In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

venerdì 21 ottobre 2016

Soldato ABRUSCI Antonio




137° Fanteria Brigata Barletta


Nato a Bari il 30 Luglio 1884
Morto a Korite il 9 Ottobre 1917
Sepolto a Redipuglia come ALBRUSI 1° Gradone Loculo 446




Note Storiche:

Il 137° fanteria della Brigata Barletta il 9 Ottobre 1917 apparteneva con la Brigata Pistoia alla
 20^  Divisione XIII° Corpo D'Armata e si trovava in linea presso la zona di Korite.
Il giorno 9 Ottobre l'intero Corpo d'Armata fu interessato nel corso della giornata iniziato dal mattino da un vivace e continuo tiro nemico sulle linee rintuzzato da nostre raffiche di artiglieria da campagna e di pesanti campali; nel pomeriggio l'artiglieria nemica esegue tiri d'interdizione sulla zona Korite-Selo cui fu risposto con tiri di rappresaglia sulla Klachkuppe e sui rovesci di quota 246.
Il soldato Albrusi fu colpito alle ore 9 del mattino da una granata che gli procurava  un ampia ferita all'addome dove gli procurava la morte, fu poi sepolto come altre suoi commilitoni nella Dolina Oblunga, dove rimase prima di essere trasferito prima al cimitero di S.Elia a Redipuglia e infine nel Sacrario dei centomila di Redipuglia dove pero' finì causa la trascrizione errata del suo nome durante l'esumazione dalla tomba originale con il Cognome di ALBRUSI come si vede nella foto sotto del loculo.








Quello che scrisse il nipote Francesco Signorile nel suo blog dove descrive la ricerca del figlio del padre, ricerca che purtroppo causa il nome errato allora fu vana:

Ciao, Antonio Abrusci.

So poco di te, so solo che eri il papà di mio nonno materno, Giovanni, e che eri emigrato negli USA dalla natia Puglia.
Quando gli USA decisero di entrare in guerra decisero di chiamare alle armi per primi i propri cittadini di origine italiana, e allora tu decidesti di tornartene in Patria, perché se dovevi combattere volevi farlo con le insegne del Regio Esercito Italiano, e non sotto altri colori. 
Fosti militarizzato direttamente sulla nave che ti portava in Italia, e quando sbarcasti eri già a tutti gli effetti un soldato delle forze armate italiane. 

Fosti subito buttato sulla linea del fronte, da qualche parte, sul Carso, sull'Isonzo, sulla Bainsizza, non lo so... 
Fosti colpito al palato, si tramanda la storia, non so quando, non so dove, forse una scheggia, forse una pallottola diretta, non si saprà mai, ma non moristi subito, fosti ricoverato all'ospedale da campo, tuo cognato Gerolamo fece a tempo a venirti a trovare qualche giorno dopo, a vederti vivo. 
L'ultima persona a vederti vivo. 
Tanti anni dopo tuo figlio (mio nonno) salì lassù fino a Redipuglia, insieme con la moglie Irene (mia nonna), suo genero (mio padre, allora capitano dell'artiglieria semovente a Udine), sua figlia (mia madre) e il figlio minore, che portava il tuo stesso nome, Antonio (mio zio), che era allora militare a Cormons. 
Forse c'ero anch'io, piccolino, appena nato, ma non lo posso ricordare...
Mio nonno cercò invano disperatamente il tuo nome, tra i tanti PRESENTE che formano l'imponente e malinconica scalinata di quel Sacrario immenso. 
Ma il tuo nome non c'era. Il tuo nome non c'è. 
Sei sepolto da qualche parte, chissà dove, in una qualche fossa comune presumo... Mio nonno aveva cinque, sei anni quando lo lasciasti orfano. 
Questa foto è l'unica traccia di te che resta sulla terra. La metto qui, così che possa restare per l'Eternità nell'era  telematica di questo mondo moderno che tutto ingoia e tutto dimentica, nella sua frenesia inutile... 
Ciao, di nuovo. 
E grazie. 
A te e a tutti quelli che, come te, sono morti in quell'immane carneficina nell'illusione di farlo per lasciarci un mondo migliore.......


Dolina Oblunga ai giorni nostri:





Mappa della zona di Korite con le linee dopo la fine della XI^ battaglia dell'Isonzo



mappa con indicata la Dolina Oblunga lla fine di maggio 1917 dopo l' X^ battaglia dell'Isonzo si trovava a ridosso della prima linea Italiana:



Ringrazio per questo post il Nipote di ABRUSCI Antonio il Sig. Francesco Signorile
e Federica Delunardo per alcune informazioni importanti.





giovedì 6 ottobre 2016

Soldato AIMI Guido




4° Reggimento Genio 5^ Compagnia Pontieri

Nato a San Pietro in Cerro (PC) il 21 Giugno 1890
Morto a Gradisca il 23 Giugno 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 1° Gradone Loculo 297


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Comandato come barcaiuolo al traghettamento di truppe sulla riva sinistra dell'Isonzo, eseguiva l'ordine con coraggio e fermezza, sotto il fuoco violento della fucileria nemica. Rimasto gravemente ferito moriva poco dopo.
Gradisca 23 e 24 Giugno 1915


Notizie Storiche:

Tratto dal Libro "L'Arma del Genio nella Grande Guerra" del Gen. Luigi Lastrico:

L'XI corpo d'armata che già vedemmo tentare con gloriose perdite il passaggio dell'Isonzo ebbe ordine di ritentare la prova e di procedere sul Carso in corrispondenza dell'abitato di Gradisca. L'operazione venne affidata alla 21^. divisione di fanteria che disponeva ancora della 5^ compagnia pontieri, della sezione da ponte della 2a divisione di cavalleria e della 4' compagnia zappatori del 1° reggimento. Compagnia pontieri e sezione da ponte per cavalleria fuse insieme iniziarono l'operazione di passaggio alle ore 10,30 del giorno 23.
Tagliato l'argine alto tre metri sul terreno e messe all'acqua le barche duecento metri a monte del posto ove era stato tentato il passaggio nei giorni 8 - 9 giugno, fu iniziato il traghettamento di un battaglione del 29° reggimento fanteria e la manovra continuò indisturbata per mezz'ora, fin quando si concentrò sulle barche un intenso fuoco di fucileria che fece sospendere il passaggio perchè alcuni barcaioli erano feriti e quattro barche gravemente danneggiate. Subito dopo la mezzanotte seguente, appena arrivato sul posto il resto della compagnia, fu scaricato il materiale sotto un tiro incessante di artiglieria e si iniziò il gettamento del ponte che in due ore arrivò al ghiaione, oltre il quale correva un altro ramo di fiume largo circa 50 metri. Vi era stata tesa precedentemente in traverso una fune e lungo quella tre barche dovevano effettuare il traghettamento di truppa. Il nemico, messo sull'avviso dalle operazioni del giorno precedente, al primo chiarore dell'alba cominciò a bersagliare il passaggio con tiri di artiglieria e fucileria. Ammirevoli, oltre i pontieri che manovravano con tutta calma, erano i soldati di fanteria, i quali benchè vedessero le barche prese di mira, a ventiquattro alla volta, appena chiamati, sbucavano dalla trincea che correva lungo l'argine, e, percorso il ponte, al comando di imbarcarsi, come se una volontà sola li guidasse, si rotolavano in barca pronti ad ogni avvertimento del pilota, incuranti delle granate che scoppiando in acqua inondavano le barche. Il tiro era specialmente diretto sul ghiaione che per circa 200 metri, nudo, piano e bianco non offriva alcun riparo. Dopo tanti colpi fortunatamente a vuoto una granata colpì in pieno una barca di lamiera carica di uomini. Appena dileguato il fumo, si videro fuori dell'acqua spuntare le costole di ferro della barca senza lamiere. Degli uomini restavano solo i due barcaioli. Al tempo stesso il ponte, colpito ripetute volte, aveva quattro campate in acqua. Fu sospesa la manovra, ma già sulla riva sinistra era passato l'intero battaglione del 29° fanteria. Le truppe passate però non si attardarono sulla riva sinistra, ma si gettarono su Sagrado e se ne impadronirono obbligando il nemico a ritirarsi sulla collina di Castelnuovo. Liberato in tal modo il ponte di ferro di Sagrado, interrotto durante il giorno 24, si riuscì malgrado il continuo tiro a shrapnel dell'artiglieria nemica, a riattare la passerella già esistente a valle,
in modo da consentire il passaggio alle truppe di fanteria della divisione. Fu il compito questo della 4^  compagnia zappatori del 1° reggimento che, portatasi sul fiume, iniziò il lavoro nel primo pomeriggio del giorno 24 e lo eseguì sotto il tiro nemico e subendo gloriose perdite. Nella notte sul 25 della passerella si valsero per passare le brigate Pisa e Regina. Il giorno 25 poi la compagnia zappatori dovette eseguire, sempre sotto il fuoco nemico, lavori di rinforzo e miglioramento della passerella.
Con l'azione del 23 - 24 giugno l'XI corpo d'armata aveva così posto piede sulla riva sinistra dell'Isonzo e prese le mosse per iniziare la sua avanzata ed impadronirsi nei giorni seguenti di Castel-nuovo, Bosco Lancia, Bosco Cappuccio e quota 170. La riuscita di tale difficile impresa torna ad onore delle truppe del genio che complessivamente ebbero in quei due giorni 90 uomini fuori combattimento fra uccisi, feriti ed annegati e due ponti regolamentari quasi interamente distrutti. Furono decorati con medaglia d'argento al valore il tenente colonnello Ganassini Oddone, comandante del genio dell'XI corpo, il primo capitano Visetti Enrico; comandante della 5a compagnia pontieri, i pontieri caporale Andrusiano Giovanni, soldato Mora Giuseppe, ed i valorosi caduti soldati Aimi Guido e Fava Virginio. Ebbe la medaglia di bronzo il sottotenente Ciarrocchi Mattia.


Mappa con indicato il punto del traghettamento:





foto di Sagrado la prima s'intravede in primo piano i resti del ponte di ferro, sulla seconda in primo piano la  diga  di Sagrado poco dietro la zona del traghettamento del 23 Giugno 1915
dove venne ferito mortalmente il soldato AIMI: