In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

domenica 12 novembre 2017

Soldato FOGAROLI Eugenio



73° Fanteria Brigata Lombardia

Nato a Santo Stefano del Monte degli Angeli
Morto sul Carso il 15 Settembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 8° Gradone Loculo 15579





Note Storiche:
Nel corso della VII^ battaglia dell'Isonzo la Brigata Lombardia con i suoi due reggimenti il 73° e 74° fonteggiare la zona della quota 265 del Veliki Hribach obbiettivi della 23^ Divisione nella giornata del 15 Settembre in dierezione del Veliki, il 2° Granatieri e il 73° fanteria avanzarono sino a raggiungere la strada S.Grado-Lokvica, ma il 74° alla loro destra non riuscì a sboccare dalle suo posizioni di q.265. La giornata si concluse nel settore della Divisione con la conquista dell'altura di S.Grado.

Vediamo una descrizione di quel giorno tratta dal libro "In Faccia alla Morte" di Mario Tinti:


15 Settembre 1916

Ieri sera siamo venuti un poco avanti ed abbiamo sostato dietro un muricciolo eretto dai nostri in un'azione precedente, mentre nel posto da noi abbandonato arrivava un altro Reggimento. La nottata è trascorsa abbastanza calma ed i nostri hanno avuto modo di consolidarsi sulle posizioni conquistate. Dal mio tenente ho appreso che ieri, dopo una lotta piena di sacrifici ed eroismi, il 73°, con mirabile slancio, era riuscito a conquistare la terza linea nemica sulla quota 240, dalla quale ha dovuto poi ritirarsi perché l'ala destra veniva seriamente minacciata d'accerchiamento tanto che per meglio frustare la mossa nemica venne inviato in rinforzo il 3° Battaglione del nostro Regg.to. Questa mattina il nemico con numerose batterie, ha iniziato un fuoco terribile contro la prima linea e le retrovie mentre con reparti d'assalto contrattaccava i nostri che però resistettero mirabilmente e seppero mantenersi sulla seconda trincea conquistata ieri. La violenta foga dell'artiglieria nemica ci ha procurato perdite gravissime, specialmente al mio Batt.ne ed è stato un vero miracolo quello di ritrovarmi illeso sotto un cumulo di pietre rovesciate dallo scoppio d'una granata.
Erano le undici di questa mattina quando una granata cadde a circa un metro dal posto che occupavo e cioè proprio dietro il muricciolo che serviva da riparo. Ricordo d'aver udito il sibilo del proiettile un attimo avanti l'esplosione; contemporaneamente al fortissimo scoppio mi sono sentito scuotere il sangue dentro la testa e poi, per parecchio tempo, non ho udito più nulla, tranne che un continuo ronzio. Passati i primi momenti di indicibile spavento cominciai a gridare sotto quel cumulo di pietre che mi ricoprivano totalmente. Quando diversi soldati corsero in mio aiuto per liberarmi, m'accorsi che avevo la testa fra due grosse pietre che mi avevano schiacciato un poco l'elmetto, rimasto sollevato dal capo; non tutti però se la passarono così bene; diversi altri emettevano grida di dolore. Appena m'ebbero liberato da quella stretta vidi che i compagni che mi avevano liberato avevano anch'essi il volto pallido e lo sguardo spaventato, ma erano vinti dalla preoccupazione di liberare al più presto quelli ancora sepolti che gridavano "Aiuto! Soccorso!". Mentre tutti intorno continuavano a cadere altri proiettili che provocavano altro spavento ed altre vittime, notai un inteso lavorio di soc-corso per portare al posto di medicazione i feriti. Poco dopo mi recai pure io dal Tenente medico per farmi spalmare della tintura di iodio dietro le spalle doloranti e dietro l'orecchio destro ove ero rimasto graffiato. Consigliato dal medico a rimanere un pochino perché mi riavessi dallo spavento e mi cessasse un certo tremito, ho aderito al suo invito e sono ritornato in compagnia dopo circa un quarto d'ora benché mi sentissi la testa ancora stordita.


Il soldato FOGAROLI caduto nel corso di questa giornata, fu sepolto a Gabria prima di essere sepolto definitivamente al sacrario di Redipuglia


Mappa con indicato il settore occupato della Brigata Lombardia nel corso della VII^ Battaglia dell'Isonzo



martedì 31 ottobre 2017

LIbri Novità: Un Isola in Trincea




Segnalo e consiglio questo bel libro uscito qualche mese fa scritto dall'amico Fabrizio Corso assieme a Vincenzo Grienti .Libro che narra, in vari capitoli dedicati a diversi fronti, le vicende molto toccanti di alcuni militari siciliani, e una parte dedicata ai fini statistici, mostrando il grande contributo di perdite umane  che la Sicilia ha sacrificato nella Grande Guerra.
Per chi volesse aquistarlo: ordini@gbeditoria.it

http://www.gbeditoria.it/isola_trincea_catalogo_gbe.htm

venerdì 27 ottobre 2017

Soldato SETTINO Luigi



30° Fanteria Brigata Pisa

Nato a San Pietro di Guarano (Cosenza) il 16 Gennaio 1897
Morto sul Fajti  il 14 Maggio 1917
Sepolto a --------- 


Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


 

Privato delle gambe e delle braccia dallo scoppio di una granata che gli produceva anche una larga ferita alla faccia, incitava calorosamente i compagni a scagliarsi contro il nemico per respingerlo. Rifiutava ogni soccorso per non sottrarre soldati al combattimento. Respinto l'attacco, non volle essere asportato dalla trincea, chiedendo all'ufficiale di poter restare in linea contento di morire fra i suoi compagni per la grandezza del paese.
Dosso Faiti, 14 Maggio 1917

Note Storiche:

Il 30° fanteria che unitamente al 29° formava la Brigata Pisa, il 14 Maggio 1917 si trovava a presidiare la linea del fronte tra a  a del Faiti quota 432 fino al Volkovnjak. mentre La cima e la quota 366 era di competenza della Brigata Ferrara entrambi dipendenti dalla 22^ Divisione XI° C.A.
Cominciava in quel giorno la X^ battaglia dell'isonzo, sul Carso erano previste azioni dimostrative da distogliere e impegnare i reparti avversari dall'offensiva che era concentrata principalmente nel settore del medio Isonzo.
Nella zona di competenza del XI° C.A. si svolse nella notte  un fuoco continuo di artiglieria verso le posizioni Austriache. L'ora dello scatto era previsto alle ore 12.
Poco dopo le 11 al'ala sinistra del Copro d'armata quella presidiata dalla Brigata Pisa inizia un tiro intenso di sbarramento con artiglierie di ogni calibro e bombarde tra le nostre linee e le sue, tiro che sempre più intensificandosi e che raggiunge in pochi istanti una violenza spaventevole.
Il fatto che sulla fronte del XIII e VII C.A. il tiro do artiglieria avversaria è quasi nullo, prova che contro il centro dell'XI° Corpo è diretto il fuoco della massa di batterie austriache sul Carso.
Contro questo fuoco di sbarramento s'infrangono tre successivi attacchi della 22^ Divisione, le cui truppe uscite dalle trincee sono costrette a sostare nel fondo del burroncello , che separa le linee nostre da quelle nemiche (fra la quota 432 e 464).
All'ala sinistra reparti della Brigata Pisa, alle ore 12 occupano di primo impeto, la trincea nemica di quota 196 (a Nord del Faiti) da dove non riescono a procedere oltre a causa del violento tiro di interdizione. nessun progresso è possibile di fronte al Volkovnjak. Dopo una preparazione di fuoco di artiglieria di medio calibro e bombarde della durata di due ore , reparti della Brigata Regina attaccano quota 126 ma non riescono a raggiungerne la cresta a causa del violento tiro d'interdizione nemico: a sera il comando di Divisione (21^), decide di farli ripiegare nelle trincee di partenza.
Alle 17, le truppe della 22^ Divisione, malgrado il lungo, snervante bombardamento, mentre il nemico ha rallentato un pò il tiro di sbarramento, attaccano una quarta volta le posizioni nemiche; un battaglione del 47° fanteria riesce ad impossessarsi di quota 378; reparti arditi della Ferrara riescono A raggiungere la cresta di quota 464;: ma il nemico riapre ancora violentissimo tiro di sbarramento alle loro spalle, impedendo l'afflusso dei rincalzi e a sera il battaglione di q. 378 e gli arditi di q. 464 sono costretti a ritornare sulle loro posizioni di partenza.
Nella notte le due compagnie della Brigata Pisa che avevano occupato la trincea di q. 196 sottoposti a violento concentramento di fuoco nemico e prese d'infilata da mitragliatrici appostate sulle falde nord di q. 464, vengono quasi distrutte. Nuovi reparti accorsi sulla posizione investiti da violenti raffiche di artiglieria e mitragliatrici sono costretti a ripiegare, riuscendo appena a trasportare i feriti..

Tra i  fatti narrati di  questa giornata troverà la morte il soldato SETTINO, dopo un contrattacco austriaco una granata lo colpì mutilandolo degli arti dive rimase ferito gravemente, in quel momento transitò un plotone di rincalzo e lui ferito, che giaceva a terra trovava in se la forza per incitare i suoi compagni a lanciarsi avanti. Qualcuno mosso da compassione cercò di soccorrerlo, ed egli rispose: << Correte lassù: la c'è bisogno di voi! E non vi curate di me!>>.
L'attacco nemico fu respinto, ed i suoi compagni tentarono di trasportarlo al posto di medicazione. Ma il valoroso ferito, allo scopo di impedire che nella difficile opera del trasporto qualcuno fosse colpito, rifiutò chiedendo al suo ufficiale di poter morire in trincea tra i suoi compagni.


Non si può rimanere indifferenti, dopo aver letto i passi di questa tragica morte di questo soldato accaduta cent'anni fa. Una sorte che può benissimo essere accomunata a milioni di altri uomini come lui sacrificati in quella guerra, di qualsiasi esercito ne abbiano fatto parte.
Non ho mai scritto nulla di personale , in nessun post precedente, lasciando spazio ai fatti storici documentati per ogni caduto. Ma questa volta non ho potuto esimermi nel dare una mia impressione a questo caduto, morto a vent'anni.
Il suo nome oggi seppur ricordato in una caserma, in una via, in un istituto, ai molti sarà sconosciuto, come sconosciuto lo sarà forse ai ventenni di adesso. Non accuso nessuno di questo, ci mancherebbe, il tempo passa, gli interessi mutano, però pensare che un ragazzo di vent'anni possa essere morto cosi' e prima di morire abbia avuto ancora la forza e il coraggio  in quel modo di agire  , non può che far riflettere.  Ora potrebbe tutto questo sembrare strano, assurdo, e per molti anche ridicolo in  quella parola da lui pronunciata col nome di  "Patria" . Non voglio essere retorico, propagandistico verso nulla, voglio solo esprimere l'emozione che mi ha fatto leggere di lui, come avviene  poi ogni volta che ricostruisco per quel che riesco, la storia di ogni caduto. 
Mi piacerebbe tanto  e per questo ho creato questo blog, in modo che  chi legge di loro, sentisse l'emozione nel proprio  cuore, perchè è vero, io ne sono l'autore del blog, ma loro   e  solamente loro sono i veri protagonisti che meritano e devono essere considerati. Oggi invece, troppo spesso si usa questa guerra per esaltare nel ricordo dei fatti, la nostra conoscenza e sapienza , e il nostro nome per salire sul piedistallo dell'esperto e vantarsi.
Ma noi  oggi, che ne sappiamo veramente di quella guerra? Non bastano migliaia di libri letti , centinaia di escursioni tra le trincee belle e rifatte  per provare un solo minuto di quello che hanno provato sulla loro pelle. 
Per questo io credo e mi batterò sempre nel mio piccolo, perchè loro e solo loro devono avere il giusto  riconoscimento e rispetto, noi invece che ne parliamo oggi ne siamo solo i messaggeri.
Quindi se avete da dire un grazie, ditelo a loro, a quei ragazzi meravigliosi  e non importa davanti a quale croce lo farete, ......Grazie!



Mappa con indicate le posizioni della Brigata Pisa






Veduta da quota 432 del Fajti verso Gorizia sulla sinistra la quota 464






Mappa con indicata la quota 196









lunedì 9 ottobre 2017

Libro: "La Guerra di Giuseppe" - STORIA DI UN SOLDATO



Voglio segnalare questo bel libro uscito nel 2015 dell'amico Omer Mariani, scritto con Walter Amici. e la parte "Carsica" curata dall'amico Paolo Gropuzzo
Un libro molto toccante e meritevole di essere letto.
E' la storia di Giuseppe Morotti Bersagliere , vissuta nel 47° battaglione da inizio guerra fino alla prigionia e poi la sua morte a guerra finita per causa della spagnola come altri moltissimi commilitoni.
La storia è tratta da lettere e ricordi uniti ai fatti storici ben documentati, che messi assieme forniscono al lettore una sorta di romanzo immerso nella realtà di quella guerra,  con tutta la sua drammaticità.
Per chi lo volesse acquistare contatti Omer al seguente indirizzo mail : bfmplastica@tiscali.it



domenica 8 ottobre 2017

Soldato BOSCHI Giuseppe






15° Fanteria Brigata Savona

Nato a  Alessano 15 Agosto 1895
Morto il 9 Agosto 1915 a Villa Vicentina  presso l'Osp. da Campo  058 per ferite da combattimento
Sepolto presso il Sacrario di Redipuglia 3° Gradone  Loculo 4942 


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Si recava volontario sotto il reticolato nemico per deporvi tubi esplosivi e veniva colpito a morte mentre, con ardimento, attendeva alla rischiosa opera.
Polazzo, 2 Luglio 1915 

Note Storiche:

2 Luglio 1915, 
1^ battaglia dell'Isonzo, il Comandante della 20^ Divisione il Ten. Generale Edoardo Coardi di Carpenetto, alla quale dipendeva la brigata Savona e di conseguenza i suoi due reggimenti di fucilieri 15° e 16° , riunisce a rapporto i Comandanti delle due Brigate (Savona e Cagliari)  nonchè il Comandante delle Gruppo di Artiglierie da Campagna e da le seguenti direttive per l'attacco di Monte Sei Busi, e Quote 89 e 111 indispensabili ad occuparsi e fa i migliori auspici perchè le truppe abbiano l'onore di vincere tale resistenza soggiungendo che promette ricompense la primo reparto che sorpasserà i trinceramenti ed occuperà le trincee nemiche.
L'azione sarà preceduta da intenso fuoco di artiglieria pesante e da campagna che durerà 3 ore dalle 7 alle 10, tiro di precisione per non colpire le fanterie addossate ai reticolati, per sconvolgere i reticolati ed i trinceramenti.
La (16^n.a.) compagnia zappatori del Genio, precederà le fanterie per la posa dei tubi esplosivi ed aprire varchi nei reticolati subito dopo di che le fanterie dovranno irrompere nei reticolati. Stabilisce a ciascun comandante di gruppo d'artiglieria l'obbietivo da battere e ordina che il punto d'irruzione sia il saliente di quota 92 e 89 di fronte al quale punto trovansi il 1° e 3° battaglione del 15° con a rincalzo il battaglione del 64° che però ha già due compagnie frammischiate ai reparti  del 15° fanteria. 
Nella seconda fase dell'azione dovrà impedirsi il ritorno nei trinceramenti per parte del nemico occupandole con sezioni mitragliatrici.
Alle ore 7 comincia l'azione dell'artiglieria, mentre le truppe sguitano a rafforzarsi ed a mantenere con sacrifici le posizioni occupate. L'azione dell'artiglieria prosegue fino alle ore 11, squassando i trinceramenti, che vengono in parte abbandonati dal nemico. la compagnia zappatrori del Genio, precede il 15° fanteria ed apre qualche varco nei reticolati oltre a quelli aperti dall'artiglieria. la difesa è indebolita un trinceramento che ha battuto d''infilata continuamente il fianco sinistro del 15° fanteria viene abbandonatro ed alle 12.30 la 10^ Compagnia del 15° comandata dal Tenente di Complemento Santangelo comunica al proprio comandante di reggimento <<presa trincea - far battere bosco artiglieria>>. Il Colonnello Delli Ponti ne da di questa comunicazione al Comandante della Brigata alle ore 12.50 e tale comunicazione viane anche fatta a voce al Comandante della Divisione che trovasi presso il Comando di Brigata. Il 15° fanteria accompagna a Fogliano 53 prigionieri, le trincee vengono occupate e l'artiglieria insegue il nemico in ritirata col fuoco.
le trincee di fronte al 16° Fanteria sono anche prese d'infilata e di rovescio, ma con perdite, ed un contrattacco del nemico diretto contro il 63° fanteria produce l'arretramento di reparti di detto reggimento che si affollano in Polazzo. IUl Comandante della Brigata Savona che aveva già raggiunto detta località, raduna, arersta e rimanda al combattimento la gente dispersa e in movimento restrogado della Brigata Cagliari. Detta operazione si esegue sotto la direzione personale del Comandante della Brigata Savona, e del personale dello stesso Comando, soggetti a fuoco di fucileria ed artiglieria avversarie.
Il Comandante della Brigata Savona addita al Comandante della Brigata Cagliari la bella prova fatta dal Vice Brigadiere Viviani e dal Tenente Colonna Giuliano e gli dice di  proporli per la medaglia perchè " si adoperavano con energia ed artditezza a radunare arrestare e ricondurre al combattimento truppe di altri reggimenti che avevano indietreggiato perchè prese dal panico.
il 15° e 16° fanteria prima dell'imbrunire si rafforzano nelle posizioni e vi persnottano, prendendo le più severe misure di sicurezza, per evitare sorprese e tantativi di sorprese e di contrattacchi nemici e per sgombrare  dai tiratori nemici che ancora si celano nele trincee di fonte alò 16°. Il Comando della Brigata pernotta a Polazzo.


mappa con le segnate linee Austriache a inizio conflitto (Archivio Nicola Persegati)





Veduta verso Quota 89 dalla quota 92  







domenica 24 settembre 2017

Tenente FLORIO Umberto



1° Reggimento Genio


Nato a Bioglio (Biella) il 7 Settembre 1916
Morto a Romans presso il 76° Osp. da campo il 1 Luglio 1916 causa Gas Asfissianti
Sepolto al Sacrario di Redipuglia, Gradone 8°, Loculo 15560



Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

 
Attese per vari giorni, in difficili condizioni, a lavori di mina in una zona ove il nemico aveva effettuato degli analoghi, ed avendo l'avversario sconvolto un tratto delle nostre trincee mercè una potente contromina, diresse sotto il fuoco il lavoro di ricongiungimento di un tratto di linea di osservazione. Di poi, durante un violento attacco nemico, si armò, di un fucile e con alcuni soldati di fanteria cooperò apportunamente a respingere l'avversario.
San Martino del Carso, 8-15 Maggio 1916



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

 
 Durante un violento improvviso attacco nemico e sotto intenso fuoco di fucileria e lancio di bombe seguito ad un intenso bombardamento, riuniva e riordinava rapidamente un gruppo di soldati dispersi, e afferrato un fucile, cooperava a respingere l'avversario, dando prova di mirabile energia e coraggio.
San Martino, 14-15 Marzo 1916



Note Storiche:

Umberto Florio uscito a 18 anni dall'Accademia Militare di Torino con il grado di Sottotenentedel Genio fu inviato nel settore del Col di Lana, nel Marzo del 1916 fu inviato nel settore Carsico di San Martino.
Prese parte alla V^ battaglia dell'Isonzo dove fu conferito di medaglia che nel 1917 divenne d'argento, mentre nel Maggio dello stesso anno, durante operazioni di mine che si svolesero nel settore di San Martino del Carso, ottenne anche la medaglia di Bronzo.
Riguardo alle operazioni di mine che prese parte, vediamo qualche nota in merito tratta dal libro "LA GUERRA DI MINE di Basilio Di Martino Rossato Editore:

- Così pure i lavori di approccio per l'attacco metodico. Alcune gallerie arrivarono sotto linea nemica e questo permise di iniziare a preparare i primi fornelli di mina mentre cominciavano a prendere forma le parallele d'assalto, ma furono gli austro-ungarici a colpire per primi. Già in febbraio i comandi italiani erano a conoscenza del fatto che l'avversario aveva a sua volta iniziato lo scavo di gallerie e c'era anche il sospetto che in qualche punto i suoi lavori fossero ad uno stadio più avanzato. Questi timori, alimentati da incessante attività di rafforzamento delle posizioni, trovarono conferma alle 3,30 1'8 maggio, quando nel settore di destra dell'XI Corpo d'Armata, e quindi sul fronte della 21a Divisione, l'esplosione di una potente mina in corrispondenza del cosiddetto-"Elemento Quadrangolare", davanti alla sella di San Martino, provocò il crollo della galleria n.1 e distrusse un tratto della trincea avanzata di osservazione. Le perdite, peraltro non precisate nel resoconto proposto dal diario storico dell'XI Corpo Armata, furono sensibili, anche perché l'avversario investì la zona dell'esplosione n un violento fuoco di mitragliatrici dalle posizioni di Cima 4 e l'artiglieria batté a lungo e con insistenza la stessa zona, nonostante la pronta risposta delle batterie da mpagna italiane." Per prevenire un'altra possibile iniziativa austro-ungarica, preannunciata dagli confondibili rumori avvertiti nei giorni precedenti, alle 11 venne fatta brillare una mina già predisposta alla testata della galleria n. 4, davanti al "Groviglio", nell'intento distruggere i lavori dell'avversario. Anche in questo caso lo scoppio scatenò un prolungato duello d'artiglieria con un violento scambio di colpi che si esaurì soltanto verso 14. Poco dopo il combattimento però si riaccese a causa del tentativo della fanteria austro-ungarica di occupare il cratere prodotto dall'esplosione sotterranea del primo mattino, e questa volta, oltre all'artiglieria da campagna, fu chiamata in azione anche qualche batteria d'assedio per battere le immediate retrovie austro-ungariche finché, verso le 19, sulla sella di San Martino non tornò la calma. L' indomani furono ancora gli italiani a colpire, sempre allo scopo di prevenire possbili iniziative avversarie, facendo brillare alle 8,30 due mine all'estremità delle gallerie .10 e n.11, mentre la 21' Divisione aveva l'ordine di ripristinare la situazione preesistente all'esplosione della mina dell'"Elemento Quadrangolare" prendendo il controllo del cratere, dove gli austro-ungarici avevano sistemato un posto di vedetta, ed attrezzandolo a difesa. La divisione procedeva intanto a sistemare a difesa i due piccoli imbuti creati dalle contromine fatte esplodere davanti al Ridottino, ma il conteggio delle perditete della giornata, un ufficiale ferito, 23 morti e 76 feriti tra la truppa, sottolineava come quel 10 maggio, punteggiato da continui scambi di colpi e da scontri di pattuglie, fosse stato un giorno difficile per l'XI Corpo d'Armata. Il Comando Supremo invitava intanto a mantenere la massima vigilanza e reagire in  prontezza ad eventuali iniziative avversarie sia sopra che sotto la superficie. xlicazioni in tal senso erano state date dal tenente generale Cigliana alle sue tre divisioni  già 1'8 maggio, come immediata conseguenza del brillamento della mina della otte, raccomandando di non lasciare l'iniziativa all'avversario, secondo un'interpreta-ione sbagliata del concetto di attacco metodico, e di sviluppare anzi un livello di attività tale da tenerlo in soggezione.  Quasi rispondendo a queste sollecitazioni, 1'11 Maggio la 29a Divisione propose di far esplodere due mine preparate alla testata delle allerie di q. 124 ed avuto l'assenso del comando dell'XI Corpo d'Armata le fece brillare all'alba del giorno 12. Subito dopo una compagnia avanzò nella terra di nessuno per attestarsi nell'area del cratere e sistemarla a difesa sfidando una vivace reazione  che, secondo quanto riferisce il diario storico del corpo d'armata, si concretizzò solo con il fuoco dei fucili e delle mitragliatrici ma anche con il lancio di alcuni ordigni caricati a gas. Il resto della giornata vide entrare in azione anche l'artiglieria austro-ungarica, impegnata a battere il tratto di fronte tra Cima 4 e Cappella Diruta, ma questa azione di fuoco si sarebbe esaurita prima di sera, restituendo le due linee cont poste ad una quotidianeità fatta di scambi di fucilate punteggiati dal lancio di qualche bomba per disturbare i lavori di rafforzamento dell'avversario, soprattutto là dove  come in corrispondenza dell'"Elemento Quadrangolare", le distanze erano molto brevi e la situazione confusa. Proprio nel tentativo di chiarirla una volta per tutte, impadronendosi di quella posizione, il 14 maggio gli austro-ungarici, dopo aver martellato sin dall'alba con 1'artiglieria ed i lanciabombe il fronte della 21' Divisione, e nel pomeriggio anche qui della 22a nonostante la reazione delle batterie italiane, riuscirono in serata ad occuparne la parte superiore, ancora sconvolta dall'esplosione dell'8 maggio, ed a mettere piede in un tratto della Trincea Caltanissetta. Un primo contrattacco sferrato alle due del mattino da reparti del 19° Reggimento Fanteria venne stroncato dalle bombe mano e dal fuoco d'infilata delle mitragliatrici e solo al secondo tentativo i fanti della Brigata Brescia riuscirono a riprendere il pieno controllo della "Caltanissetta", catturando una dozzina di prigionieri. L'avversario mantenne però il possesso del tratto più avanzato dell'"Elemento Quadrangolare", che in precedenza costituiva per gli italiani linea delle vedette. Inoltre le difese del settore rimasero seriamente danneggiate, mentre le perdite registrate dall'XI Corpo d'Armata furono di 5 ufficiali uccisi e 16 feriti, con 374 morti, feriti e dispersi tra la truppa. Secondo il medesimo copione, e cioè facendo precedere l'assalto delle fanterie da un bombardamento d'artiglieria di parecchie ore, nella serata del 15 maggio tentativi analoghi furono fatti, ma senza successso, contro le posizioni della 29a Divisione tra q. 124 ed il Costone Viola. Allo stesso modo falliva nelle prime ore del 16 maggio un'azione della 21' Divisione intesa a cacciare 1' avversario dall'"Elemento Quadrangolare", azione che era stata preparata llo scoppio di una mina sistemata nella galleria n. 2 e da un breve quanto violento intervento dell'artiglieria da campagna. La reazione avversaria fermò l'assalto sul nascere, lasciando la situazione invariata.
 I giorni successivi furono relativamente tranquilli.


Il Tenente Florio morirà poi nell'ospedaletto di Romans il 1 Luglio 1916 dopo esser stato colpito dai gas asfissianti il 29 Giugno , assistito nell'ultimo respiro dal fratello Guido.


Schizzo delle gallerie di mine nel settore "Elemento Quadrangolare" (USSME)





Mappa della zona interessata dalle azioni di mine nel Maggio 1916 (USSME)

 




mercoledì 6 settembre 2017

Tenente VINCENZINI Enrico




2° Reggimento Granatieri


Nato a Livorno il 26 Ottobre 1895
Morto a Selo il 6 Settembre 1917
Sepolto a Livorno nel Cimitero della Cigna o Cimitero dei Lupi

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


Comandante di plotone di una compagnia in linea, sottoposta a violenza azione di artiglieria nemica, spiegando esemplare calma e serenità e sprezzo del pericolo, percorse l'intiera fronte del suo reparto per vigilare ed incorare i dipendenti, finchè colpito in pieno da granata, incontrò gloriosa morte nell'adempimento del proprio dovere.
Selo, 7 Settembre 1917



Notizie Storiche: 

Terminata  la controffensiva Austriaca del 4 Settembre 1917 nel settore di Flondar e con attacchi dimostrativi in altri settori del fronte Carsico, il II° reggimento Granatieri di Sardegna si trovava di riserva  del XXIII° C.A. a disposizione della 2^ Divisione.
Nel corso delle notte tra il 5 e 6 Settembre dopo un intenso bombardamento Austriaco perdurato per tutta la giornata del 5 la Brigata Granatieri riceve l'ordine di sostituire in linea la Brigata Siena.
il II° Granatieri prese il posto del 32° fanteria nelle trincee di I° linea del sottosettore sud il movimento cominciò alle oer 21 e terminò all'alba del giono 6 .
Avvenuto il cambio il Reggimento era così dislocato:
II° Battaglione nelle trincee a est di Selo , collegato a sinistra col 146° fanteria (54^ Divisione).
III° Battaglione nelle trincee fronte sud vesro Brestovizza a contatto con il I° Granatieri.
I° battaglione di riserva di Corpo d'Armata nelle doline Burger e adiacenti.
A disposizione del Reggimento sono le compagnie mitragliatrici 104^ e 124^ di Brigata la 584^ (I° Granatieri) e 144^ di Divisione ,tutte in linea.
Prese il comando del III° battaglione il Capitano Cassabassa
Il diario di reggimento di questa giornata si chiude qui, non menziona nessun  fatto di rilievo.
le perdite del gionro furono Ufficiali morti 1 (Tenente Vincenzini), Truppa morti 5  e feriti 22,.



Come ad altri Granatieri caduti nella zona di Selo, fu dato il nome di una dolina anche al Tenente Vicenzini per gli Austriaci "Neue Doline" . Nella mappa qui sotto viene indicato il punto della dolina:

 Mappa con indicata la zona di Selo



 Veduta su Selo da Quota 146 Bis



Tomba del Tenente Vincenzini nel Cimitero della Cigna o Cimitero dei Lupi di Livorno

 




Per le foto della tomba e per l'indicazione del luogo di sepoltura del Tenente Vincenzini ringrazio Andrea ed Emilio Guizzardi,  ANGS sez. di Modena.




domenica 27 agosto 2017

Sergente FERRARI Pietro





276° Fanteria Brigata Belluno


Nato  a Bogogno (NO) il 19 Settembre 1883
Morto a Testen il 27 Agosto 1917
Sepolto --------



Note storiche:

Il 276° fanteria formava con gli altri due reggimenti il 274° e 275° la Brigata Belluno, la quale fu costituita il 12 Luglio 1917.
Prese parte all'IX battaglia dell'Isonzo, con la 22^ Divisione dove entrò in azione il 23 Agosto 1917 nel settore del Vallone di Siroka Nijva.
Di seguito viene descritto cosa avvenne nel giorno 27 Agosto, dove trovò la morte il Sergente FERRARI Pietro, Tratte da "L'Undicesima Battaglia" di Gerardo Unia:
" Il  27 agosto la battaglia era ormai entrata in una situazione di equilibrio. Gli austriaci avevano superato la loro gravissima crisi e il centro della 2' armata si trovava ormai inarcato verso il vallone di Chiapovano tra l'altipiano dei Lom e il San Gabriele. Contro i Lom continuava a dissanguarsi la 65" divisione, anche se con minore energia. Il tenente colonnello Carlo Geloso scrisse poi che, la sera del 26 e il 27 agosto, la necessità di riordinare i reparti e la spossatezza degli uomini obbligarono ad azioni di poca importanza, salvo le consuete e quotidiane scaramucce di pattuglie e di piccoli reparti avanzati. I1 207° reggimento della Taro era rimasto sulle posizioni del giorno precedente in prossimità iella quota 645 di Mesnjak, in attesa che venissero spinte avanti alcune pattuglie di esploratori e reparti d'assalto verso l'abitato di Dolgi Laz, ad est di Mesnjak, che sarebbe stato il prossimo obiettivo. Il 207° si teneva anche pronto a sostenere l'azione del 274° che si stava facendo massacrare contro le case settentrionali di Mesnjak — completandone l'occupazione — e contro Testen. Alle 12,50 il generale Pirzio Biroli aveva avvertito la Taro che quegli uomini che aveva visto poco più d'un mese prima impugnare i fucili come bastoni erano in grave difficoltà: `Il 274° che si collega col 207° è fatto segno a violento fuoco d'artiglieria che gli cagiona 'cavi perdite e che rende difficile la sua posizione..." Nel pomeriggio, la situazione del 274° sembrò diventare drammatica e il comando della Taro ordinò a quello del 207° di tenersi pronto a intervenire spostando il II battaglione verso Mesnjak e tenendo il III in condizione di intervenire immediatamente. Geloso aveva mandato un ufficiale al comando del 274° e aveva poi riferito a quello della Taro: `... Il Comandante del 274° mi ha fatto conoscere di aver subito gravi perdite in seguito ai reiterati bombardamenti di oggi: due dei suoi battaglioni, quelli di destra, sarebbero ridotti a circa 180 fucili ciascuno ed il III, quello a contatto col 207° ne avrebbe circa 400: morale delle truppe sembra un po' scosso... "
Ma i fanti del 274° non ebbero bisogno di aiuto. Solo verso sera si fece spostare il II battaglione del 207° verso Mesnjak per dar loro una mano in caso di contrattacchi degli austriaci. Al 207° erano state date due delle batterie da montagna (34' e 7 la) del gruppo Santovito che erano state sistemate sulle pendici del costone di Mesnjak in modo da poter infilare le difese annidate tra i ruderi del paese e quelle di Testen. La terza batteria del gruppo era invece stata mandata sul Veliki Vrh con lo stesso scopo, mentre la 96' batteria era all'estremità occidentale del costone per sostenere l'azione del 208° che cercava di andare oltre le posizioni che occupava sulla quota 549 sulla destra del Vogercek. Tutte queste batterie erano un po' troppo scoperte e vicine alle linee, ma non c'era stata scelta se si voleva sostenere con efficacia l'azione della fanteria.228 Il 208° reggimento della Taro non era proprio in condizione di andare oltre, almeno per il mo-mento. Nella notte sul 27, verso le 22, gli austriaci l'avevano bersagliato con un violento fuoco di fucileria senza però poi passare all'attacco. Il resto della notte era trascorso in modo tutt'altro che tranquillo: verso le 3,30 il rovescio della quota 549 era stato bombardato. Quando quella pioggia di proiettili era finita si era di nuovo scatenato il fuoco dei fucili e delle mitragliatrici e gli austriaci s'erano infine decisi ad attaccare. Non ebbero fortuna perché i fanti del 208° furono ancora più decisi nel respingerli. Su quel cocuzzolo erano soli e in pessime condizioni. Il tenente colonnello Casini, che li comandava, aveva fatto presente la situazione al comando della Taro dicendo di aver ricevuto dalla divisione "... cartucce - 10 bombe a mano e 18 ghirbe d'acqua. 
 Nella notte che precedeva il 28 agosto il 207° e il 274° attaccarono ancora Mesnjak e Testen. 274°, che era passato al comando del colonnello Egidio Saibante, aveva puntato contro il fronte meridionale di Mesnjak e contro Testen. Il 207° attaccò invece il grosso di quello che tstava delle case di Mesnjak. S'avanzata del II battaglione del 207° non fu difficile come previsto. L'artiglieria l'aveva con-astata per quanto le era stato possibile, ma gli uomini erano riusciti ad arrivare abbastanza nord della quota 645. Non altrettanto bene era andata agli uomini del III battaglione e a quelli del 274° contro Mesniak e Testen. Anzi, era andata malissimo perché furono decimati dagli austriaci che si erano abbarbicati tra i ruderi delle case e tra i Roccioni di Testen. Sui fatti del 27 agosto la relazione sommaria sui fatti d'arme cui partecipò la Belluno è tragicamente scarna: giorno 27 si resiste a un poderoso bombardamento senza mai arretrare di un passo.Qualcosa in più dice il diario del XXVII corpo d'armata che annota il completamento della conquista di Mesnjak da parte del 274° e di Testen da parte del 276° con la cattura di qualche prigioniero e l'incendio di entrambi gli abitati. Verso sera gli austriaci rinnovano attacchi contro la linea italiana e, in particolare, contro "il 274° il quale, nonostante le gravi perdite subite , riesce a mantenere in suo saldo possesso l'abitato di Mesnjak, rinforzato da una compagnia del 207° fanteria inviatagli in rincalzo dal comando della 65" divisione."Il Registro degli Atti Morte del 274° annota la perdita di venticinque uomini, dei quali otto a Siroka Njiva, evidentemente al posto di medicazione di Meneghini. Uno di questi, il sergente Luigi Pandolfi, del quale non è precisato il comune di nascita, risulta essere deceduto alle ore diciassette al 153° reparto someggiato e sepolto al campo militare di Siroka Njiva. Pandolfi tra morto a causa di una "ferita lacera [?] completa alla regione iliaca destra con lesione ossea" . È questa l'unica indicazione, tra gli atti di morte del 274° reggimento, che conferma con precisione l'esistenza di un cimitero nella Valle di Siroka Njiva oltre a quella contenuta nella lettera al comandante della 22' Divisione da parte di quello del XIII gruppo alpino per comunicare la morte del tenente Berrini del battaglione Pieve di Cadore. Anche il Registro degli Atti di Morte della 75° compagnia del 7° reggimento alpini mostra che un soldato morto il 22 agosto del 1917 fu sepolto a Siroka Njiva ed altri tre, deceduti il successivo 24 agosto, furono sepolti nello stesso luogo. Inoltre, l'atto di morte di Pandolfi mostra che il 27 agosto il 153° reparto someggiato era già nella Valle di Siroka Njiva, mentre altri documenti militari conservati allo Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito in Roma affermano che fu impiantato in Valle di Njiva solo ai primi di settembre. Tra questi documenti vi è la Dislocazione delle Unità Sanitarie e Servizi al 31 agosto 1917 della Intendenza della T armata, Direzione di Sanità. Ebbene in questo documento, risulta che l'ultimo giorno di agosto del 1917 il 153° reparto someggiai era a Ravne diretto dal capitano Gino Cambiano che, in effetti, ha firmato alcuni atti di morte Un altro documento del XXVII corpo d'armata (Dislocazione delle Truppe e dei Servizi Dipendenti al 1° settembre 1917), conservato negli stessi archivi militari, annota che il 153° reparto someggiato era nella Valle di Siroka Njiva. Il Registro degli Atti di Morte del 276° reggimento, inoltre, riporta che quattro militari sono deceduti a Siroka Njiva (per tre è indicato il 153° reparto someggiato e per uno solo giro' Njiva). Per tre risulta la sepoltura al campo militare di Siroka Njiva e per uno Siroka Njiva genericamente. Uno di questi uomini era morto il 29 agosto e gli altri tre il 17 settembre. Il Registro degli Atti Morte del 275° annota il 27 agosto la perdita di diciannove militari, qua tutti nella zona Testen-Hoje. Anche il 276° aveva avuto perdite notevoli: il suo Registro degli Atti Morte annota trentadue Caduti a Testen e a Mesnjak. Gli austriaci facevano largo uso di pallottole esplosive."
Tra questi trentadue morti ci sarà anche il Sergente FERRARI Pietro della 10^ compagnia morto in seguito a pallottola di fucile come attesta l'atto di morte e successivamente sepolto a Testen.
Le sue spoglie molto probabilmente sono state ritrovate prive di una possibile identificazione ed ora   i suoi resti riposano tra gl' ignoti nel Sacrario di Oslavia


Mappa della zona di azione della Brigata Belluno con indicata la località di Testen




Mesniak e Testen a destra visti dal Veliki Vhr 



Per la realizzazione questo post Ringrazio  Renzo Ferrari, nipote di Pietro a cent'anni dalla sua morte.



lunedì 24 luglio 2017

Novità libri


Da oggi è disponibile il  nuovo avvincente memoriale: "Dall'Isonzo a Mladà Boleslaw" di Italo Maffei.
Il libro di 304 pagine è edito dall'Associazione Storico Ricreativa Carsoetrincee si tratta di un memoriale arricchito da documentazioni originali trascritte, approfondimenti e numerose fotografie.
Il libro che non è in vendita nelle librerie, si può ricevere il libro contribuendo agli scopi dell'Associazione Storico Ricreativa Carsoetrincee.














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