In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

sabato 15 aprile 2017

Soldato BERGAMINI Angelo





112° Fanteria Brigata Piacenza


Nato a Roccabianca (PR) il 8 Giugno 1894
Disperso sul Monte S. Michele il 2 Ottobre 1915

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Spintosi, tra i primi, con mirabile slancio, all'attacco della trincea nemica, mentre tentava scavalcarla per entrarvi, cadeva mortalmente colpito.
Monte San Michele, 2 Ottobre 1915 



Notizie Storiche:


Il  112° Fanteria della Brigata Piacenza dopo un periodo di riposo era tornato in linea dal 26 Settembre 1915 a presidiare la zona tra il Monte San Michele e San Martino del Carso,  ove nei primi giorni di Ottobre i reparti della Brigata Piacenza con ardite azioni di sorpresa riescono a impadronirsi di alcuni elementi di trincea nemica, specialmente nella zona di San Martino.
Il Diario della Brigata Piacenza (USSME) : riguardo la giornata del 2 Ottobre è molto scarno, riferisce che il I° battaglione del 112° esegue un attacco contro il ridottino che non ha però esito felice, si dava poi ordine che l'attacco venga nuovamente ripetuto di notte, dove lo stesso battaglione a cavallo tra il 2 e il 3 ritenta l'operazione ma anche questa volta non riesce.
Ben di altro tenore è la Relazione del 4 Ottobre della 30^ Divisione indirizzata al Comando del XIV° C.A. (USSME) sull'Operazione contro il Ridottino" :
Fallita il giorno 4 Settembre u.s., l'operazione di attacco a viva forza contro il noto "Ridottino Austriaco", questo comando espresse a quelli dipendenti la sua intenzioni che le operazioni future rivolte contro quei trinceramenti nemici, riprendessero il carattere metodico voluto dal sistema difensivo, veramente forte in quel punto degli avversari. E dispose perché a partire dalle trincee nostre più prossime s'iniziasse senz'altro una galleria di mina da spingersi fin sotto al saliente che presenta quei trinceramenti verso la nostra trincea più bassa del valloncello.
Il lavoro, condotto con alacrità ad amore da parte dei militari della 19^ compagnia divisionale del genio sotto la guida personale di un ufficiale della stessa compagnia richiese circa una quindicina di giorni. Nella giornata del 1 Ottobre venne compiuto l'intasamento della mina (200 kg di gelatina esplosiva) ed il suo innescamento (4 detonanti, 10 a lenta combustione) talchè per la mattina del 2 ottobre, giorno prestabilito per l'operazione essa era posta in grado di esplodere.
L'azione del 2 ottobre, doveva rispondere essenzialmente a carattere di sorpresa. Subito dopo il brillamento della mina le truppe di fanteria incaricate dell'azione (I° battaglione del 112° fanteria) approfittando della naturale sorpresa che si sarebbe prodotta nei difensori del "ridottino" avrebbero dovuto irrompere con una prima ondata di soldati sui trinceramenti nemici, abbattuti, sconvolti, rovinati, dall'effetto dell'esplosivo: successive ondate di reparti avrebbero dovuto sostenere la prima ed affermarsi poi sulla nuova conquista. Altri reparti, dello stesso battaglione, scendendo dalla nostra occupazione del "Ferro di Cavallo" avrebbero a loro volta tentato di precludere la strada dei difensori dell'opera in caso di loro ritirata, sia ai rincalzi austriaci.
Il brillamento della mina doveva avvenire alle ore 5. Come è stato già comunicato a codesto comando anche l'azione del 2 non è riuscita nell'intento per le ragioni che verranno in seguito esposte.
Poco prima dell'ora stabilita per l'azione verso le ore 4.45, un violento fuoco di artiglieria austriaca si abbatté sulle nostre postazioni dal fronte verso Peteano fino a quota 141, e su quelle della divisione vicina (28^) per Bosco Cappuccio, Castelnuovo, Polazzo, seguito da un' intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Quest'azione di fuoco alla quale non seguiì alcun atto offensivo da parte delle fanterie, fu per se stessa sufficiente a frustrare il carattere di sorpresa che si riprometteva la nostra azione; in conseguenza venne sospeso l'ordine per il brillamento della mina, brillamento che doveva essere il segnale per l'assalto delle fanterie . L'azione del fuoco nemico venne a cessare del tutto tra le 6.30 e le 7. Cessata la pioggia minuta e persistente durata tutta la notte e fino a quell'ora si è calata su tutta la zona del settore una nebbia abbastanza fitta elemento favorevole alle sorprese. Il Comandante della Brigata Piacenza apprezzandolo nel suo giusto valore, dette l'ordine che il tentativo sospeso alle 5 del mattino si rinnovasse alle ore 9: per quell'ora la mina doveva brillare e gli ordini per la fanteria rimanevano immutati.
Poco dopo le 9 (ore 9.25, mentre la nebbia si era andata lentamente sollevando scoprendo tutto il valloncello e le soprastanti linee di S.Michele-S.Martino, e la calma regnava assoluta nelle linee nemiche, la mina brillò senonchè, per il divieto tracciato, il fornello della mina che non si era riusciti a disporre sulla direttrice del dente da demolire, è scoppiato a 10 metri avanti alla faccia sinistra del dente stesso producendo un imbuto di circa 13 metri di diametro e tre di profondità che se ha distrutto una ventina di metri di reticolato nemico ha però lasciato intatto il il trinceramento.
Appena avvenuta l'esplosione vari reparti della 4^ compagnia si sono animosamente lanciati sulla ritenuta breccia , ma constatata l'interezza della difesa nemica non poterono che addossarsi ad essa, gettandosi a terra o cacciarsi nell'imbuto della mina cercando di ridurlo a trincea.
Cessato il primo istante di sgomento, i nemici ripresero il fuoco di fucileria e di mitragliatrici dalle loro trincee del "ridottino", lanciando anche bombe a mano contro gli assalitori che si erano avvicinati. Al fuoco intenso di fucileria seguì il fuoco intenso dell'artiglieria.
Invano le compagnie 1^ e 6^ del 112* e 12^ del 142° contro la faccia destra, e la 2^ me 3^ del 112^ contro la faccia sinistra, hanno tentato di avvolgere il saliente della difesa nemica. Le numerose mitragliatrici che lo guarniscono le hanno immobilizzate, costringendo anche gli usciti dai trinceramenti a ritornare, anche perchè colpiti dal lancio delle bombe.
L'azione andò ma mano illanguidendosi. Verso le ore 11, il comandante della Brigata Piacenza ordinò al Comandante del 1° battaglione del 112° di tentare un nuovo atto offensivo contro il "ridottino"; ma esso abortì.
Alle ore 12.30 ogni azione era cessata.
Nella notte sempre in seguito ad ordine del Comando della Brigata Piacenza il Comandante del 1° Battaglione rinnovò per due volte il tentativo di avvicinarsi al saliente dei trinceramenti nemici, a gruppi, e con reparti appartenente alla 11^ e 12^ compagnia del 112°, ma anche questi due altri tentativi non riuscirono a farci conquistare la posizione nemica.
Credo opportuno segnalare anche in questi tentativi notturni non siano mancati degli animosi che si sono spinti fin sotto le difese nemiche, costatando come all'esterno della trincea austriaca esista un fosso dove vengono collocate delle mitragliatrici per battere d'infilata il lato esterno della trincea stessa, cosa che poté essere constatata dal sottotenente Barbuti del 112° fanteria per il quale il Comandante del battaglione riferisce che : " mise le mani sopra una di esse, scottandosi e lottando per strapparle e per potersi liberare."

Le perdite subite dai reparti furono:

Ufficiali 1 ferito (sottotenetente Granetto Gustavo)
Truppa: Uccisi 7 , feriti 87, dispersi 12.



Mappa risalente al Settembre del 1915  prima dell'arrivo della Brigata Piacenza dal 26 Settembre, le posizioni sono quasi le stesse del 2 Ottobre, quando si svolse l'operazione del "Ridottino":














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