In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

giovedì 25 maggio 2017

Soldato PARDO Giuseppe





47° Fanteria Brigata Ferrara
Nato a Melicuccà (RC) il 20 Dicembre 1897
Morto sul Dosso Faiti il 25 Maggio 1917
Sepolto a ---------- 




Note Storiche:

Il 25 Maggio 1917, la Brigata Ferrara con i suoi Reggimenti 47° e 48° era in procinto di lasciare la zona d'operazione della 22^ Divisione XI^ Corpo d'Armata settore Faiti.
Dal 23 Maggio inizio dell'offensiva Carsica della X^ battaglia dell'Isonzo  la Brigata effetto ripetuti  attacchi contro le quote 464 e 378.
Il primo attacco si svolse alle ore 16.05 dove avvenne lo slancio della Fanteria dopo il fuoco di preparazione da parte dell'Artiglieria, subito gl' Imperiali aprirono un violento fuoco d'interdizione ferendo alcuni Ufficiali del 47°, ma la prima ondata riesce a raggiungere le prime linee avversari e occuparle. Ma subito gli Austriaci volgono verso le posizioni occupate un violento fuoco d'artiglieria e mitragliatrici, impedendo alle successive ondate di raggiungere come rinforzo alle prime.
Cosi alla fine ridotto a pochi uomini è costretto a cedere dopo un furioso contrattacco e ripiegare sulle linee di partenza.
Il giorno 24 prosegue l'azione con gli stessi obiettivi del giorno precedente, ma senza esito positivo. 
Il giorno 25 la notte passa relativamente calma. Ci sono tiri delle opposte artiglierie sulle trincee e comunicazioni e le fanterie attendono di riparare i danni prodotti.
Durante la mattinata si svolge un fuoco metodico della nostra artiglieria e dopo le 12 il fuoco s'intensifica nel settore di quota 464 e Castagnevizza, provocando una violenta reazione nemica, causando diverse perdite, tra le quali anche quella del soldato Pardo Giuseppe del 47° Fanteria il quale la sua morte fu dovuta a causa di ferite prodotte dallo scoppio di granata nemica.

Mappa con indicate le linee opposte del Dosso Faiti:






Veduta sulle quote del Dosso Faiti da Castagnevizza :






Le Quote  432  e 366 viste dalle retrovie Italiane:






lunedì 8 maggio 2017

Cap. Magg. PELLIZZARI Guido




37° Reggimento Artiglieria da Campagna 6^ Batteria


Nato a  Tricesimo (UD) il 18 Ottobre 1893
Morto a Villanova di Farra il 29 Novembre 1915
Sepolto ?? al Sacrario di Redipuglia c'è il suo Loculo in Memoria








Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


Capo pezzo, diede ai propri dipendenti costante, insuperabile esempio di ardimento e di fermezza. Essendo stato incendiato dal tiro nemico il riparo del proprio pezzo, con grave pericolo di scoppio delle numerose granate contenute nella riservetta, animosamente intraprese l'opera di estinzione e riuscì nell'intento, nonostante la mancanza di mezzi adeguati ed il persistere del fuoco avversario. Per due volte, essendo il pezzo soggetto al tiro di smonto, chiese di rimanere a proseguire il tiro da solo e rimase impavido al suo posto, continuando il fuoco con rapidità ed efficacia e dando fulgida prova di valore, finché, colpito da una granata nemica, incontrò morte gloriosa. 
Villanova di Farra, 25 - 29 novembre 1915.  




Note Storiche:

Il 37° Reggimento di Artiglieria da Campagna nel corso della IV^ Battaglia dell'Isonzo si trovava a fronteggiare con le sue batteria la linea del Monte San Michele posizionate presso Villanova di Farra, durante la giornata del 29 Novembre 1915, dove trovò la morte il Cap. Magg. Pellizzari si verificarono i seguenti avvenimenti nel settore del XI° Corpo d'Armata nel quale apparteneva il 37° Reggimento:
Durante la notte niente di notevole .
Nella giornata la 22^ divisione ha ordine di insistere per impadronirsi delle cime di S. Michele, specialmente della cima 4 e del costone fra questa e la cappella diruta di S. Martino; la 21^ deve cooperare all’azione della 22^, la 29^ di mantenere tenace difensiva; le batterie battere gli obiettivi delle fanterie, conseguire tiri di interdizione, mantenere in soggezione le artiglierie nemiche.La 21^ divisione riesce, coll’ estrema ala sinistra (una compagnia del 29°), ad occupare, risalendo il valloncello di S. Martino, una trincea nemica a poche diecina di metri dall’abitato di S. Martino, assicurando così ancor meglio il collegamento con le truppe più avanzate della 22^ divisione; cattura alcuni prigionieri.Tutti gli attacchi contro le cime di S. Michele da parte della 22^ divisione falliscono, perché nonostante il fuoco di preparazione delle artiglierie di grosso e medio calibro concentrato sugli obiettivi, il nemico può rioccupare prontamente le suddette posizioni non appena le nostre artiglierie allungano il tiro, e si oppone ad ogni nostro tentativo con fuoco di fucileria, di artiglieria, mitragliatrici ed intenso lancio di bombe a mano. Sembra pertanto che il nemico disponga a ridosso delle cime, e in tutta la loro prossimità, di rifugi che lo sottraggono agli effetti del nostro tiro e gli permettono di rioccupare prontamente le trincee non appena il nostro tiro viene allungato. In conclusione la truppa della 22^ dopo venute in più punti a contatto con le trincee nemiche, debbono sostare nelle posizioni di ieri, tranne il 148° che stende l’occupazione sulla destra e alquanto innanzi, sino a prendere contatto colla compagnia del 29° fanteria avanzatasi verso S. Martino.Sulla fronte della 29^ divisione, il 132° completa la conquista della trincea intermedia per meglio assicurare il collegamento della sua destra colla sinistra del 130°. In questa parziale azione sono catturati i prigionieri e materiali vari.


Mappa con la dislocazione nei pressi di Villanova di Farra di alcune batterie del 37° Regg. Art. da Campagna 



Villanova di farra con veduta verso ilo Monte Fortin





Cippo in memoria del Cap. Magg PELLIZZARI nella zona Monumentale del Monte San Michele 

domenica 23 aprile 2017

Soldato GARRAPPA Angelo





 


15° Reggimento Fanteria - Brigata “Savona” -
3a. Compagnia 


Nato a Polignano a Mare (BA) il 6 giugno 1895
 Morto a Redipuglia (GO) il 10 ottobre 1915 



Note storiche


Distretti di reclutamento della Brigata SAVONA

Alessandria, Ancona, Caserta, Cremona, Cuneo, Firenze, Gaeta, Girgenti, Milano, Perugia, Sacile, Sassari.

Riassunto delle operazioni durante lanno 1915:

Ultimate le operazioni di mobilitazione, la brigata parte il 1° giugno dalle ordinarie sedi di Caserta e Gaeta, ed il 15 giugno trovasi riunita nei pressi di Campoformido alla dipendenza della 20a divisione (X Corpo darmata).Le nostre truppe, raggiunta la linea dellIsonzo, si apprestano alloffensiva per impadronirsi del margine dellaltopiano Carsico (battaglia dellIsonzo, 23 giugno 7 luglio).Entrata in linea il 25 giugno la brigata Savona occupa con il 16° fanteria alcune posizioni sulla destra del Canale Dottori, e col 15°, simpadronisce di Polazzo e si spinge sulle pendici occidentali di q. 92. Nei giorni successivi lazione, benché tenacemente contrastata dal nemico, viene proseguita con energia e singolare valore per ampliare il possesso delle alture ad est di Polazzo, e poter procedere alloccupazione di M. Sei Busi: e il 2 luglio, il 16° fanteria, superata, a prezzo di sensibili perdite, la resistenza austriaca, riesce ad occupare alcuni trinceramenti sulle pendici di q. 89 (sudest di Polazzo); contemporaneamente la 10a compagnia del 15°, insieme con reparti del 64°, si impadronisce del caposaldo costituito dal saliente fra q. 92 e q. 89. Tutte le posizioni conquistate vengono mantenute a malgrado dei violenti contrattacchi dellavversario.

Dopo questa prima impresa e nonostante le perdite notevoli (oltre 1900 uomini fuori combattimento, dei quali 42 ufficiali) i fanti della Savona si accingono con virile animo a nuovi e non meno aspri cimenti. Per affermarsi saldamente sullaltopiano Carsico, accanitamente contrastato dal nemico protetto da profonde trincee e da imponenti difese accessorie, le azioni offensive si succedono a breve scadenza; iniziata la 2a battaglia dellIsonzo (18 luglio 3 agosto), la brigata Savona, che è in linea fra q. 89 e Redipuglia, riprende lattacco contro le alture ad est di Polazzo.

Mentre il 15°, raggiunti il giorno 25 i reticolati nemici, oltrepassa lindomani il primo ordine di trincee, il 16°, in questo stesso giorno, occupa a sua volta alcuni tratti di trincea catturando 150 prigionieri. Perdite: circa 600 uomini dei quali 33 ufficiali.
Ricostituitasi, la Savona, dopo un periodo di riposo, trovasi nuovamente in linea ai primi di ottobre e prende parte alla 3° battaglia dellIsonzo (18 ottobre 4 novembre) contro le posizioni del M. Sei Busi. Il giorno 21, infatti essa punta contro le trincee di q. 112 e q. 118 conquistandone alcuni tratti e catturando circa 500 prigionieri, con unazione risoluta quanto sanguinosa (oltre 1700 uomini fuori combattimento, fra cui 43 ufficiali), che meritò alla Bandiera del 15° la medaglia di bronzo al valor militare.
Il 23 novembre la Savona si riunisce a Villa Vicentina. Il comando di brigata ed il 15° reggimento, iniziano il trasferimento in Albania il successivo 26, il 2 dicembre sbarcano a Valona, donde raggiungono Durazzo il 19.
Angelo viene destinato alla 3ª. Compagnia - 15° Reggimento Fanteria (con sede a Caserta) della Brigata Savona, reclutata in Campania.
Allinizio delle ostilità le brigate Savona(15°-16°) e Cagliari(63°-64°) facevano parte della 20ª. Divisione che, assieme alla 19ª. Divisione, formavano il X° Corpo dArmata Napoli, comandato dal Generale Domenico Grandi e alle dirette dipendenze del Comando Supremo.
La Savona (15° e 16°) il 24 maggio 1915 era in forza alla III Armata che doveva combattere sul fronte isontino, dallAdriatico a Manzano (UD).Inizialmente questArmata era comandata dal Generale Vincenzo Garioni e poi dal Duca DAosta e aveva in seno il VI°, VII° e XI° Corpi dArmata.
Venerdì 30 Luglio, Angelo giungeva in Territorio dichiarato in Stato di Guerra ed il suo battessimo del fuoco capitava in operazioni "minori", svolte dalla Savona, sul medio corso dell'Isonzo.
Nella giornata del 10 Ottobre continuano i lavori di rafforzamento di riattamento delle trincee e di approccio verso le posizioni nemiche.
Il Comandante della Brigata (Magg. Gen. Guerrini) si reca personalmente a studiare i lavori da farsi per i detti approcci a più propriamente per quelli che dovranno portarci a includere nella nostra occupazione Monte Sei Busi
A Tal'uopo si prendono anche accordi fra le due Divisioni confinante 20^ e 14^ e le due Brigate Savona e Acqui.
L'artiglieria avversaria aggiusta il tiro sulla trincea del Comando del 15° e lo costringe a sloggiare.
Nelle 24 ore il 15° conta  6 feriti.


(Come si legge nel Diario di Brigata  il 15° Fanteria del quale fa parte il soldato GARRAPPA non avrebbe subito dei morti, si deduce quindi che risulti uno dei feriti poi deceduto poco tempo dopo)





Mappa con le dislocazioni della Brigata Savona il 14 Ottobre 1915, erano le stesse del 10 Ottobre evidenziato dal cerchio giallo la posizione del I° Battaglione quello del Soldato Garrappa: 








IL’ 08/11/2016, il Ministero della Difesa, informa che “il Soldato Angelo GARRAPPA, già effettivo al 15° Reggimento Fanteria, 3^ Compagnia della “Brigata Savona”, risulta deceduto il 10 ottobre 1915, per ferite riportate in combattimento in seguito a uno scoppio di una bomba, in trincea a quota 118 alture di Redipuglia (zona ubicata a circa 2 Km ad est di Redipuglia), e sepolto a presso tale località. A suo tempo, le Salme dei militari tumulate in quella zona sono state, esumate e traslate, sia in forma “Nota” che “Ignota”, nel Sacrario Militare di Redipuglia del Comune di Fogliano (GO), dove tuttavia non figura il nominativo del Soldato Angelo GARRAPPA.Purtroppo, al momento delle esumazioni, molti Resti, tra i quali presumibilmente anche quelli del Soldato Angelo GARRAPPA, non furono identificati per carenza di elementi idonei ad un riconoscimento certo e vennero collocati fra quelli degli “Ignoti” nel predetto Sacrario.” E’ pertanto, tuttavia presumibile, che anche i Resti del Soldato Angelo GARRAPPA riposino tra questi.




l'Atto di Morte del soldato GARRAPPA :



Ringrazio per la realizzazione di questo post il nipote del soldato Garrappa il Prof. Arq. Jorge Alberto Garrappa


sabato 15 aprile 2017

Soldato BERGAMINI Angelo





112° Fanteria Brigata Piacenza


Nato a Roccabianca (PR) il 8 Giugno 1894
Disperso sul Monte S. Michele il 2 Ottobre 1915

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Spintosi, tra i primi, con mirabile slancio, all'attacco della trincea nemica, mentre tentava scavalcarla per entrarvi, cadeva mortalmente colpito.
Monte San Michele, 2 Ottobre 1915 



Notizie Storiche:


Il  112° Fanteria della Brigata Piacenza dopo un periodo di riposo era tornato in linea dal 26 Settembre 1915 a presidiare la zona tra il Monte San Michele e San Martino del Carso,  ove nei primi giorni di Ottobre i reparti della Brigata Piacenza con ardite azioni di sorpresa riescono a impadronirsi di alcuni elementi di trincea nemica, specialmente nella zona di San Martino.
Il Diario della Brigata Piacenza (USSME) : riguardo la giornata del 2 Ottobre è molto scarno, riferisce che il I° battaglione del 112° esegue un attacco contro il ridottino che non ha però esito felice, si dava poi ordine che l'attacco venga nuovamente ripetuto di notte, dove lo stesso battaglione a cavallo tra il 2 e il 3 ritenta l'operazione ma anche questa volta non riesce.
Ben di altro tenore è la Relazione del 4 Ottobre della 30^ Divisione indirizzata al Comando del XIV° C.A. (USSME) sull'Operazione contro il Ridottino" :
Fallita il giorno 4 Settembre u.s., l'operazione di attacco a viva forza contro il noto "Ridottino Austriaco", questo comando espresse a quelli dipendenti la sua intenzioni che le operazioni future rivolte contro quei trinceramenti nemici, riprendessero il carattere metodico voluto dal sistema difensivo, veramente forte in quel punto degli avversari. E dispose perché a partire dalle trincee nostre più prossime s'iniziasse senz'altro una galleria di mina da spingersi fin sotto al saliente che presenta quei trinceramenti verso la nostra trincea più bassa del valloncello.
Il lavoro, condotto con alacrità ad amore da parte dei militari della 19^ compagnia divisionale del genio sotto la guida personale di un ufficiale della stessa compagnia richiese circa una quindicina di giorni. Nella giornata del 1 Ottobre venne compiuto l'intasamento della mina (200 kg di gelatina esplosiva) ed il suo innescamento (4 detonanti, 10 a lenta combustione) talchè per la mattina del 2 ottobre, giorno prestabilito per l'operazione essa era posta in grado di esplodere.
L'azione del 2 ottobre, doveva rispondere essenzialmente a carattere di sorpresa. Subito dopo il brillamento della mina le truppe di fanteria incaricate dell'azione (I° battaglione del 112° fanteria) approfittando della naturale sorpresa che si sarebbe prodotta nei difensori del "ridottino" avrebbero dovuto irrompere con una prima ondata di soldati sui trinceramenti nemici, abbattuti, sconvolti, rovinati, dall'effetto dell'esplosivo: successive ondate di reparti avrebbero dovuto sostenere la prima ed affermarsi poi sulla nuova conquista. Altri reparti, dello stesso battaglione, scendendo dalla nostra occupazione del "Ferro di Cavallo" avrebbero a loro volta tentato di precludere la strada dei difensori dell'opera in caso di loro ritirata, sia ai rincalzi austriaci.
Il brillamento della mina doveva avvenire alle ore 5. Come è stato già comunicato a codesto comando anche l'azione del 2 non è riuscita nell'intento per le ragioni che verranno in seguito esposte.
Poco prima dell'ora stabilita per l'azione verso le ore 4.45, un violento fuoco di artiglieria austriaca si abbatté sulle nostre postazioni dal fronte verso Peteano fino a quota 141, e su quelle della divisione vicina (28^) per Bosco Cappuccio, Castelnuovo, Polazzo, seguito da un' intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Quest'azione di fuoco alla quale non seguiì alcun atto offensivo da parte delle fanterie, fu per se stessa sufficiente a frustrare il carattere di sorpresa che si riprometteva la nostra azione; in conseguenza venne sospeso l'ordine per il brillamento della mina, brillamento che doveva essere il segnale per l'assalto delle fanterie . L'azione del fuoco nemico venne a cessare del tutto tra le 6.30 e le 7. Cessata la pioggia minuta e persistente durata tutta la notte e fino a quell'ora si è calata su tutta la zona del settore una nebbia abbastanza fitta elemento favorevole alle sorprese. Il Comandante della Brigata Piacenza apprezzandolo nel suo giusto valore, dette l'ordine che il tentativo sospeso alle 5 del mattino si rinnovasse alle ore 9: per quell'ora la mina doveva brillare e gli ordini per la fanteria rimanevano immutati.
Poco dopo le 9 (ore 9.25, mentre la nebbia si era andata lentamente sollevando scoprendo tutto il valloncello e le soprastanti linee di S.Michele-S.Martino, e la calma regnava assoluta nelle linee nemiche, la mina brillò senonchè, per il divieto tracciato, il fornello della mina che non si era riusciti a disporre sulla direttrice del dente da demolire, è scoppiato a 10 metri avanti alla faccia sinistra del dente stesso producendo un imbuto di circa 13 metri di diametro e tre di profondità che se ha distrutto una ventina di metri di reticolato nemico ha però lasciato intatto il il trinceramento.
Appena avvenuta l'esplosione vari reparti della 4^ compagnia si sono animosamente lanciati sulla ritenuta breccia , ma constatata l'interezza della difesa nemica non poterono che addossarsi ad essa, gettandosi a terra o cacciarsi nell'imbuto della mina cercando di ridurlo a trincea.
Cessato il primo istante di sgomento, i nemici ripresero il fuoco di fucileria e di mitragliatrici dalle loro trincee del "ridottino", lanciando anche bombe a mano contro gli assalitori che si erano avvicinati. Al fuoco intenso di fucileria seguì il fuoco intenso dell'artiglieria.
Invano le compagnie 1^ e 6^ del 112* e 12^ del 142° contro la faccia destra, e la 2^ me 3^ del 112^ contro la faccia sinistra, hanno tentato di avvolgere il saliente della difesa nemica. Le numerose mitragliatrici che lo guarniscono le hanno immobilizzate, costringendo anche gli usciti dai trinceramenti a ritornare, anche perchè colpiti dal lancio delle bombe.
L'azione andò ma mano illanguidendosi. Verso le ore 11, il comandante della Brigata Piacenza ordinò al Comandante del 1° battaglione del 112° di tentare un nuovo atto offensivo contro il "ridottino"; ma esso abortì.
Alle ore 12.30 ogni azione era cessata.
Nella notte sempre in seguito ad ordine del Comando della Brigata Piacenza il Comandante del 1° Battaglione rinnovò per due volte il tentativo di avvicinarsi al saliente dei trinceramenti nemici, a gruppi, e con reparti appartenente alla 11^ e 12^ compagnia del 112°, ma anche questi due altri tentativi non riuscirono a farci conquistare la posizione nemica.
Credo opportuno segnalare anche in questi tentativi notturni non siano mancati degli animosi che si sono spinti fin sotto le difese nemiche, costatando come all'esterno della trincea austriaca esista un fosso dove vengono collocate delle mitragliatrici per battere d'infilata il lato esterno della trincea stessa, cosa che poté essere constatata dal sottotenente Barbuti del 112° fanteria per il quale il Comandante del battaglione riferisce che : " mise le mani sopra una di esse, scottandosi e lottando per strapparle e per potersi liberare."

Le perdite subite dai reparti furono:

Ufficiali 1 ferito (sottotenetente Granetto Gustavo)
Truppa: Uccisi 7 , feriti 87, dispersi 12.



Mappa risalente al Settembre del 1915  prima dell'arrivo della Brigata Piacenza dal 26 Settembre, le posizioni sono quasi le stesse del 2 Ottobre, quando si svolse l'operazione del "Ridottino":














lunedì 27 marzo 2017

Tenente ARDIGO' Domenico




233° Fanteria Brigata Lario


Nato a Soncino (CR) il 5 Gennaio 1893
Morto a  Selo il  20 Agosto 1917
 Disperso


Note Storiche:

Il 233° Reggimento con il 234° formava la Brigata Lario che nel corso dell'IX^ Battaglia dell'Isonzo apparteneva con la Brigata Cosenza  alla 54^ Divisione XXIII° Corpo D'Armata.
All'inizio dell'offensiva della Brigata il 18 Agosto il tratto d'azione era situato nel settore tra Nord dellaQuota 238 del Nad Bregom a sud est di Lukatic.
Il giorno 20 Agosto  che videro la morte del Tenente Ardigo si svolsero nella giornata le seguenti vicende, tratte dal Diario del 233° Fanteria (Ussme):
Verso le ore 6 nuclei d'assalto del nemico tentano di attaccare il I° Battaglione (quello di Ardigò) , ma vengono facilmente respinti lasciando nelle nostre mani 2 Ufficiali e 20 soldati prigionieri ed una mitragliatrice. Alle ore 7 giunge l'ordine dal Comando di Brigata di Proseguire l'avanzata verso gli obbiettivi assegnati, scattando alle ore 8 precise. Lo scatto avviene con ordine e slancio. Il Reggimento ed il III° Battaglione del 234° iniziano all'ora stabilita l'avanzata verso la 3° strada mascherata e verso le posizioni nemiche che corrono da quota 246 a quota 241.
Il I° Battaglione appogiando a sinistra attacca la quota 241 dopo aver vinto la resistenza di parecchie doline organizzate a difesa e catturando oltre 25 Ufficiali e 600 uomini di truppa.
Giunto sulla quota 241 alle ore 10.30 circa insieme al III° Battaglione del 234 e con elementi del 65 Fanteria, riordinati i reparti, il Comandante del I° Battaglione prosegue nell'avanzata, spostandosi un pò verso est, senonchè mancando il collegamento a destra, nuclei nemici riescono ad infiltrarsi e minacciare il fianco del Battaglione, prendendo anche prigionieri. Il Battaglione deve peraltro ritirarsi sulla quota dove rimane per un po' di tempo circondato, Contemporaneamente il III° Battaglione che ha avanzato verso le linee nemiche (di quota Innominata) a sud di quota 246, trovandosi privo di collegamento a sinistra e minacciato di aggiramento da nuclei nemici, ha ripiegato l'ala sinistra, facendo fronte al nemico a protezione delle truppe che occupano la quota.
Alle ore 14, il nemico sferra con pattuglioni di arditi e mitragliatrici un contrattacco alla quota 241, ma anche questa volta il contrattacco viene respinto.
Durante la giornata e la notte il nemico intensifica il tiro della propria artiglieria formando delle fitte cortine di fuoco d'interdizione e battendo le doline ove erano riuniti i rincalzi, sicchè tutta l'avanzata si svolge sotto il tiro dell'artiglieria e con perdite non lievi.
Il reggimento vedrà la perdita di 8 dispersi tra gli Ufficiali tra i quali i morti saranno il Tenente Ardigò, il S.Tenente Gasparini e l'Aspirante Pagani, mentre i rimanenti 5 risulteranno catturati dal nemico, mentre la truppa avrà 8 morti 78 feriti 55 feriti leggeri e 58 dispersi.

Secondo l'atto di morte il Tenente Ardigò trovò la morte alle ore 13 in seguito a ferita da mitragliatrice, e fu sepolto sul campo come riulta dalla testimonianza del Tenente Ciccolini Domenico e del Sottotenente Contini Remo entrambi fatti prigionieri in quella giornata.

Del Sottotenente Contini Remo, e del Tenente Ciccolini Domenico,  nel libro  "IL Carso Dimenticato di Persegati N. e Scrimali A" troviamo la descrizione di quei momenti drammatici della morte di Ardigò e della loro cattura:

Quando arrivò la comunicazione ufficiale della morte di Domenico, fu come se una scheggia del Carso avesse lacerato il loro cuore. Il ritorno in licenza degli altri reduci al paese acuiva il ricordo doloroso del proprio caro, che non sarebbe più riapparso alla porta di casa. Fu la mano pietosa della sorella di un suo commilitone mantovano, Remo Contini da Viadana, a trascrivere per loro una lettera in cui il fratello descriveva quella tragedia. Il manoscritto originale era uscito di nascosto dai reticolati di Mauthausen e successivamente imbucato in Italia al di fuori delle zone di controllo della censura. Quelle righe svelarono alla famiglia Ardigò il il tragico destino affrontato dal figlio tra le trincee del settore Korite - Selo. "La sera del 17 agosto partivo per la trincea nel settore di Selo. La nostra artiglieria iniziò il bombardamento il 18-8 di mattina e il 19-8, ore 5.30 uscimmo dalla trincea al fatidico grido di "SAVOIA! " — scriveva Contini, rammentando ancora con partecipazione le fasi iniziali dello scontro - La scena era addirittura solenne: i nostri bravi fanti si lanciarono all'assalto con uno slancio incredibile e seguivano, sotto un bombardamento infernale, i loro ufficiali in testa. Temevo di non essere abbastanza forte nel trovarmi la prima volta in mezzo a queste battaglie furibonde, invece mi sentivo orgoglioso, contento e, soddisfatto.
 Che brava compagnia era la mia! Io sempre in testa mi trascinavo i soldati sempre avanti avanti, e non vi so dire quanti prigionieri ho fitto con essi. e quante mitragliatrici abbiamo catturate". 
Sulle ali dello sfondamento iniziale, i fanti della Lario travolsero le difese  lasciandosi alle spalle le postazioni ridotte al silenzio delle doline "Engellbert","Salz" e  "Morsek".
Sembrava che nulla potesse opporsi alla loro avanzata in direzione delle quote 241 e 246, ad est delle macerie di Korite.
Nei passaggi successivi di Contini ritroviamo tutte le peculiari caratteristiche dati guerra sull'altopiano carsico: la battaglia che si frammenta nello scacchiere delle doline i contatti tra i reparti che si smagliano progressivamente, la caccia all'uomo caverna per caverna, le ondate dell'artiglieria che costringeva a soste forzate, la sete incombente: "La giornata del 19-8 fu una corsa voluttuosa contro il nemico che si ritirava Nono la nostra spaventosa pressione di dolina in dolina, con una serie di assalti alla baionetta avanzando il giorno 19-8 dalle ore 6 sino alle 15 del pomeriggio senza curare la sete (terribile; la fame e la stanchezza, La vittoria ci inebriava al punto di farci dimenticare ogni sofferenza fisica. Sostammo alla dolina Rideau dalle 15 del giorno 19-8 sino alle 7 del 20-8". 
Durante questa sosta i superstiti del reparto, approfittando del riparo offerto da questa conca rocciosa cercarono di riposarsi. Attorno a loro sembravano immersi nel medesimo sonno i corpi dei caduti nelle ore precedenti. Chi vegliava fissò il suo sguardo oltre il ciglio della dolina, sul mare infinito della notte. Il mattino successivo li aspettava il nuovo balzo verso Korite: "Gli austriaci tiravano con l'artiglieria e la fucileria di fianco e di fronte. Dopo il terribile bombardamento della notte tra il 19 e il 20, alla mattina del 20-8, ore 7. 30, giunge l'ordine di riprendere l'avanzata. Infatti con uno scatto unico ci buttammo con violenza contro il nemico che già incominciava a fortificarsi. Dopo una breve resistenza da parte sua, vinta con un nostro intenso fuoco di fucileria, riprendemmo la corsa snidando dalle profonde caverne delle doline, gli austriaci a centinaia... conquistammo una grossa dolina dove c'era un comando austriaco. Là sostammo brevi minuti per distrarci."
Il senso eccessivo di sicurezza, o forse la stanchezza, tradì il reparto italiano. Tante volte le conche delle doline avevano rappresentato un ambito rifugio nella tempesta delle battaglie. In quel momento si trasformò rapidamente in una trappola mortale. Alla soddisfazione per i risultati dell'avanzata subentrò una disperata corsa verso la salvezza: "Io però, che sto molto allerta e forse più dei miei colleghi perché ero nuovo della guerra e quindi più previdente, ad un certo momento mi venne l'ispirazione di risalire la dolina e dare un'occhiata in giro. Infatti scorsi a poca distanza gli austriaci che venivano verso di noia plotoni affiancati. In un salto giù di nuovo in dolina, diedi l'allarme e misi i miei pochi soldati rimasti a difesa Ma noi eravamo in pochi, gli austriaci in forze molto superiori e già erano vicini. Allora in seguito all'ordine del mio comandante di compagnia, il povero Tenente Ardigò, che poi fu colpito a morte, cercai di portarmi con la compagnia in un camminamento retrostante dove c'erano altre forze del nostro reggimento. Ma era troppo tardi: gli austriaci avevano già avvertita la nostra presenza e stavano piazzando le mitragliatrici. Tuttavia io i ossequiente agli ordini dei superiori, chiamai l'adunata della compagnia: io ero in testa tutti., dietro di me alla distanza di due metri veniva il Tenente Ardigò, dietro a lui subito i tenente Ciccolini che era con no Ma ecco che risaliti sulla dolina per uscire, le mitragliatrici austriache fecero un fuoco micidiale: i soldati non uscivano; mi voltai durante la corsa per vedere il mio comandante ed eccolo cadere a terra a morte. Le pallottole fischiavano attorno: vidi che era impossibile ottenere lo scopo e che mi sarei sacrificato utilmente. Mi buttai a terra in una piccola buca di granata: subito dopo arrivò il Tenente Ciccolini: Le mitragliatrici e la fucileria infierivano sempre di più contro di noi che avevamo la vita affidata pochi sassi: pensai a voi in quel terribile istante: feci una preghiera al buon Dio e mi rassegnai al sacrificio della mia giovane vita poi in un baleno gli austriaci ci furono addosso e ci fecero prigionieri. Questo il 20 agosto 1917-ore 13 data che rimarrà indelebile per tutta la vita".
 Questo racconto veniva confermato dalla lettera di un altro ufficiale protagonista della stessa sfortunata azione, il tenente Ciccolini, ugualmente trascritta dalla sorella di Contini nella missiva inviata alla famiglia Ardigò: "Carissimo, ti scrivo da Mauthausen ove mi trovo prigioniero col collega Contini. Siamo stati presi il giorno 20 alle 13 in una dolina presso Korite ove c'eravamo spinti col Tenente Ardigò, Danieli ed altri ufficiali e parecchi soldati. Gli austriaci ci hanno sorpreso mentre da pochi minuti eravamo intenti a sistemare la difesa della dolina. Abbiamo provato a ritirarci per portarci in un camminamento retrostante occupato dai nostri per potere insieme a questi respingere gli austriaci ma non è stato possibile. Ci hanno inseguito con un terribile fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il povero Ardigò è caduto morto innanzi a me, mentre con lui e Contini correvamo verso il camminamento. Danieli che correva dietro di me è caduto morto anche lui. Io e Confini abbiamo trovato ricovero dentro una piccola buca e allora gli austriaci ci sono stati sopra e ci hanno fatto prigionieri". ( 4) Il Carso si prese non solo la giovane vita di Domenico ma anche il corpo. Secondo i testi commemorativi stampati dopo la fine del conflitto la dolina che segnò il limite massimo dell'avanzata della "Lario", costretta a ritirarsi su Korite divenne il suo sepolcro senza croce.
Note: La lettera della signora Contini è stata fornita cortesemente dal Museo Storico dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Soncino (CR).

Altra Testimonianza viene dal Rapporto Personale dell'Aspirante Vigoni Giorgio del 65° Fanteria catturato illeso il 20 Agosto 1917:

Il I° Battaglione (Capitano Roncato) del 65° fanteria, il 20 Agosto 1917 prese parte all'avanzata su Selo e occupò detta località. l'Asp. Vigona della 3* Compagnia (Ten. Pennetti) con 20 uomini che era stato dislocato in una dolina a 300 metri a destra del battaglione verso mezzogiorno ebbe il cambio da 50 uomini del 234° ??? fanteria (era il 233° per l'esattezza ) al comando del Tenente Ardigò. L'asp. Vigonà appoggiò verso il Battaglione ma fatti appena 100 metri, s'accorse che sul costone di fronte il nemico piazzava due mitragliatrici. Aprì il fuoco, ma poco dopo gli comparve alle spalle un pattuglione Austriaco proveniente dalla destra. Fece fronte anche da quella parte e riuscì a fermare il nemico, ma un altro nucleo avanzò dalla dolina dopodiché l'Asp Vigonà e i suoi uomini circondati da ogni parte dopo breve resistenza fu catturato con una dozzina di soldati (ore 12).

Il Tenente Ardigò, prima di appartenere al 234° Reggimento Brigata Lario dove era in forza alla 2^ Compagnia I* Battaglione, i primi anni di guerra lo videro protagonista negli alpini come Sottotenente nel Battaglione Tirano, impiegato nei 1915 zona Stelvio poi dall'Aprile del 1916 in zona Alto Isonzo precisamente sul Monte Vrsic, quota 1270 e Krasji Vhr

la fotoqui sotto lo ritraggono con il Battaglione Tirano sullo Stelvio e sul Vrsic

 Stelvio 1915

Vrsic 1916


Pagina dedicata dagli Alpini di Pianura GRUPPO di Soncino (CR)



Veduta della Quota 241 vista sopra la dolina Firenze-Meridiana o Maschinen per gl'Imperiali
 

Quota 241


Mappa della Zona di Quota 241 con la Dolina Maschinen - Firenze, Meridiana, è molto probabile che questa sia la Dolina dove è caduto il Tenente Ardigò in quanto come posizione subito sotto la Quota 241, e anche percè il Battaglione di Ardigò (I* Batt) si trovava all'estrema destra della Brigata Lario in collegamento con i reparti della 61^ Divisione (fronte Selo) e con il supporto del I° battaglione del 65° Fanteria che aveva come settore proprio il fronte tra Quota 241 e Selo:


Mappa con indicata sia la Quota 241 e la Dolina Maschinen 





La dolina Maschinen- Firenze Meridiana ai giorni nostri:




Ringrazio infinitamente  il Sig. Mauro Bodini Presidente della Pro Loco di Soncino (CR) per le foto e altro del Tenente Ardigò e Federica Delunardo 
















sabato 11 marzo 2017

Tenente SANTINI Tullio



XII° Battaglione Regia Guardia di Finanza

 
Nato a Morbegno il 3 Novembre 1888
Morto a Nova Vas il 20 Agosto 1916 
Sepolto al Sacrario di Redipuglia Gradone 22° Loculo 52






Note Storiche:

Il XII° Battaglione della Guardia di Finanza dal 10 Agosto al 4 Settembre del 1916, partecipa all'avanzata sul Carso sotto l'incessante fuoco nemico
Il giorno 12 Agosto per Ordine del Comandante del Settore di Sinistra, raggiunge la linea di Marcottini con una Battaglione del 76° fanteria.
Il 18 Agosto, formatosi in Reggimento misto col III° Battaglione del 161 Fanteria e con il II° del 76°, raggiunge le linee di Nova Vas ve si rafforza e resiste al persistente e violento fuoco nemico.
Il 4 Settembre, in seguito alle perdite subite passa a Campolongo.
 Il XII° Battaglione nel periodo sopraindicato, apparteneva dal 10 al 18 Agosto 1916 alla 19^ Divisione - Brigata Macerata, dal 18 Agosto passerà  al reggimento misto alle dipendenze della 31^ Divisione XIII° Corpo D'armata.
Nel corso di questo periodoo il XII° Battaglione subirà le seguenti perdite:
Ufficiali Morti 2 feriti 3- Truppa Morti 20 Feiriti 108 - dispersi 1

Vediamo i fatti della giornata del 20 Agosto dove trovò la morte il Tenente Santini colpito da una scheggia di  granata alle ore 21.30 dove gli procurerà una vasta ferita alla regione della carotidea destra. Verrà poi sepolto a Doberdò:
"Tratto dal libro di Giorgio Seccia - Il Carso di Comeno I Combattimenti a Nova vas e sulle quote 208".
 Il 20 agosto nel corso di uno di questi movimenti, eseguiti sempre sotto il tiro dell'artiglieria avversaria, una grossa bomba fa strage dello stato maggiore del 1/123°. Testimone dell'episodio è ancora Armando Lodolini che così lo racconta. «Di sera, verso le venti, si pronuncia un vivo attacco contro il terzo battaglione. Ci giunge l'ordine di portare due nostre compagnie da quella parte. "Vada prima a vedere dove si devono mettere" mi dice Gognetti, "intanto vedremo di racimolare un centinaio di uomini". Io vado. Discuto col maggiore Susanna che mi urla una quantità di disposizioni e di spiegazioni inutili. Torno di corsa. Il nemico ha concentrato per un momento il fuoco di alcuni grossi calibri e di bombarde sul mio fronte. La prima compagnia, già a plotoni affiancati sul rovescio della quota, pronta per muoversi, mi pare distrutta. Il furiere Capuzzo, inebetito, mi fa un elenco di morti: il tenente Ferri, il tenente Tommasini... Al buio, brancolo tra i cadaveri, ritrovo la linea. Questo è il posto di comando del battaglione "Maggiore Gognetti!". Urto in un morto: il mio attendente Zuanazzi; un altro: il sergente Luigi Stoppa, l'eroe garibaldino, per me; un altro: il povero caporale-tromba; un altro, un altro, un altro, alla rinfusa. Undici: tutto lo stato maggiore del battaglione e i portaordini inviati dalle compagnie, come si usa a ogni movimento. "Maggiore Gognetti!". Lo trovo, finalmente, sotto un cumulo di pietre e di legnami, è vivo, ma è finita: ha il ventre squarciato. Mi riconosce, mi stringe la mano, e s'irrigidisce senza parlare». Oltre al maggiore Carlo Gognetti, comandante del I/123°, restano uccisi i tenenti Ferrero Ferri e Mario Novelli; la truppa ha cinque morti fra cui Angelo Zuanazzi e il sergente Luigi Stoppa e trenta feriti. 


Mappa con la dislocazione dei reparti del XIII° Corpo d'Armata al mattino del 20 Agosto 1916
il XII° battaglione si trovava nele posizioni di quota 208 Nord:



 



lunedì 6 marzo 2017

Soldato GALOSI Vittorio






37° Reggimento Artiglieria da Campagna



Nato a  Carate Brianza il 14 Giugno 1915
Morto sul Carso il 8 Agosto 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia IX° Gradone - Loculo 16783





Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


Benchè la batteria fosse fatta segno a tiro aggiustato di grossa artiglieria avversaria, rimaneva sereno e calmo al suo posto, finchè colpito in pieno da una granata il pezzo del quale era servente, perdeva la vita sul campo.
Villanova di Farra, 8 Agosto 1915

 

Note Storiche:

 Il 37° Reggimento Artiglieria da Campagna, fu costituito nel Maggio 1915, il Comando di Reggimento era presso il 1° Reggimento da Campagna; Il I° Gruppo e la 1^,2^ e 3^ batteria presso il deposito del 13° Reggimento da Campagna; il II° Gruppo e le batterie 4^, 5^ e 6^ presso il deposito del 33° da Campagna. Fu disciolto nel 1919.
All'inizio della guerra  fino al Maggio 1916 apparteneva alla 29^ Divisione Brigate Lazio e Perugia, nel periodo dell'Agosto del 1915, quando il soldato Galosi trovò la morte, alcune batterie erano piazzate a Villanova di Farra ed erano interessate sulla fronte tra Lucinico - Mochetta e   Monte Fortin presidiate dalla Brigata Lazio.


Mappa risalente  a un periodo del 1915 quando le batterie del 37° Reggimento da Campagna operarono in direzione del Monte San Michele pur mantendendo grosso modo le stesse posizioni precedenti:

 


 

 

 

 


sabato 11 febbraio 2017

Cap. Maggiore VIDALI Giovanni





89° Fanteria Brigata Salerno

Nato a Orio Litta il 13 Settembre 1887
Morto sul Carso il 10 Ottobre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 21° Gradone - Loculo 38435



Note Storiche:

La giornata del 10 Ottobre 1916 è il prima giorno dell'VIII^ battaglia dell'Isonzo, la seconda spallata d'autunno verso l'altopiano Carsico di Comeno, oltre il Vallone di Gorizia e il Carso di Doberdò conquistato dopo la VI^ battaglia nell'agosto dello stesso anno.
La Brigata Salerno appartiene con la Brigata Catanzaro alla 34^ Divisione.
Seguiamo le vicende della Brigata Salerno nel corso di questo giorno:

Tratte dal libro di Antonio Seccia - Il Carso di Comeno i combattimenti a Nova Vas e sulle quote 208:

La brigata Salerno dispone il 90° reggimento in prima schiera e 1'89° in seconda entrambi disposti con due battaglioni in prima linea. I rispettivi comandanti devono assicurare, secondo le disposizioni del generale Luigi Basso, uno stretto collegamento in profondità per una pronta, continua, sicura ed efficace alimentazione delle ondate di attacco. Gli obiettivi da raggiungere in successione sono costituiti dalla Strada Nova Vas-cortina della quota, strada Nova Vas-ciglio settentrionale del camposanto, nodo  stradale a nord ovest di Nad -Bregom-margine meridionale del borgo di Hudi Log  intervalli escono in ricognizione pattuglie miste di fanti e artiglieri per accertare l'esistenza di varchi su vari tratti della linea da attaccare, anche se, comunque, grovigli di filo spinato causati dalle esplosioni possono recare ostacolo all'avanzata delle fanterie. Mentre battaglioni del 90° sono intenti a prendere posizione, vengono investiti dal tiro di contropreparazione avversario. Ne fa le spese in un primo tempo il I/90° comandato dal capitano Adolfo Ramella che con calma esemplare riesce a mantenere saldo e ordinato il reparto. Intorno alle tredici alcuni colpi di obice da 305 mm colpiscono in pieno il II/90° producendo la perdita di oltre centocinquanta uomini. Nel battaglione si manifestano momenti di panico e un inizio di sbandamento. Il pronto intervento degli ufficiali superstiti e la presenza rinfrancante del generale asso riportano una qualche serenità nell'angoscioso frangente. Il comandante della brigata e del reggimento inoltre per rassicurare gli uomini e condividerne il rischio, spostano il loro posto comando. L'uno in una dolina contigua alla prima linea, l'altro allo sbocco del camminamento che conduce alla prima linea. Dal canto suo il sottotenente Antonio Valerio, unico ufficiale sopravvissuto della sua compagnia, pur rimasto ferito dallo scoppio, riavutosi dallo shock, ritrovata serenità ed equilibrio, con grande forza d'animo riordina i resti del reparto e poi giunto il momento è in grado di guidarlo all'assalto. Cinque minuti prima dell'ora fissata per l'attacco, le squadre di lanciatori di bombe che debbono costituire l'avanguardia della forza attaccante, saltano fuori della trincea e iniziano la loro opera accolte da vivace fuoco specie di armi automatiche. Segue alle quattordici e cinquanta la prima ondata costituita dalle quattro compagnie del I/90° del capitano Ramella che esce per primo dalla trincea e con l'esempio le trascina in una travolgente avanzata. Subito colpito, cade sul campo il sottotenente Pio Sciandra. Lo sfondamento ha successo soprattutto in corrispondenza dell'ala destra dove opera la 2^ compagnia del capitano Demetrio Dabove coadiuvata da unità della Catanzaro......
Occupata la sommità di q.208 nord, la lotta prosegue in stretto collegamento sulla sinistra con le altre compagnie del battaglione, ostacolata dal tiro di interdizione dell' artiglieria austriaca. Alle quindici e quarantacinque è completata l'occupazione dell'intero crinale della quota. Numerosissimi sono i prigionieri che sotto scorta affluiscono nelle retrovie. «Uno di essi che parla italiano», racconta Gallardi, «avverte che nella buca vi sono, oltre a parecchi morti, anche diversi feriti: una squadra di nostri esce, i feriti son presi in collo, portati a braccia e dopo una prima medicazione son portati in barella al posto medico. i prigionieri ridono, sono contenti, chiedono del pane che diamo subito, dell'acqua...che non abbiamo neppure per noi, mentre la sete ci tormenta». Concorrono all'attacco la 9^ e la 11^ compagnia del I/89° lanciate sia per rendere più stretti i collegamenti nelle ali che per alimentare le ondate di prima linea. Il I/90°  nel frattempo rinforzato dalla 10^ e dalla 12^ compagnia del I/89° per colmare le per dite subite, si schiera a partire da destra con le compagnie 2^, 3^, 4^ e 1^. Sono colpiti a morte  in questa fase dello scontro il tenente Cipriano e i sottotenenti Cossa e Graziani; accanto ai suoi ufficiali combatte con valore il soldato Antonio  Bosa. La 4^ e 1^ compagnia, vinta la resistenza avversaria incontrata davanti Nova Vas, irrompono nell'abitato scaglionate in due ondate facendo prigionieri altri consistenti nuclei di soldati avversari sorpresi dall'improvvisa avanzata nei ricoveri, nelle doline e dietro le macerie del borgo. Si mette particolarmente in luce nel corso dell'azione il sottotenente dell'89° Vincenzo Ioppolo, già distintosi in circostanze analoghe. L'ufficiale dopo aver  presidiato per l'intera giornata sotto un continuo tiro dell'artiglieria avversaria una trincea di prima linea e averla percorsa anche nei tratti dove maggiore era il rischio di essere colpiti, per disporre e incoraggiare le vedette e sorvegliare personalmente eventuali movimenti offensivi avversari, al momento dell'assalto si slancia alla testa del plotone. Rimasto unico ufficiale subalterno superstite della compagnia, benché ferito, rifiuta di lasciare il comando del plotone e con esso prende parte all'azione successiva. Due ufficiali medici dell'89° reggimento, il tenente Elia Longoni e il sottotenente Amedeo Pasquale, sebbene entrambi febbricitanti e quantunque il loro battaglione di appartenenza fosse in posizione arretrata, non esitano a spostare i posti di medicazione a ridosso della prima linea con l'intento di rendersi utili anche ai feriti di altri reparti. Calmi e sereni stanno prestando l'opera di soccorso direttamente sul terreno di scontro quando sono investiti dalle schegge di un obice da 305 esploso nei pressi. Le salme dei due ufficiali medici sono inumate in una stessa tomba assieme a quelle dei caporal maggiori Giovanni Battista Puppo, Afredo Miramondi e del soldato Bernardo Ratti caduti in quella medesima giornata. Cade sul campo anche un altro ufficiale medico del reggimento, il piemontese sottotenente Giuseppe Manlio Iberti.
Dopo aver assicurato il possesso dei caseggiati distrutti e averli oltrepassati, le compagnie del 1/90° si collegano con un primo reparto della brigata Pescara nel   frattempo sopraggiunto. Una volta rischieratesi in linea, le compagnie riprendono l'avanzata raggiungendo alle sedici e quaranta con relativa facilità il secondo obiettivo: la strada che dalla chiesetta di Nova Vas scende verso sud.
Qui si dispongono a difesa occupando una linea che appare quasi predisposta  a tal fine essendo stata ricavata con ostacoli naturali, rovine di muriccioli, avanzi di sentieri in gran parte sconvolti. Sono quindi approntati capisaldi per difendere la nuova posizione dai probabili contrattacchi avversari.. Alle sedici e quarantacinque l'avanzata della Salerno può dirsi conclusa. Il comando della brigata dispone quindi per il tiro di interdizione da parte del 6° reggimento artiglieria di campagna. Si provvede allo sgombero dei feriti che avviene sotto continui tiri di interdizione dell'artiglieria austriaca. Antonio Zaini3 dell'89° che per diciassette mesi aveva prestato la sua opera di portaferiti, resta ucciso dallo scoppio di una granata proprio mentre prodiga le prime cure a un commilitone ferito. Pattuglie esploranti, contrastate da raffiche di mitragliatrici e di shrapnel , percorrono in lungo e in largo la terra di nessuno per riconoscere gli obiettivi da battere, garantire i collegamenti laterali, man-tenere il contatto con il nemico e coglierne gli eventuali movimenti. L'aspirante ufficiale d'artiglieria Luigi Fraenza' del 6° artiglieria, come già in altre occasioni partecipa come volontario all'attività di pattugliamento, durante la quale fornisce esatte e importanti informazioni sulla ubicazione delle trincee e delle difese accessorie della linea avversaria per rendere efficace il tiro delle batterie e mentre esegue una ulteriore ricognizione cade sul campo colpito da fuoco avversario. Ha maggior fortuna il caporale del 90° Vincenzo Amato il quale, incaricato di portarsi in prossimità della linea nemica per esaminare una particolare difesa accessoria, porta a termine la missione e, pur essendo rimasto ferito da pallottola austriaca, fattosi medicare alla meglio, resta al suo posto e partecipa all'azione nei giorni successivi. I/142° è impiegato a rinforzare la destra della linea che appare meno forte; il IV/89° passato alle dipendenze del comando brigata quale riserva a disposizione, è schierato sulla vecchia prima linea. Alle venti e quarantacinque la dislocazione dei reparti vede due battaglioni del 90°, un battaglione dell'89° e tre compagnie del 1/142° occupare il primo e secondo obiettivo, sopravanzando questo di circa centocinquanta metri verso est, una compagnia dell'89° a sud di Nova Vas, fronte nord; tre compagnie dell'89° sulle posizioni di partenza col 17° reparto mitragliatrici ridotto a tre anni, una compagnia del 142° provvede assieme ai servizi reggimentali, al trasporto di munizioni e viveri dal vallone alla linea. Nelle ultime ore viene catturata una piccola colonna austriaca di salmerie  probabilmente perdutasi nel campo di battaglia a causa dell'incipiente oscurità.
Intorno alla mezzanotte gli austriaci lanciano un violento contrattacco in forze che però trova nelle difese approntate e negli uomini dietro di esse un ostacolo insormontabile. Gettatisi all'assalto vengono illuminati dai razzi luminosi e quindi falciati dalle armi automatiche italiane. Sono oltre trecento i cadaveri che al mattino seguente vengono contati sul terreno. Nel corso della notte ha luogo un prolungato bombardamento di medi calibri che provoca l'incendio e il conseguente scoppio di un deposito avanzato di munizioni posto nelle immediate vicinanze della linea. Nella drammatica circostanza il sergente dell'89° Maurizio Alava, che già nel passato aveva dato prova di possedere doti di coraggio e di sangue freddo. accorre subito sul posto e per impedire che l'incendio si propaghi anche a una limitrofa riserva di bombe. riesce a porle in salvo. Contuso e bruciacchiato in più pani del corpo si fa medicare alla meglio per tornare immediatamente al suo posto. Subito dopo uscito volontario di pattuglia. torna nelle linee portando con sé una grande quantità di materiale bellico abbandonato dal nemico......
stato atmosferico : Cielo Sereno.



Il nome del Cap.Maggiore Vidali l'ho trovato per caso in un documento video di un vecchio pellegrinaggio risalente ai primi anni 50 al Sacrario di Redipuglia. Nelle immagini di quella giornata mostravano a un certo punto un loculo con dei fiori attaccati, il Cognome non si leggeva inizialmente in modo chiaro, ma poi ho potuto verificare con delle ricerche che si trattata proprio del Vidali.
Ho voluto ricordare questo soldato, cosi' come molti altri dove all'epoca avevano ancora qualche persona che si recava  a portarli un fiore. Oggi queste persone non ci sono più, non so chi sia stato allora a deporre  quei fiori nel suo loculo, se la vedova, una figlio, un nipote, un fratello.
A distanza di anni e da quella immagine, ho voluto dedicare questo post in suo ricordo.



l'immagine tratta dal video citato







ai giorni nostri......




Schieramento alla mattina del 10 Ottobre 1916 della 34° Divisione