In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

sabato 19 dicembre 2015

Soldato BAUDINO Giacomo





683^ Compagnia Mitraglitrici FIAT
Nato a  Frabosa Sottana il 7 Gennaio 1891
Disperso a Castagnevizza del Carso il 24 Maggio 1917




Note Storiche:
La 683^ Compagnia Mitragliatrici FIAT, durante il mese di Maggio del 1917 apparteneva al 138° reggimento Brigata Barletta, che unitamente alla Brigata Bisagno componeva la 4^ Divisione (Gen. Paolini) XI^ Corpo. Dove nel corso della X^ battaglia dell'Isonzo si trovava nella zona fronteggiante Castagnevizza del Carso tra quota 309 e 251 Hbrici.


Tratto dal Diario della 4^ Divisione (Ussme):

24 Maggio 1917
Alle ore 6, il Comando del Corpo d'Armata (XI°), ordina che anche la 4^ Divisione avanzi decisamente collegata con la 31^ Divisione.
Alle ore 8,51, intenso fuoco di fucileria e mitragliatrici partente dalla linea principale Austriaca ad Ovest di Castagnevizza, indica che le nostre ondate della frazione BI8 sono sbalzate avanti all'ora stabilita. Il tiro nemico è intensificato contro le nostre linee e impedisce, per il fuoco qualsiasi osservazione diretta.
Si dà ordine all'artiglieria divisionale di impiegare proiettili a liquido speciale per impedire al nemico di accorrere dai ripari alla trincea.
verso le 9 giunge notizia che i battaglioni usciti dalle trincee tanto della Brigata Barletta che dalla Brigata Bisagno, sono stati arrestati da violento fuoco di artiglieria, fucileria e mitragliatrici nemiche e che un battaglione del 137° Fanteria è risultato pressoché distrutto.
Il Comando di Corpo d'Armata informato della situazione, invia parole di compiacimento per la saldezza delle truppe di fronte alla ostinata aggressiva difesa avversaria.i nostri concentramenti di fuoco non riesce ad essere risoluta. Sulla sinistra della Brigata Barletta anzi si fa critica. Il battaglione di sinistra di tale Brigata è pressoché distrutto ed il battaglione di rincalzo, appena uscito dalle trincee è arrestato anch'esso dal violento fuoco del nemico; nella Dolina Lecce Bassa, il tiro nemico provoca l'incendio di un nostro deposito di munizioni.
Il Comandante della Brigata Barletta, chiede quindi ed ottone dalla Brigata Bisagno che uno dei battaglioni si sposti in suo appoggio: intanto ordina di procedere cauto al 137° Fanteria che deve ripiegare l'ala destra per cercare il collegamento con il 74° Fanteria, che risulta non abbia fatto alcun movimento avanti.
Anche il battaglione di destra del 138° Fanteria che era riuscito ad occupare le trincee nemiche nel tratto più sporgente del saliente di Castagnevizza, isolato e fulminato, ripiega sulla trincea di partenza coi superstiti.
In questa situazione si riceve il fonogramma del Comando di C.A. che ordina di persistere, anche a costo di gravi sacrifici nella vigorosa prestazione finora esercitata sul nemico, allo scopo di assicurare il buon esito dell'attacco che il VII° e XIII° C.A sferreranno alle ore 14 per completare i successi finora conseguiti.
Verso le ore 14.30 è annunciato l'inizio di un contrattacco nemico in direzione della Dolina Lecce Bassa, mentre le truppe cominciano ad essere scosse dal continuo e insistente bombardamento e di rincalzi inviati a sostenere le prime ondate, ostacolate dal tiro d'interdizione nemico, avanzano con molte difficoltà.
Il Comando della Brigata Barletta si è trasferito col suo seguito al caposaldo di quota 229.
Alle 15.40 il Comando della Brigata Barletta comunica essere cessata la minaccia del contrattacco nemico al tempo stesso in cui comincia ad avere alla mano i rinforzi richiesti e la situazione va a mano a mano migliorando.
Date le condizioni del 138° si chiede l'autorizzazione di poterne effettuare la sostituzione.
Perveuto subito l'ordine del Comando del C.A. si dirama l'ordine per la sostituzione delle due Brigate Barletta e Bisagno, e si predispone perchè tutti i movimenti con esso prestabiliti per la notte prossima, avvengano senza incidenti.


Mappa zona Castagnevizza con le linee al 1 Maggio 1917 si noti la posizioni della Dolina Lecce Bassa citata nelle note storiche:


Mappa dello schieramento della 4^ Divisione con le Brigate Barletta e Bisagno nel 14 Maggio 1917 (mappa tratta dal libro "Un Professore al Fronte") di Nunzio Coppola ed. Gaspari:


Foto della zona del Saliente verso la Chiesa di Castegnevizza del Carso detta "Rondò":


Veduta dalla prima linea austriaca a nord Castagnevizza dove s'infransero gli attacchi della Brigata Barletta nelle giornate del 23 e 24 Maggio 1917


Ringrazio per questo post la nipote del soldato Baudino  Denise Cotteret


 
  

 

domenica 29 novembre 2015

Caporale PIAZZA Giuseppe



111° Fanteria Brigata Piacenza

Nato a Leno il 11 Aprile 1888
Morto sul Monte San Michele il 21 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 



Note Storiche:

La brigata Piacenza nel corso della III^ battaglia dell'Isonzo apparteneva alla 30^ Divisione XIV Corpo d'Armata comandata dal Tenente Generale Paolo Morrone.

Tratto dal Diario Storico della Brigata Piacenza (Aussme):

21 Ottobre 1915
Quota 170. Alle ore 10 del 21 Ottobre la Brigata è schierata per ala sotto le cime 3 e 4 di Monte San Michele.
112° ala destra II° battaglione nelle trincee più avanzate (dette Sterio) pronto a costituire le prime ondate d'assalto, III° battaglione nelle trincee di seconda schiera (dette Amabile), I° battaglione in riserva di brigata con la 1^ compagnia nelle trincee di quota 170 e tre in quella di 130 (dette del Boschetto) in totale 5 linee.
111° ala sinistra con due fronti: 
Fronte Boschini, II° battaglione con due compagnie in prima linea, 2 in seconda.
Fronte cima 3 - III° battaglione in prima schiera formata su 3 linee I° battaglione in seconda schiera pure costituita su tre linee. Totale sei linee costituenti le sei successive onde di attacco.
Alle 10 precise allungato il tiro di artiglieria, la onda di guastatori della Brigata (muniti di pinze tagliafili), si slancia arditamente fuori delle trincee più avanzate, e pur battute dal vivace fuoco di fucileria nemica sale di corsa per l'erto monte, seguono poi con bello slancio, la seconda e la terza onda dei due reggimenti distanti dai 500 ai 800 metri l'una dall'altra.
Numerosi nemici, specialmente dal fonte del 112° lasciate le armi si gettano fuori dalle loro linee di difesa e lanciandosi giù per la china con le braccia alzate sul capo, dichiarano di arrendersi prigionieri. Altri sono catturati con le armi alla mano nelle trincee.
L'artiglieria avversaria, intanto agisce violentemente contro le truppe attaccanti e batte tutta la zona di terreno tra le cime e l'Isonzo, ciò nonostante i battaglioni di prima schiera raggiungono le cime , e quelli di seconda partono a successive ondate, seguendo con lena incalzante le truppe di prima schiera.
All'ala sinistra il 111° , nella sua azione offensiva, incontra assai più gravi difficoltà, le difese accessorie ed i trinceramenti nemici, non sufficientemente colpiti dal tiro di artiglieria, fanno attardare, nel lavoro di distruzione i guastatori che dal fuoco di fucileria e mitragliatrici vengono decimati. Aperte due piccole breccie le onde della prima schiera si precipitano sulle difese nemiche e riescono a stabilirsi sulla cima 3 a tre metri di dislivello dalla vetta a circa 60 metri dalla trincea nemica.
Il violento fuoco delle numerose mitragliatrici avversarie spezza lo slancio delle truppe, che si rafforzano e fortificano nelle posizioni conquistate.
Nello svolgersi dell'azione, tra i due regg. venne a formarsi come uno strappo a colmare, la lacuna il Comando della Brigata provvede con l'invio di reparti del 111° tolti dal II° battaglione sulla parte di Boschini, la dove i reparti della Brigata Verona, agendo vanno sostituendo, secondo gli ordini le truppe della Brigata Piacenza.
Anche su questo tratto della fronte, tra le due cime il 111° tenta l'attacco delle difese nemiche ma l'impeto s'infrange contro le difese accessorie nemiche e sotto il violento tiro delle mitragliatrici i reparti del II° battaglione debbono pur essi arrestarsi e rafforzarsi sulla linea avanzata raggiunta.
Alla sera, ore 20,15 viene inviata al Comando della 30^ Divisione la comunicazione seguente:
"Il 112° è schierato con la propria sinistra sotto cima 4 e con la destra verso la sella di San Martino, ciò non avendo il regg.to trovato passaggio aperto nei reticolati ha dovuto prendere la via del camminamento austriaco, e nella ritirata per non abbandonare parte della dorsale, ha dovuto occupare un tratto della fronte del 156° che non è comparso sulla linea perché tutto impegnato contro il ridottino.
D'altra parte il 111° non avendo trovato scuciture nei reticolati in corrispondenza tra cima 3 e cima 4, ha tentato di girare tra cima 2 e cima 3, ma anche qui ha dovuto arrestarsi difronte i reticolati, oltrepassatili ha costruito una trincea avvolgente che in alcuni punti è a 20 metri dal nemico.
Per ripristinare il contatto tra il 111° e il 112° ho dovuto spostare un battaglione del 111° appena questo venne sostituito dall'85°, per modo che ora i due reggimenti hanno quasi tutte le forze in linea per occupare la loro ampia fronte, meno piccoli rincalzi. 
Reputo che per le perdite gravi subite e per le fatiche sopportate le truppe siano, sebbene di morale alto stanche e non si possa attendere da loro una vigorosa azione nel senso richiesto da S.A.R.il Comandante di Armata; nondimeno ho già predisposto e darò avviso per far allungare il tiro artiglieria verso cima 4, per tentare domattina all'alba un'azione su cima 4, eseguita dal 112° , sostenuto da due battaglioni del 111° e possibilmente dal 156° pel quale mi rivolgerò al Comandante della Brigata Alessandria: F.to Generale Chinotto.


Tratto dalla "Sentinella Bresciana" 4 Dicembre 1915:

Ci scrivono da Leno,:
Una laconica cartolina giungeva tempo fa alla sorella Angiolina, per parteciparle la morte del fratello Piazza Giuseppe, caporale del.. fanteria. Il triste annuncio era dato da un commilitone, che raccogliendo l'ultimo respiro dell'amico, assolveva ad una promessa reciprocamente giuratasi, di avvertire i parenti della morte dell'uno o dell'altro, annunciando in tal modo alla sorella la fine del povero Peppino, affinchè a sua volta sapesse preparare al colpo crudele gli affezionati e vecchi genitori. La notizia inaspettata, passò di bocca a bocca a esi sparse per tutto il paese.
Oggi che ci è nota l'azione in cui cadde, dobbiamo esaltarne la memoria perchè cadde da valoroso.
Coraggioso per natura, sprezzante del pericolo, già provato da altri fatti d'armi.
Così fu di Piazza: combattè da valoroso; colpito al braccio sinistro rifiutò di portarsi al posto di medicazione, ma volle continuare il combattimento ingaggiato, avanzando sempre sotto il grandinare delle palle; cadevano i compagni, cadde il capitano suo, sempre alla testa dei suoi prodi.
L'azione continuava intanto più violenta e tenace, si sviluppava, progrediva a noi favorevole. Il capitano (vedi nota sotto) giaceva immobile, non poteva più esultare della vittoria. Non poteva essere abbandonato e Peppino Piazza non curante del pericolo, già debole per la sua ferita, sotto l'impulso del proprio animo generoso, audacemente, rintraccia il copro del suo superiore e lo solleva avviandosi nel posto più vicino.
Vittima della sua abnegazione, è a sua volta colpito da una palla e cadde nel campo dell'onore.

Ringrazio Pierangelo Mazzardi

Note:
Si trattava del capitano Barassi Camillo di Milano, unico del suo grado ad essere caduto in quella giornata. Egli comandava la 7^ Compagnia del II° battaglione, nello stesso reparto era in forza il caporale Giuseppe Piazza.



 Mappa  del XIV°  C.A. con le posizioni dei reparti della Brigata Piacenza il 22 Ottobre 1915 (Aussme)



 



mercoledì 18 novembre 2015

S.Tenente BOSSI Gualtiero





13° Reggimento Bersaglieri


Nato a Roma nel 1895
Morto a Quota 118 Est di Castelnuovo il 21 Agosto 1915 
Sepolto al Sacrario di Redipuglia







Note Storiche:

Il 13° Reggimento Bersaglieri, successivamente dal 24  Settembre 1915 1° Reggimento fino al 4 Gennaio del 1916 quando diventerà definitivamente 15° Reggimento, nell'Agosto 1915, apparteneva alla 25^ Divisione dove il suo L battaglione, parteciperà a  varie azioni nel settore Quote 111-118 a Est di Castelnuovo. 
Nel giorno 21 Agosto 1915 nel settore della 25^ Divisione il 123° Fanteria Brigata Chieti inizia con forti pattuglie un movimento di avanzata contro il trinceramento di Quota 118. Alle ore 6,30 si ha notizia di attacchi nemici durante la notte respinti dal L° battaglione e dell'invio, all'alba, di pattuglie di ambedue i reparti per riconoscere il terreno antistante. Tali pattuglie però furono arrestate nel movimento dal fuoco violento di fucileria. Alle ore 9 il Comandante del 124° Fanteria comunica che inizia l'avanzata contro il trinceramento antistante. Il Comando di Brigata ordina sia nuovamente tentata l'avanzata del 123° contro la trincea di Quota 118. Il 124° riesce  a fare un'avanzata di circa 100 metri e benché battuto  dal fuoco di artiglieria si rafforza nella posizione avanzata.
Alle ore 16 il 123° e il L° Battaglione Bersaglieri tentano ripetutamente d'impadronirsi del trinceramento di Quota 118  e di quello antistante ai Bersaglieri, ma ostacolati da una tenacissima difesa han dovuto ripiegare sulle proprie posizioni.
Secondo il diario della 25^ Divisione, il S.Tenente Bossi non morirà il giorno 21 ma bensì il 22 Agosto come narrato nei fatti che seguono:
Il Comando del 123° riferisce che nella notte reparti del III° battaglione hanno nuovamente tentato di entrare nel trinceramento di Quota 118, ma fatti segno a violento fuoco di fucileria, non hanno potuto  raggiungere lo scopo. Verso le ore 12, dopo un efficace preparazione dell'Artiglieria che aveva sfondato in qualche punto il trinceramento, lo stesso battaglione del 123° appoggiato dal fuoco del L° Bersaglieri,mosse nuovamente all'attacco e riuscì a penetrare impadronendosi del trinceramento, ma il nemico, che aveva abbandonato momentaneamente la trincea, rifugiandosi in laterali buche carsiche, rioccupò il trinceramento e con tiri d'infilata, bombe a mano e scoppio di mine impedì ad altri reparti susseguenti di entrare nel trinceramento. il battaglione rimase a pochi metri dalla posizione nemica rafforzandovisi. In tale operazione vi furono gravi perdite un Ufficiale dei Bersaglieri Ten. Bossi ucciso e un Ufficiale del 123° Ten. Frascarelli pure ucciso.
Dietro ordine del Comando di Divisione nelle notte vennero ritirate dal fronte per passare in riserva a Castelnuovo due compagnie del battaglione Bersaglieri.

Tratto dal Libro "Quattro Anni Senza Dio" di Armando Lodolini:

Mensa Ufficiali: serve a me il sottotenente sulmonese Tirone Pietro, un biondino di 18 anni che è tornato da non so dove e ha preso il comando della 4^ compagnia; qualche volta ci fa compagnia Mario (nome vero Gualtiero) Bossi,  un sottotenente dei vicini Bersaglieri (questo qui porta un magnifico pennacchio che stride sulla sua divisa lercia e sdrucita).
"Trincea delle Frasche":
Il 16 Agosto 1915, mi giunge un biglietto scritto a lapis: "Occupi con una compagnia la trincea delle frasche. I bersaglieri agiranno di conserva. Mantenga il grosso battaglione in dolina".
La trincea nemica era appunto quella famosa delle frasche , risperduta da noi in settembre e ripresa in ottobre dalla Sassari. Ma io allora non sapevo che quel grosso muro protetto  da un rugginoso reticolato e tutto giallo di frasche secche avrebbe avuto una storia cosi' illustre.
Andò Tirone con trenta uomini "la compagnia" di notte. Svelse un buon tratto di reticolato, al quale s'era avvicinato lungo un muretto che univa la nostra alla trincea nemica e poi il nemico lo tempestò di fucilate. I Trentuno tornarono quatti quatti lungo il muro, ma otto erano un inutile fardello di carne macellata. Io stesso e molti dei nostri picchiammo tutta la notte nel presunto varco,mentre Tirone seppelliva giùin fondo alla dolina i suoi compagni morti.
All'alba lo tornai chiamare: "Occorre tornare là. Pietro. Noi non abbiamo occupato la trincea."  Pietro riebbe trenta uomini e filò lungo i cento metri che ci separavano dal nemico. Lo spinsi con quasi tutto il "grosso" fuori, dietro di lui, col rimorso di dissubidire all'ordine ricevuto.Ma fu ventura: senza quel rinforzo, dopo lo sbalzo al di là delle "Frasche" sarebbe caduto progioniero. Invece fra tutti noi acchiapammo un'ottantina di nemici, più laceri e più fetidi di noi.
Alla sinistra, sotto il sole nescente , la lunghissima trincea s'infiocchettava di pennacchi lucenti. Bravo Bossi! Avviai i prigionieri con una scorta  che mi fece restare pochissima gente e vidi che la vittoria ci aveva trasfigurato. Io mi sentivo inebriare dal pensiero che non sarei più tornato nella mia fosca dolina. Tanto che seppelii sul posto nove nostri caduti  nell'azione e rotolai il più lontano possibile forse un centinaio di e mezzo di cadaveri austriaci, alcuni dei quali ischeletriti. Con molti dei suoi bersaglieri anche Bossi era caduto.


Note del Curatore:

Leggendo le testimonianze tratte dal Diario storico e sia dal libro di armando  Lodolini, si capisce che i fatti non coincidono, anche con la data di morte del S. Tenente Bossi.
La morte del S.Tenente Bossi è avvenuta realmente il giorno 21 Agosto, come testimonia la lettera inviata dal Comandante della sua Compagnia  Capitano Zucchi il quale dice: che il giorno 21 Agosto alle ore 16 circa andando all'assalto con il suo plotone al grido <<Savoia>> fu colpito da granata dove con lui periva anche il suo attendente con altri soldati.
La sua salma fu poi tumulata al cimitero di Sagrado.
Questo coinciderebbe con quello scritto dal diario della 25^ Divisione dove indica  alle 16 l'inizio dell'attacco ad opera del L° battaglione Bersaglieri con il 123° Fanteria Chieti. Anche se la sua morte sempre il diario della stessa Divisione lo mette nella giornata successiva del 22 con il.Tenente del 123° Frascherelli Paolo, dove invece nell'elenco delle perdite degli Ufficiali del Riassunto storico della Brigata Chieti viene dato erroneamente per disperso e morto in prigionia il 25 Agosto 1915.
Armando Lodolini che apparteneva al 123° Fanteria 2^ compagnia I° battaglione, nelle pagine del suo libro sopra citate, riporta i fatti di varie giornate tutte insieme in un unica data il 16 di Agosto 1915.
nel giorno 16 a mezzogiorno ci sono solamente delle puntate offensive verso i reticolati nemici da parte di alcune pattuglie per poi avanzare fino alle trincee avversarie che riescono ad affermarsi senza il concorso del battaglione bersaglieri di Bossi.
Solo nel giorno 18 Agosto si verifica l'azione citata da Lodolini dove il suo battaglione a sinistra dell settore si spinge in avanti e occupa la trincea delle Frasche. Mentre il l° battaglione Bersaglieri riesce anche lui a portarsi avanti e a procurare gli ottanta prigionieri che Lodolini cita nel suo diario.
Lodolini afferma anche che la stessa trincea delle frasche da loro conquistata non verrà mai persa in settembre, perchè essa è si la trincea delle frasche ma solo la prima della serie in sequenza che verrano poi successivamente conquistate come da parte della Brigata Sassari il 13 Novembre 1915 durante la quarta battaglia dell'Isonzo.
Mentre per il giorno 21 Agosto data della morte del S. Tenente Bossi il battaglione di Lodolini compie una leggera avanzata affermandosi sulla linea costruendo una trincea che consente un pò di dominio sulle trincee nemiche rettificando la linea del reggimento. In questa occasione come abbiamo visto prima cadrà colpito a morte il S, Tenente Bossi Gualtiero.



Mappa (USSME) con le posizioni tra i giorni 17-21 agosto 1915 in rosso la linea conquistata:








giovedì 12 novembre 2015

Aspirante OGNA Leonildo Luciano





123° Fanteria Brigata Chieti

Nato a Chiavenna (SO) il 2 Settembre 1897
Disperso a Quota 208 Nord- Nova Vas il 16 Settembre 1916

 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Alla testa di due Plotoni della propria Compagnia, con magnifico impeto e sereno ardimento si slanciava alla conquista di forte posizione nemica, occupandola. Resisteva poi con coraggio e fermezza ai contrattacchi nemici, finché cadeva colpito a morte.
Quota 208 Nord- Nova Vas il 16 Settembre 1916

Notizie Storiche:
Il 123° Fanteria (Brigata Chieti) nella 7^ battaglia dell'Isonzo 14 - 18 Settembre 1916 si trovava a fronteggiare la linea di Quota 208 Nord - NovaVas. La Brigata Chieti apparteneva alla 31^ Divisione che assieme la 19^ formavano il XIII° Corpo d'Armata.

Dal diario del 123° Fanteria (USSME):

Il Generale Parigi Comandante della Brigata Chieti, emana l'ordine per l'attacco di oggi:
II° battaglione in prima linea, III° di rincalzo e II° di riserva di Reggimento.
L'avanzata deve essere compiuta con fitte e larghe ondate ed a qualsiasi costo.
Mentre l'assalto è stimato per le ore 10.30 poi rimandato alle ore 11.30.
L'assalto conduce la 5^ e 7^ Compagnia nella trincea avversaria, e il Generale Parigi compiacendonese avverte che l'avanzata deve procedere avanti con qualunque sacrificio.
Viceversa pur grande che sia il valore delle truppe, è impossibile.
Invano dò ordine al III° battaglione di rinforzare  il II° battaglione. Il Maggiore Susanna accorso prima con la 10^ e 11^ compagnia poi con tutto il battaglione, fa sforzi eroici perchè le ondate riescano a superare l'ostacolo. Alle ore 13.50 il Maggiore Fiorito comunica, che ritiene che la 5^ e 7^ compagnia o distrutte o prigioniere. l'8^ e la 6^ a 60 metri dai reticolati, immobilizzate dal fuoco.
Alle ore 14,25 do ordine di serrar sotto anche il I° battaglione. Alle ore 15 il Comando di Brigata annuncia che il 121° Fanteria (Brigata Macerata), ha vittoriosamente avanzato ed incita a mantenere il collegamento con esso. Ma codesta avanzata no si è affatto verificata. Lo stesso Comando consiglia di attendere una sosta nel fuoco nemico, ma di avanzare a tutti i costi e di impiegare tutte le forze.
Ma benché ciò significherebbe voler l'impossibile del Reggimento. Dò ordine al III° battaglione d'attaccare . Alle 19.30 le forze del Reggimento son sufficienti. Ma poi prospettata a quel Comando la gravità della situazione, e il pericolo di un contrattacco in quelle critiche condizioni, esso ordina di rientrare nelle primitive posizioni.
Un articolo a firma di Francesco Pedretti dell’aprile 1917 riporta le seguenti notizie:

 «Recentemente fece ritorno dall’Austria, assieme ad altri prigionieri invalidi, il tenente Jommi, di Monza, che col giovane Ogna comandava una compagnia di fanteria e che dovette subire l’amputazione della mano sinistra. Egli narra che la compagnia comandata da lui in sostituzione del capitano e dal tenente Ogna, si lanciò all’assalto di una trincea nemica che dopo aspro combattimento riuscì a raggiungere. Ogna vi arrivò per il primo e vi balzò come un fulmine. Con una violenta lotta corpo a corpo, i nostri si impossessarono della trincea e fecero prigionieri i nemici superstiti. Il Jommi fermatosi sul posto per attendere rinforzi diede ordine ad Ogna di riordinare la compagnia e di muovere all’assalto di un’altra posizione nemica. La compagnia riuscì ad impossessarsi anche di quella; ma poco dopo una granata austriaca di grosso calibro, scoppiando fra i nostri, vi fece strage. Da quel momento più nulla si sa di Luciano Ogna».

L'articolo sul giornale dell'epoca:

Mappa dello schieramento del XIII° C.A.  al mattino del 16 Settembre 1916 (USSME):

Ringrazio il Pronipote Marco Allasia





domenica 1 novembre 2015

Soldato BIASUTTI Pietro



123° Fanteria Brigata Chieti

Nato a Lume il 2 Luglio 1895
Morto l'11 Agosto 1916 a Turriacco presso l' Osp. 85  per ferite da combattimento
Sepolto a ----------



Note Storiche:

il 123° Fanteria Brigata Chieti nei giorni di Agosto 1916, prese parte alla VI^ battaglia dell'Isonzo, a disposizione della 31^ Divisione XIII° Corpo D'Armata.
Il XIII° C.A. fronteggiava la linea da quota 164 fino a Quota 118 Monte Sei Busi esclusa.
La Brigata Chieti, il giorno 8 Agosto inizio della VI^ battaglia aveva in linea il I° e il II° battaglione del 123° Fanteria e il III° era di riserva a Redipuglia, fronteggiando la Quota 112 a est di Redipuglia.
Mentra l'intero 124° reggimento era di riserva a Turriacco. sede anche del Comando della 31^ Divisione.

Tratto dal Diario del 123° (USSME) :
8 Agosto 1916
Il tiro delle nostre bombarde e d'artiglieria è diretto alla demolizione dei presunti appostamenti di mitraglitrici. Il tiro intermittente durante tutta la giornata raggiunge sovente gli obbiettivi, senza potersi verificare i danni reali. Nel pomeriggio, alle ore 18, denunciandoli la ritirata del nemico, una pattuglia con il Sergente De Bonanno esce per assicurarsene.
Fatta segno a vivo fuoco nemico falcia uno dei suoi nel terreno.
Durante la notte viene effettuata un'azione dimostrativa, il nemico dimostra il suo orgasmo e il suo vivo all'arma con il getto continuo di razzi e soprattutto col fuoco intenso di mitragliatrici e fucileria e bombe. Comunque pattuglie lo tormentavano tutta la notte, le più notevoli furono quelle guidate dall'Aspitante Acqua e dal Sottotenente Di Roberto che con 15 uomini riesce ad irrompere in direzione dell'approccio XII, facendo due prigionieri. Uno dei due prigionieri e poi ucciso dal fuoco degli Austriaci, nel ritorno. I nostri hanno avuto 7 uomini dispersi, certamente uccisi.
Perdite: Truppa Uccisi 1 ; Feriti 11, Dispersi 7.

Nei giorni successivi gli Austriaci  cominceranno il ritiro da queste linee sino a Doberdò e sul Crni Hrib dove i reparti della Brigata Chieti si scontrerranno dal 10 Agosto 1916, con le ultime resistenze di difesa Austriaca, prima di arrivare sul Vallone di Gorizia fronteggiando le due quota 208 Nord e 208 Sud.
Molto probabilmente in questi giorni di avanzata fu ferito in modo grave il soldato BIASUTTI, dove poi cesserà di vivere all'Ospedaletto nr.  85 di Turriacco l'11 Agosto 1916.


Mappa (Ussme) con lo schieramento del XIII° Corpo d'Armata al mattino dell'8 Agosto 1916:





martedì 20 ottobre 2015

Soldato GOMIERO Alberto



29° Fanteria Brigata Pisa
Nato a Cervarese Santa Croce (PD) il 12 Novembre 1894
Morto a Sagrado 22^ Sez. Sanità il 29 Giugno 1916 seguito azione gas asfissianti
Sepolto al Sacrario di Redipuglia tra gl'ignoti




Note Storiche:

Il 29° Fanteria formava con il 30° la  Brigata Pisa,dove il  29 Giugno apparteneva con le  Brigate Regina  alla 21^ Divisione Xi° Corpo d'Armata, settore sella di San Martino fino a quota 164.
Il giorno 27 Giugno 1916 Il 29^ Fanteria va a occupare con due battaglioni il fronte del sottosettore di San Martino e uno rimane nei ricoveri di Borgo Pisa in riserva di settore.
Il 30° fanteria occupa con due battaglioni  occupa con due battaglioni il sottosettore del Groviglio. Un battaglione rimane come riserva divisionale nei ricoveri presso Sagrado.
Il 28 Giugno 1916 alle 19  viene effettuato un attacco da parte del 30° verso le posizioni del Groviglio. Benchè fosse condotto per tre volte, non ha dato buon esito essendo i reticolati e le trincee nemiche in piena efficienza. All'Elemento Quadrangolare però dopo accanito combattimento si riesce ad occupare una parte della trincea perduta il 14 Maggio scorso.
29 giugno 1916 alle ore 5.30 il nemico effettua un forte tiro di interdizione sulla strada di Sdraussina e sui ponti dell'Isonzo, per impedire l'accorerre dei rincalzi e contemporaneamente emette un forte getto di gas asfissianti e venefici che favoriti dalla forza e direzione del vento in breve seminò la morte sulle nostre prime linee e sulla linea di resistenza. I battaglioni II° e III° del 30° quasi completamente distrutti dall'azione avvelenatrice dei gas, e lo stesso Comando del Reggimento furono costretti ad abbandonare le linee al nemico il quale però cedette all'occupazione della Buca Carsica e delle Lunette dove infatti non si trovano che cadaveri e moribondi.
Sopraggiunto il IV° battaglione del 30° fanteria, il Tenente Col. Cav. Duranti assunto il Comando del Reggimento e con i pochi superstiti, appoggiato sulla destra dalla Brigata Regina, sferrò un furioso contrattacco che valse a riconquistare il terreno perduto.
La Brigata Pisa il giorno 29 Giugno ebbe le seguenti perdite:
Ufficiali morti: 19 feriti 55 dispersi 12
Truppa morti 416 feriti: 1711 dispersi 933.


Tratto da libro "Cervarese S.Croce Gioventù in Battaglia" di Alberto Aspen:
Il soldato Gomiero Alberti fu chiamato alle armi il 9 Giugno 1915 e assegnato al 55° Fanteria Brigata Marche. Il 24 Settembre dopo un periodo di addestramento militare è destinato al 31° Fanteria Brigata Siena, dove perteciperà alle azioni di Ottobre durante la terza battaglia dell'isonzo contro la "Trincea delle Frasche". Il 6 Febbraio 1916 il destino lo porta ad essere trasferito di reparto passando alla Brigata Pisa e più precisamente al 29° fanteria inquadrato nella 7^ compagnia II° battaglione.
Il giorno 28 Giugno 1916 reparti del 29° Fanteria occupano una parte della trincea dell'Elemento Quadrangolare come descritto precedentemente nelle "Note Storiche".
Alle prime luci del 29 Giugno così viene descritto l'attacco Austriaco con i gas asfissianti:
<<Improvvisamente (sono le 5.15) lè'artiglieria nemica apre un violento fuoco sulle rive dell'Isonzo. Una densa cortina di fumo e di nebbia copre ben presto i dintorni di Sdraussina e l'attigua passerella sul fiume. Mentre ci si domanda con meraviglia le cause e l'obbiettivo del violento cannoneggiamento, si manifestano realmente i primi sintomi di ciò che realmente accade. I gas lanciati dall'avversario verso le ore 5.30 dalle trincee di San Martino e dell'Albero Storto, trasportati da una leggera brezza mattutina hanno già investito in pieno le trincee delle Lunette e le doline retrostanti asfissiando truppe di occupazione e rincalzi>>.
Fra le migliaia di morti , anche il fante Gomiero Alberto che spira nel pomeriggio a 21 anni di quel 29 Giugno 1916 a Sagrado presso la 22^ Sezione Sanità a seguito di azione di gas asfissiante per fatto di guerra.
Nello stesso giorno  alla 22^ Sezione Sanità saranno 38 i soldati deceduti  del 29° Fanteria.
In quel preciso istante - tramandano i familiari - la Madre Elisabetta ebbe un doloroso presentimento, destinato fatalmente ad avverarsi . Come folgorata per la sorte tocca al povero figliolo cominciò a gridare: Berto (diminuitivo con il quale chiamava affettuosamente il figliolo) xe morto, Berto xe morto.
Il Gomiero venne sepolto a Sagrado nel cimitero dei "Gassati" . In seguito la salma è stata traslata tra gli ignoti nel Sacrario di Redipuglia.

Mappa del settore della Brigata Pisa datata  21 Giugno 1916 :

Mappa con segnate le posizioni dell'Elemento Quadrangolare e delle Lunette:









giovedì 15 ottobre 2015

Capitano DE CAROLIS Gregorio




123° Fanteria Brigata Chieti

Nato a Civiterla Casanova (TE) il 12 Maggio 1880
Morto a Polazzo trincea Monticelli Rossi il 28 Ottobre 1915
Sepolto a ---------- 

 

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

Nell'assalto di una posizione nemica precedeva, con entusiasmo, la prima ondata della propria compagnia, trascinandone con slancio e ardimento i soldati. Colpito da una palla avversaria , lasciava la vita sul campo.
Monte Sei Busi, 28 Ottobre 1915

Note Storiche:
Il 28 Ottobre 1915 (III^ battaglia dell'Isonzo)  il 123° Fanteria Brigata Chieti era in linea con la 31^ Divisione nel settore di Polazzo tra la Trincea delle Celle e la Quota 118 non compresa del Monte Sei Busi.
La sera prima il Comandante di Divisione si recò a Polazzo per conferire col Generale Parigi e concretare l 'azione che si doveva svolgere per il giorno successivo.
Il giorno 28 al mattino dopo una ricognizione aerea il Comando del X° Corpo d'Armata al quale dipendeva la 31^ Divisione comunica l'esito di questa e avverte che il tiro di preparazione dell'artiglieria sarà interrotto dalla ore 11 alle ore 12.
Alle ore 14.15 causa lo scoppio di un obice della batteria Magnaghi, la preparazione di fuoco sulla fronte della Brigata Chieti subisce una sospensione. di circa mezz'ora dovuta all'interruzione di tutte le linee telefoniche.
Alle ore 15 il 124° dopo un'altra breve preparazione di fuoco sulla trincea a Y inizia l'avanzata, ma causa dell'interruzione delle comunicazioni telefoniche, la Divisione non riceve notizie fino alle ore 17.
Intanto in seguito a una richiesta del Comando della 19^ Divisione che anche il 123° cooperi col movimento all'avanzata della Brigata Bologna, si ordina alla Brigata Chieti di ottemperare quanto più possibile al desiderio del predetto Comando.
Alle 17 circa giunge notizia che il 124° arrivato con alcuni reparti alla trincea ad Y ma ne è stato ricacciato da un violento fuoco di artiglieria e di mitragliatrici. Anche il 123° ha iniziato l'avanzata contro i trinceramenti ancora intatti del nemico ma è costretto subito ad arrestarsi accolto da fuoco nemico vivissimo di fucileria.
Ordine al Comando del I° Battaglione 123° Fanteria
Il I° battaglione del 123° ricevette l'ordine dal Comando della 31^ Divisione alle ore 16.15 di avanzare contemporaneamente al battaglione del 40° fanteria  che è sulla sinistra e di prendere subito gli accordi per la simultanea avanzata.
Lo stesso Comando informò che aveva già scritto al 40° per sapere l'ora precisa dell'inizio dell'avanzata. Intanto la S.V. dia subito tutti gli ordini per tale avanzata la quale dovrà procedere con le norme note e risolutamente, preceduta beninteso dai lanciatori di bombe a mano e dai portatori di pinze- tagliafili.
Disponga nel caso occorresse il rinforzo della 2^ e 1^ compagnia.
Dia subito assicurazione.

L'attacco effettuato dalla 3^ e 4^ Compagnia, causò la perdita di 6 ufficiali tra  quali la morte del Capitano DE CAROLIS Gregorio Comandante della 4^ Compagnia e la morte di 6 uomini di truppa, il ferimento di 50 e di 22 dispersi.


Mappa del 21 Ottobre 1915 con indicata la trincea detta dei Sassi Rossi o Monticelli Rossi:




La trincea dei Monticelli Rossi ai giorni nostri:





domenica 4 ottobre 2015

Caporale BELLOLI Giuseppe



39° Fanteria Brigata Bologna

Nato a Ghisalba il 10 Luglio 1895
Morto a Korite il 23 Agosto 1917
Sepolto al Sacrario di Redipuglia





 

 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Caporale 39° Reggimento Fanteria, sotto l'intenso fuoco nemico di sbarramento, traeva al sicuro un Ufficiale ferito. Nell'attacco di posizioni avversarie dimostrava sprezzo del pericolo ed ardimento mirabili, finchè venne colpito a morte.
Korite, 23 Agosto 1917


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


Soldato 39° reggimento di Fanteria. Volontariamente offertosi di far parte di una squadra incaricata alla cattura di un posto avanzato nemoco, dava prova di slancio, ardimento e sprezzo del pericolo, contribuendo con la sua opera, efficacemente, alla cattura del posto stesso.
Boscomalo, 6 Aprile 1917





Note Storiche:

Il 39° Fanteria apparteneva con il 40° Reggimento alla Brigata Bologna, nel corso dell'XI^ battaglia dell'Isonzo (17-31 Agosto 1917) era assegnata alla 54^ Divisione.
Il giorno 22 Agosto 1917,  la Brigata Bologna doveva procedere l'attacco coordinato con la III^ Brigata Bersaglieri, verso il settore di quota 244-Korite.
Verso le ore 9.45 il nemico apriva un violento fuoco di artiglieria verso le posizioni  della 54^ Divisione, poco dopo attaccava in forze, ma fu respinto grazie al fuoco delle artiglierie Divisionali.
Un nuovo attacco fu sferrato contro le stesse posizioni tra quota 244 e Korite e dopo un terzo su tutta la fronte della Divisione, ma le truppe delle Brigate Lario e Bologna mantennero le linee.
Alle ore 17 il Generale Diaz ordinava al Comandante della Brigata Bologna di muovere nuovamente all'attacco di quota 244, mantenendosi in stretto collegamento con il Comandante della Brigata Bersaglieri. Analogo ordine veniva impartito anche dal Comando della 3^ Armata.
Il Comandante di Divisione assicurava poco dopo che i due Comandanti di Brigata erano già in collegamento attraverso la Q.220. L'attacco veniva subito iniziato dai battaglioni I-IV/40° ma la restistenza opposta dal nemico obbligava ad arrestarsi, con gravi perdite, senza poter raggiungere la Quota 244. Il Comandante della Brigata Bologna Magg. Generale Tesei rimaneva ferito.
Il 23 Agosto durante la notte il II/40° attaccato in forze, fu costretto a ripiegare, ma la situazione veniva ristabilita in mattinata. Alle 15.33 dopo trenta minuti di preparazione di artiglieria, le truppe della Brigata Bologna mossero all'attacco, ma non riuscirono ad avanzare fino a Quota 244; sostennero però con fermezza violenti e numerosi contrattacchi nemici sferrati in particolar modo contro il II/40°. Le forti perdite subite costrinsero a portare in linea anche il IV/40°. malgrado nuovi tentativi la quota non venne raggiunta e la linee restò in prossimità di essa.



