In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

lunedì 27 giugno 2016

S. Tenente FRANCO Vincenzo




34^ Compagnia Mitragliatrici FIAT



Nato a Polcenigo (PN) il 28 Agosto 1896
Morto nella 14^ Sez. Sanità  il 24 Agosto 1917 per ferite da combattimento
Sepolto nel Sacrario di Redipuglia 8° Gradone loculo 16013



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Sottotenente compagnia mitragliatrici.
Costante mirabile esempio di fermezza e di alto sentimento del dovere, con calma e risolutezza guidava avanti la propria sezione mitragliatrici, sotto un fuoco violento di artiglieria nemica, raggiungendo il posto designato. Mentre poi incoraggiava ed incitava i propri dipendenti, cadeva colpito a morte.
Carso, 24 Agosto 1917


Note Storiche:

la 34^ compagnia  mitragliatrici FIAT,  apparteneva dall'Agosto 1917 alla 3^ Brigata Bersaglieri, composta dai Reggimenti 17° e 18°, comandata dal  Colonnello Ceccherini, ed era in forza alla 4^ Divisione operante nel settore di Castagnevizza del Carso nel corso della XI^ battaglia dell'Isonzo ( 18 - 31 Agosto 1917)
Il giorno 18 Agosto la 34^ Compagnia Mitraglieri si trovava nelle doline poste dietro la prima linea, molto probabile che la sua posizione iniziale fosse la Dolina Piscitelli.
Il giorno 18 durante la notte le Brigate dipendenti della 4^ Divisione hanno assunto la dislocazione d'urto per l'attacco,che avverrà il giorno dopo alle ore 5.33 , un violentissimo tiro d'artiglieria nemica e le intense raffiche delle mitragliatrici ci confermano che le nostre truppe saltate fuori dalle trincee avanzano, con un solo sbalzo il I° battaglione del 154° fanteria (Brigata Novara) hanno conquistato la Montagnola sostenuto a sinistra dal I° battaglione del 153° fanteria il quale abbenchè ostacolato nella sua avanzata per aver trovato intatti i reticolati nemici preme fortemente sull'avversario, a rincalzo di questi due battaglioni segue il II° battaglione del 154° fanteria, il Comando di Brigata annuncia i primi prigionieri circa un centinaio fra cui sette ufficiali.
La Brigata Bersaglieri uscita anch'essa con un magnifico slancio ha conquistata tutta la prima trincea nemica catturando qualche prigioniero a abbenchè fatta segno a vivo fuoco di mitragliatrici annidate sulle pendici di q. 251 ed in Castagnevizza prosegue sulla sua avanzata. il 66° battaglione Bersaglieri ne è più provato degli altri fra le macerie di Castagnevizza.
Gli attacchi contro Castagnevizza continuarono fino il giorno 20 da parte della 3° Brigata Bersaglieri quando all'alba viene sostituita dalla Brigata Barletta, passando nella linea detta delle "Quote". Alle ore 20 dello stesso  giorno  riceve l'ordine di abbandonare la linea e di trasferirsi a Fogliano passando alle dipendenze della 68^ Divisione, ma poco dopo l'ordine è modificato nel senso che anche per la giornata del 21 la Brigata sarà trattenuta sulla linea della Quote in riserva di Corpo d'Armata. 
Il 22 Agosto per il 17° Reggimento trascorre senza novità, mentre non è così per il 18° Reggimento in quanto il giorno prima ha ricevuto l'ordine di costituire un battaglione unico con gli elementi di tutto il Reggimento con i battaglioni 67° e 69° che si era poi portato nella zona della 14^ Divisione a disposizione della Brigata Acqui dove poi seguirono il 68° battaglione e i rimasti reparti del 69° battaglione.
All'alba del 22 Agosto si aveva la seguente dislocazione:
67° Battaglione a quota 220 (Pod-Koriti) sulla linea occupata dal 18° Fanteria.
il 68° battaglione  dalla dolina Cosenza e Baracche con il Comando di Battaglione nella Dolina Due Alberi.
Alle ore 13.30 il 67° Battaglione ricevuto l'ordine di attaccare ed impossessarsi di Quota 244 si muoverà decisamente in avanti abbandonando trincee battute dal fuoco incessante di artiglierie di ogni calibro e mitragliatrici. All ore 14 la quota era occupata con circa duecento prigionieri. Non avendo la Brigata Pinerolo, ala sinistra appoggiato il movimento fu dovuta parare una minaccia al fianco con una rapidissima azione in quel lato.
Contemporaneamente il 68° battaglio si spostava  attraverso il formidabile tiro d'interdizione a presidiare la linea di partenza del 67° battaglione, con il collegamento a destra col 40° reggimento (Brigata Bologna a sinistra con la Brigata Pinerolo.
Per mancanza di appoggio con le ali , costituendo la quota 244 un saliente avanzatissimo ad angolo quasi acuto, il 67° battaglione sopraggiunta la notte a scaglioni a provveduto ad occupare una linea antistante di metri 100.


Ma veniamo alla testimonianza scritta da Renzo  Dalmazzo "I Bersaglieri nella Prima Guerra Mondiale" di quei giorni:
- Comanda la brigata « quel brigadiere fiorentino (Ceccherini) celebre schermitore, valoroso soldato, la cui vita è tutta un'affermazione del più autentico coraggio. Ha con sè una compagna indivisibile la, pipa. Una pipa rossastra, affumicata, straordinariamente puzzolente, eternamente brontolante. La chiamano — per antonomasia — la gorgogliosa. C'è più nicotina lì dentro che in tutti i magazzini delle Regie Privative. E' un deposito di gruma ribollente, chiocchiolante, come una pentola al fuoco. P una bomba di gas asfissianti. Quella a pipa si vede da per tutto. E popolare, lacrimogena e onnipotente. E' in prima linea negli assalti i;è al  primo posto in tutte le azioni più rischiose. 'E' una  pipa eroica, che sa, il fragore di cento battaglie e che quando è giunta l'ora di menar le mani, reclama sempre la parte più movimentata. a. si capisce che, attaccato alla pipa, c'è il brigadiere fiorentino » 
 Il giorno 22, i due battaglioni  del 18° hanno l'ordine di impadronirsi della q. 244 di Castagnevizza. Nel pomeriggio i due reparti iniziano l'avanzata fortemente avversati da sbarramenti di Artiglieria  e dal tiro di  mitragliatrici appostate rivellini, dietro scudi, in  buche di granata fra macerie e macigni. La brigata Bologna, la quale dovrebbe concorre  sulla destra all'attacco, non  appena esce dalle posizioni d'attesa, è investita da un. contrattacco fiancheggiato da torrenti di fuoco, ed è costretta a retrocedere. Non pertanto, vincendo difficoltà di terreno e di difese, alcuni. bersaglieri riescono ad aggrapparsi alla sommità della quota 244, catturando alcune mitragliatrici e numerosi bosniaci. E' chiamato in rincalzo il battaglione del. 17°, cui comandante, Vozzi, cade colpito a morte nel condurre il reparto per camminamenti battuti dall'artiglieria. Nei bersaglieri non è che il desiderio di vendicarlo. Il  caporale Salma coi due superstiti della sua squadra si lancia su di un pattuglione e con furibonda mischia costringe alla resa dodici avversari. Il giorno dopo, giungendo fra i primi sulla sommità della q. 244, cadrà, sotto il piombo nemico. L'alba del 23 s'innalza coi più lieti presagi. Con il concorso di reparti del 40° fanteria e dei. bersaglieri del 7° battaglione complementare, l'azione ripresa. nemico continua ad opporsi ostinato, inflessibile. Ma i bersaglieri di. Ceccherinii. non deflettono. Vanno diritti alla morte, attingendo energia nel fuoco delle tradizioni. Folti nuclei di mitragliatrici appostate sulla sinistra colgono sul fianco la nostra colonna d'attacco. Un pezzo d 'artiglieria sbaraglia pattuglie di arditi l'inseguono. Si procede. Dopo 48 ore dì lotta accanita, l'abissino maggiore Mondelli  (il figlio del deserto) , che ha saputo infondere nel 67° battaglione spirito altamente aggressivo, raggiunge  ed occupa fin le ultime trincee di q. 244, in uno al vigoroso gruppo di arditi del tenente Valletta. Il nemico sfoga la sua ira Con un uragano di fuoco ; ma l'esempio di valore, di costanza, e di calma dei comandanti tiene al proprio posto gli uomini che pur vedono potare i rami migliori. Fra i caduti sul campo tenente Colonnello Pedrocchi  comandante del 18°. Il problema dell'acqua è impellente più di quello del sangue. Anche gli ufficiali medici provvedono al trasporto dell'acqua, chiesta e ricercata cori occhi folli e bocche schiumose. Un contrattacco in forze è rigettato nella notte, e niente più può ritogliere alla brigata il frutto di tanto sacrificio.
Dopo l'azione, il generale Ravazza, comandante dei 15° Corpo d'Armata, scrive al generale  Ceccherini : « Caro generale, in un momento particolarmente difficile di questa battaglia che tutte le altre ha superato in asprezza, quando per un obiettivo che ad ogni costo doveva essere raggiunto, e contro il 'quale per tre giorni si era infranto il valore delle nostre truppe, io ho dovuto scegliere un comandante che mi desse sicuro affidamento di voler e di saper vincere, non ho esitato un momento, ho scelto te. E si vinse. I due capisaldi che si designano dalle quote 221 e 244, saranno per sempre legati a quel nome, ed a quello della brigata della quale sei degno comandante. Ai tuoi bersaglieri porgi in modo speciale l'espressione della mia ammirazione e della mia gratitudine.... Riassumo il mio plauso in un bacio e chiudo col mio solito saluto augurale : Avanti !  Avanti ; ma a quale prezzo ! Le brigate 2° nel settore di Brestovizza-Flondar  e la 3° in quello di Castagnevizza hanno perso nella battaglia 100 ufficiali e 3750 uomini di truppa.-

Tratto da "La mia vita in guerra" di Ciro Fania:

Venne l'alba del 24 agosto e l'azione continuava di qua e di là, a scaramucce. I nostri due battaglioni (Brigata Caserta) andarono a dare il cambio al 18° Reggimento Bersaglieri, che era ridotto a soli 400 uomini circa.
Il mio battaglione prese posto per metà nella dolina Baracche e per metà nella Dolina Due Alberi.
Finalmente si fece giorno venne il Colonnello del 18° Reggimento Bersaglieri, che salutò il nostro Colonnello Faracoda, ma poi si lamentò perché il cambio era arrivato tardi. Disse che i suoi soldati erano distrutti, morti di fame e di sete, sottoposti alle fatiche stressanti di quattro giorni di continue avanzate (dal 20 al 24 Agosto)
Il nostro Colonnello difese il suo operato dicendo che di giorno non avrebbe potuto dare il cambio, perchè i suoi soldati sarebbero morti prima di arrivare in linea dato che gli Austriaci osservavano continuamente i movimenti della truppa. Nacque un piccolo incidente fra loro, ma poi si salutarono dandosi la mano, Il Colonnello dei Bersaglieri esclamò:
- Ah! Quale vergogna scendere a riposo con un Reggimento ridotto a trecento uomini! -
Entrò nelle latrine della Dolina Baracche e li si sparò.
Noi udimmo un colpo secco. Si era sparato alla tempia ed era morto istantaneamente. Poveretto! Era stramazzato al suolo nella latrina.
Non era capace di sopportare il peso della sua responsabilità.
La salma fu portata a Sagrado. Così volle dare la sia vita in olocausto alla Patria, com'erano morti i suoi Bersaglieri che erano avanzati per 5 km dalla Dolina Matella a Quota 244.  

Il Colonnello in questione era PEDROCCHI Ettore.

Il Sottotenente Franco Vincenzo, prese parte a questi attacchi dove venne ferito mortalmente; trasportato immediatamnete nella 14^ sezione Sanità ubicata nella Dolina Innominata dove poco spirò. Venne poi sepolto nella stessa dolina .


La Dislocazione dei reparti il 18 Agosto 197 nel settore di Castagnevizza, la freccia gialla indica la posizione della 34^ Compagnia Mitragliatrici del S.Tenente FRANCO.



 La Dolina Piscitelli con la vasca per l'acqua: 



Mappa con la linea raggiunta dopo l'XI^ battaglia dell'Isonzo nel settore a Sud di Castagnevizza, sono indicate dalle frecce (colore nero) la Quota 244 e la Dolina Baracche:



 Mappa con indicata la posizione della Dolina Innominata dove si trovava la 14^ Sezione Sanità e dove è stato sepolto il S.Tenente FRANCO Vincenzo :


Per la seguente documentazione ringrazio Francesca Chiurlotto nipote del S.Tenente Franco Vincenzo:


L'ultima cartolina:




Certificato di morte:




Nomina a Sottotenente



Assegnazione Medaglia d'Argento:

Dichiarazione di Sepoltura:


domenica 5 giugno 2016

S. Tenente APPIANI Silvio





139° Fanteria Brigata Bari

Nato a Vicenza il 21 Settembre 1894
Morto sul Carso zona quota 177 il 21 Ottobre 1915
Sepolto: ----------




Note Storiche:

Il 139° Fanteria con il 140° che formava la Brigata Bari nel corso della III^ battaglia dell'Isonzo si trovava a fronteggiare la zona tra Bosco Lancia e Bosco Cappuccio fronteggiando le posizioni di quota 177
Durante la notte del 21 Ottobre 1915 sono uscite per far esplodere altri tubi di gelatina contro i reticolati nemici, ma l'operazione non è completamente riuscita nonostante l'intervento di un graduato del Genio.
L'artiglieria da campagna ha battuto con tiro lento lento e continuo le trincee antistanti alla fronte di questo settore.
Alle ore 6.30 l'artiglieria pesante ed i lanciabombe ed i lanciabombe riprendono i tiri. Le artiglierie alle ore 10 allungano il tiro, ed inizia l'avanzata della fanteria. Alle ore 10.15 la prima ondata ha occupato la trincea nemica antistante, partono successivamente le altre ondate, ma le difese nemiche sono state poco danneggiate dai tiri delle nostre artiglierie, mentre le artiglierie nemiche concentrano il tiro con pezzi di  vari calibri sulla fronte di questo settore. Il nemico contrattacca e riprende la trincea di 1^linea. Vengono inviati a rinforzo del 140° due compagnie dello stesso reggimento la 8^ e 9^ della riserva di Brigata con l'ordine di riprendere l'offensiva appena possibile.
Alle ore 11.40 il 140° resiste nella vecchia posizione, non ha però ancora impiegato le due compagnie della Riserva.Il 139° reggimento non più che 1/2 compagnia a sua disposizione .
Alla destra la 19^ Divisione ed alla sinistra la Brigata Catanzaro non hanno avanzato le truppe della Brigata Bari hanno subito forti perdite causate anche dal tiro d'infilata.
Alle ore 13 giunge l'avviso dal Comando della Brigata Catanzaro che alle ore 14 sarà ripresa vigorosamente l'offensiva, se ne da subito comunicazione al Comando del 140° perchè concorra ed anche al Comando del 139° e se ne informa il Comando della Brigata Catanzaro.
Ore 14, giunge l'ordine del Comando di Divisione (28^ Divisione Gen. Goiran) pel quale sia disposto con gli ordini già dati.
Ore 15 anche questo attacco si infrange contro le difese nemiche che sono sempre ben guarnite, e si subiscono forti perdite.
Ore 15.30 giunge l'Ordine della Divisione di riprendere  vigorosamente l'azione.
Ore 17 le truppe di questa Brigata sono avanzate nuovamente su tutta la fronte, hanno raggiunto la trincea nemica ma fortemente contrattaccate han dovuto ripiegare con nuove perdite.
Il Comando di Brigata mette a disposizione del Comando del 139° una delle due compagnie della Riserva di Brigata.
Ore 18.30 Si domanda al Comando della Divisione di avere a disposizione di questo Comando il III° battaglione del 139° . Il Comando di Divisione concede due compagnie che sono spostate nei ricoveri della conca di Bosco Lancia.
Ore 18.15 Il Comando della Brigata visto non riuscito il terzo attacco delle ore 17 emana l'ordine di occupare le posizioni precedenti.
Ore 23.50 Giunge l'ordine per le operazione del giorno 22, al momento gli attacchi si fermano, con l'ordine di attestarsi sulle linee di resistenza e nel caso di attacco di contrattaccare alla baionetta.


In uno di questi attacchi morirà il S. Tenente Appiani, egli prima della guerra dove si arruolò volontario, militava come giocatore attaccante e anche allenatore di calcio nelle file della Squadra del Padova.
In suo onore gli fu intitolato lo Stadio della città di Padova dove la Squadra locale che lui militava giocò dal 1924 fino al 1994.



Nello stesso Reggimento del S.Tenente Appiani, apparteneva il Sergente Michele Lotti, il quale nel suo diario "In Trincea sul San Michele" , descrive gli avvenimenti visti dai lui il giorno 21 Ottobre 1915:

All'alba del 21 ottobre ci venne distribuito un rancio abbondante e moltissimo marsala, provvidenza che ben pochi mangiarono; eravamo già tutti pronti con le mantelline a tracolla ed il tascapane, seduti per terra in attesa di ordini! Qualche soldato borbottava e imprecava, molti piangevano sì da far stringere il cuore; io scrissi un'ultima lettera a mio fratello Riccardo, dicendogli che, se entro 15 giorni non scrivevo, avesse assunto informazioni da altri sul conto mio; indi, impugnato íl fucile, ridendo (più per rabbia e bile) incitai imiei soldati a stare allegri ! Era inutile; ognuno dava sfogo ai propri dolori o piangendo od imprecando, e non c'era verso di chetarli! Alfine venne l'ordine di portarci in prima linea! Già erano saliti i comandi di Divisione e di Brigata, fermandosi il primo nella conca di riserva di bosco Lancia ed il secondo nella conca di rincalzo tra la seconda e la terza linea; mentre il comando di Reggimento col posto di medicazione fu portato avanti nella conca tra la prima e la seconda linea sulla sinistra ed i comandi di battaglione passarono tutti coi comandi di compagnia in linea di fuoco! Verso le ore 7 tutte le artiglierie, tutti i cannoncini lanciabombe, i cannoni ch'erano in prima linea aprirono un fuoco infernale; i comandanti di plotone rimettemmo gli orologi con l'ora del comandante dí battaglione; il fuoco era intenso, terribile, non si capiva più nulla, sembrava una tempesta, un terremoto, un ciclone, il nemico rispondeva con eguale intensità; saltavano per aria corpi umani, trincee, alberi, tutto rovinava, tutto veniva sconquassato dalla violenza delle granate e delle bombe, i reticolati venivano divelti e buttati per aria... era un inferno! I rinforzi nostri si accalcavano nelle prime linee, mentre noi aprimmo un fuoco indiavolato di  fucile-ria; il momento era tragico; solo il ricordo mi avvilisce! alle 9,30 precise come d'incanto cessò il bombardamento; avemmo l'ordine di appressarci ai camminamenti d'uscita; il tenente medico Lilla mi dà la mano e mi abbraccia con le lacrime agli occhi; io sorrido più per disperazione, mi dice: «Coraggio, Lotti», un ultimo bacio, mi allontano ficcandomi in testa al mio plotone! Improvvisamente spararono quattro colpi di can-none contemporanei; cessò la fucileria e la prima o-data uscì di corsa sfrenata fuori dai camminamenti verso la linea nemica gridando: «Savoia, Savoia!». .La fucileria nemica era intensa, le mitragliatrici vomitavano pallottole a non finire; i poveri soldati cadevano a grappoli gli uni sugli altri; come uscivano dai camminamenti, così cadevano fulminati e pochi tornnavano indietro gridando pel dolore delle ferite! Che spettacolo terrificante! Già il secondo e il  quarto plotone della mia compagnia erano sotto i reticolati nemici;  avemmo l'ordine di uscire anche noi il Caporal Maggiore  Valerio veniva pistolettato da un ufficiale perchè non voleva uscire. Noi saltammo, corremmo, ci buttammo per terra, spiccammo un salto felino , poi per terra ancora....Dio, che orrore; i due plotoni che ci precedono appena giunti sul terreno minato saltano tutti per aria; rivedo ammassi di carne umana e soldati che ricadono pesantemente al suolo; nessuno si muove più; tutti morti, tutti, tutti, tutti, neppue uno si è salvato; pochissimi feriti.
Bisognava avanzare, assolutamente; si scatta in piedi, di corsa giungiamo sotto i reticolati, qualcuno salta sulle trincee nemiche, un mio soldato afferra per la bocca una mitragliatrice nemica rovente, si brucia le mani, non la lascia viene ferito al braccio, la tira ancora, corrono due altri soldati e giù una bomba che li ammazza tutti tre.
Abbiamo altri rinforzi, la 7^ compagnia, ci facciamo coraggio, prendiamo anche noi le bombe a mano che fragorosamente squassano tutto, amazzano, distruggono; saltiamo sulle trincea, i primi nemici alzano le mani si arrendono,ma ecco di corsa dalla seconda linea migliaia di austriaci; siamo pochi noi; resistiamo; ci baionettiamo come animali; molti dei nostri si arrendono siamo perduti.
I pochi superstiti retrocediamo, ma è impossibile rientrare nella nostra prima linea ci buttiamo per terra  ci trinceriamo e facciamo finta di essere morti! I primi tre assalti sono andati falliti!
Ogniqualvolta tentavo di alzare un pò la testa erano una decina di fucilate che mi tiravano! Così come Dio volle, un pò per volta, impiegando circa tre quarti d'ora per raggiungere la nostra prima linea, rientrai nel camminamento! Ero salvo! Finalmente! Subito andai a trovare la mia compagnia, che s'era ritirata in seconda linea, e quando mi vide il sottotenente Elia piangendo, ed allora piansi anch'io ci abbracciammo più volte rimanendo come inebediti!
La mia compagnia, compresi i complementi avuti la notte precedente, era ridotta appena a 38 uomini, io compreso, e tutti malconci e contusi!



Situazione del 22 Ottobre 1915: