forse ai ventenni di adesso. Non accuso nessuno di questo, ci mancherebbe, il tempo passa, gli interessi mutano, però pensare che un ragazzo di vent'anni possa essere morto cosi' e prima di morire abbia avuto ancora la forza e il coraggio  in quel modo di agire  , non può che far riflettere.  Ora potrebbe tutto questo sembrare strano, assurdo, e per molti anche ridicolo in  quella parola da lui pronunciata col nome di  "Patria" . Non voglio essere retorico, propagandistico verso nulla, voglio solo esprimere l'emozione che mi ha fatto leggere di lui, come avviene  poi ogni volta che ricostruisco per quel che riesco, la storia di ogni caduto. 
Mi piacerebbe tanto  e per questo ho creato questo blog, in modo che  chi legge di loro, sentisse l'emozione nel proprio  cuore, perchè è vero, io ne sono l'autore del blog, ma loro   e  solamente loro sono i veri protagonisti che meritano e devono essere considerati. Oggi invece, troppo spesso si usa questa guerra per esaltare nel ricordo dei fatti, la nostra conoscenza e sapienza , e il nostro nome per salire sul piedistallo dell'esperto e vantarsi.
Ma noi  oggi, che ne sappiamo veramente di quella guerra? Non bastano migliaia di libri letti , centinaia di escursioni tra le trincee belle e rifatte  per provare un solo minuto di quello che hanno provato sulla loro pelle. 
Per questo io credo e mi batterò sempre nel mio piccolo, perchè loro e solo loro devono avere il giusto  riconoscimento e rispetto, noi invece che ne parliamo oggi ne siamo solo i messaggeri.
Quindi se avete da dire un grazie, ditelo a loro, a quei ragazzi meravigliosi  e non importa davanti a quale croce lo farete, ......Grazie!



Mappa con indicate le posizioni della Brigata Pisa






Veduta da quota 432 del Fajti verso Gorizia sulla sinistra la quota 464






Mappa con indicata la quota 196









lunedì 9 ottobre 2017

Libro: "La Guerra di Giuseppe" - STORIA DI UN SOLDATO



Voglio segnalare questo bel libro uscito nel 2015 dell'amico Omer Mariani, scritto con Walter Amici. e la parte "Carsica" curata dall'amico Paolo Gropuzzo
Un libro molto toccante e meritevole di essere letto.
E' la storia di Giuseppe Morotti Bersagliere , vissuta nel 47° battaglione da inizio guerra fino alla prigionia e poi la sua morte a guerra finita per causa della spagnola come altri moltissimi commilitoni.
La storia è tratta da lettere e ricordi uniti ai fatti storici ben documentati, che messi assieme forniscono al lettore una sorta di romanzo immerso nella realtà di quella guerra,  con tutta la sua drammaticità.
Per chi lo volesse acquistare contatti Omer al seguente indirizzo mail : bfmplastica@tiscali.it



domenica 8 ottobre 2017

Soldato BOSCHI Giuseppe






15° Fanteria Brigata Savona

Nato a  Alessano 15 Agosto 1895
Morto il 9 Agosto 1915 a Villa Vicentina  presso l'Osp. da Campo  058 per ferite da combattimento
Sepolto presso il Sacrario di Redipuglia 3° Gradone  Loculo 4942 


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Si recava volontario sotto il reticolato nemico per deporvi tubi esplosivi e veniva colpito a morte mentre, con ardimento, attendeva alla rischiosa opera.
Polazzo, 2 Luglio 1915 

Note Storiche:

2 Luglio 1915, 
1^ battaglia dell'Isonzo, il Comandante della 20^ Divisione il Ten. Generale Edoardo Coardi di Carpenetto, alla quale dipendeva la brigata Savona e di conseguenza i suoi due reggimenti di fucilieri 15° e 16° , riunisce a rapporto i Comandanti delle due Brigate (Savona e Cagliari)  nonchè il Comandante delle Gruppo di Artiglierie da Campagna e da le seguenti direttive per l'attacco di Monte Sei Busi, e Quote 89 e 111 indispensabili ad occuparsi e fa i migliori auspici perchè le truppe abbiano l'onore di vincere tale resistenza soggiungendo che promette ricompense la primo reparto che sorpasserà i trinceramenti ed occuperà le trincee nemiche.
L'azione sarà preceduta da intenso fuoco di artiglieria pesante e da campagna che durerà 3 ore dalle 7 alle 10, tiro di precisione per non colpire le fanterie addossate ai reticolati, per sconvolgere i reticolati ed i trinceramenti.
La (16^n.a.) compagnia zappatori del Genio, precederà le fanterie per la posa dei tubi esplosivi ed aprire varchi nei reticolati subito dopo di che le fanterie dovranno irrompere nei reticolati. Stabilisce a ciascun comandante di gruppo d'artiglieria l'obbietivo da battere e ordina che il punto d'irruzione sia il saliente di quota 92 e 89 di fronte al quale punto trovansi il 1° e 3° battaglione del 15° con a rincalzo il battaglione del 64° che però ha già due compagnie frammischiate ai reparti  del 15° fanteria. 
Nella seconda fase dell'azione dovrà impedirsi il ritorno nei trinceramenti per parte del nemico occupandole con sezioni mitragliatrici.
Alle ore 7 comincia l'azione dell'artiglieria, mentre le truppe sguitano a rafforzarsi ed a mantenere con sacrifici le posizioni occupate. L'azione dell'artiglieria prosegue fino alle ore 11, squassando i trinceramenti, che vengono in parte abbandonati dal nemico. la compagnia zappatrori del Genio, precede il 15° fanteria ed apre qualche varco nei reticolati oltre a quelli aperti dall'artiglieria. la difesa è indebolita un trinceramento che ha battuto d''infilata continuamente il fianco sinistro del 15° fanteria viene abbandonatro ed alle 12.30 la 10^ Compagnia del 15° comandata dal Tenente di Complemento Santangelo comunica al proprio comandante di reggimento <<presa trincea - far battere bosco artiglieria>>. Il Colonnello Delli Ponti ne da di questa comunicazione al Comandante della Brigata alle ore 12.50 e tale comunicazione viane anche fatta a voce al Comandante della Divisione che trovasi presso il Comando di Brigata. Il 15° fanteria accompagna a Fogliano 53 prigionieri, le trincee vengono occupate e l'artiglieria insegue il nemico in ritirata col fuoco.
le trincee di fronte al 16° Fanteria sono anche prese d'infilata e di rovescio, ma con perdite, ed un contrattacco del nemico diretto contro il 63° fanteria produce l'arretramento di reparti di detto reggimento che si affollano in Polazzo. IUl Comandante della Brigata Savona che aveva già raggiunto detta località, raduna, arersta e rimanda al combattimento la gente dispersa e in movimento restrogado della Brigata Cagliari. Detta operazione si esegue sotto la direzione personale del Comandante della Brigata Savona, e del personale dello stesso Comando, soggetti a fuoco di fucileria ed artiglieria avversarie.
Il Comandante della Brigata Savona addita al Comandante della Brigata Cagliari la bella prova fatta dal Vice Brigadiere Viviani e dal Tenente Colonna Giuliano e gli dice di  proporli per la medaglia perchè " si adoperavano con energia ed artditezza a radunare arrestare e ricondurre al combattimento truppe di altri reggimenti che avevano indietreggiato perchè prese dal panico.
il 15° e 16° fanteria prima dell'imbrunire si rafforzano nelle posizioni e vi persnottano, prendendo le più severe misure di sicurezza, per evitare sorprese e tantativi di sorprese e di contrattacchi nemici e per sgombrare  dai tiratori nemici che ancora si celano nele trincee di fonte alò 16°. Il Comando della Brigata pernotta a Polazzo.


mappa con le segnate linee Austriache a inizio conflitto (Archivio Nicola Persegati)





Veduta verso Quota 89 dalla quota 92