Mappa con indicata la Quota 244 e le linee dopo l'XI^ battaglia dell'Isonzo:




mappa tratta dal libro : I Tracciati delle trincee della Grande Guerra (La conquista del Carso di Comeno)












sabato 19 settembre 2015

Soldato DE FILIPPI Celso




113° Fanteria Brigata Mantova


Nato a Ravenna il 7 Ottobre 1881
Morto Zona Fornaza - Nad Bregom  il 23 Maggio 1917
Sepolto a --------




Note Storiche:

Il 113° fanteria unitamente al 114° apparteneva alla Brigata Mantova che con la Brigata Padova formavano la 33^ Divisione comandata dal Magg. Generale Andrea Graziani.
Nel corso della X^ battaglia dell'Isonzo l'azione che doveva svolgere la Divisione contro la linea nemica era affidata a cinque battaglioni della Brigata Mantova, i quali superato il ridottino Austriaco di quota 208 Sud, e le caverne di quota 275, dovevano portarsi al quadrivio di quota 192 ed attaccare le posizioni nemiche tra quota 238 e 241.
L'attacco ebbe inizio alle ore 16.05 su tutta la fronte della Divisione.
Il 114° Fanteria ala destra dell'attacco superate le posizioni  di quota 208 sud e di quota 175, si diresse verso oriente, raggiungendo dopo e viva contrastata lotta la quota 235 e la selletta di quota 219, dove si collegava con le truppe della 16^ Divisione (VII° C. d.A.)
La massa di manovra, vinta, insieme con i reparti della Brigata Catanzaro (34^ Divisone), la tenace resistenza opposta dall'avversario a quota 238, proseguì verso sud e, operando da est, partecipò alla conquista di quota 241.
Il 113° Fanteria , sulla sinistra, occupate le prime due linee di trincee nemiche, puntò sulle posizioni di quota 238 e 241 affermandosi su quest'ultima alle ore 18.30 ad opera del II° battaglione dove pero' richiedeva urgentemente rinforzi, in quanto rimasto isolato.
In aiuto accorrono due compagnie di Granatieri ma viene richiesto anche il battaglione di riserva Divisionale, poichè detta quota è tenuta ormai da due sole compagnie già provate.
La reazione nemica, vivacissima durante lo svolgersi dell'azione, causò perdite rilevanti ai reparti attaccanti; pertanto, a sera l'intera Brigata Granatieri fu messa a disposizione della 33^ Divisione.


Il soldato DE FILIPPI Celso, durante la sua ultima licenza confidò ai suoi amici: << Vedete, a me dispiace molto di morire, per i i miei figli per la mia famiglia, ma sento che se dovessi incontrarmi con la morte non saprei sfuggirla>>.
Lasciò la moglie e tre figli.



Schieramento della 33^ Divisione al'inizio della X^ Battaglia dell'Isonzo:



 Trincee Austriache a quota 241:


 

domenica 13 settembre 2015

Soldato COGO Giovanni




40° Fanteria Brigata Bologna
Nato a Salcedo (VI) il 19 Novembre 1885
Morto a sul Carso  il 23 Maggio 1917
Sepolto al Sacrario di Redipuglia tra gl'ignoti



Note Storiche:


Il 23 maggio 1917 iniziava l'offensiva carsica nel settore dal Volkovnjak al mare, La Brigata Bologna con i due reggimenti 39° e 40° era schierata nel settore tra Castagnevizza del Carso e Boscomalo (Hudi Log), con la Brigata Lombardia, entrambi facenti parte della 31^ Divisione.
Alle ore 16.05 dopo ore di bombardamento da parte dell'artiglieria Italiana, cominciava  l'attacco delle fanterie. 
Incontrata sulla sinistra del proprio settore forte resistenza, riesce ad occupare la linea di osservazione antistante a quota 220  con il 40° fanteria e un battaglione del 39° dopo aver superato la prima linea nemica facendo 500 prigionieri. Nel corso della giornata riescono a respingere diversi contrattacchi avversari anche con l'arma bianca. 
La Brigata Bologna ritirata durante la notte del 24 conterà la perdita di 1175 uomini di truppa dei quali 64 Ufficiali.
Tra questi ci sarà anche il soldato Cogo Giovanni colpito mortalmente da una scheggia di granata allo stomaco. Fu sepolto come moltissimi altri suoi commilitoni sul posto in sepolture approssimative, nella stessa zona dove si trovava al momento della morte.
Ora i suoi resti,  riposano  molto probabilmente tra gl'ignoti al Sacrario di Redipuglia.



Mappa con lo schieramento della Brigata Bologna il 23 maggio 1917
Direttive d'attacco del XIII° Corpo d'Armata, dove è indicata la quota 220

sabato 5 settembre 2015

Soldato MANCINI Pasquale




9° Fanteria Brigata Regina
Nato a Roccagorga il 24 Febbraio 1895
Morto a Dolina Ciliegio (Loquizza) il 19 Settembre 1916
Sepolto a-------------



Note Storiche:

IL 9° Fanteria Brigata Regina nel corso della 7^ Battaglia dell'Isonzo, apparteneva con la Brigata Pisa alla 21^ Divisione XI° Corpo d'Armata , fronteggiando la linea di Lokvica..
Nel giorno 19 Settembre la giornata inizia con relativa calma sul tratto di fronte. Durante la giornata gli Austriaci, hanno effettuato una forte attività di fuoco di Artiglieria verso il tratto di fronte dell'XI° Corpo d'Armata.
La dolina ciliegio non si trovava in quel periodo in prima linea ma in una zona più arretrata che pero' molto probabilmete è stata fatta segno da questo fuoco di artiglieria dove ha trovato la morte il soldato Mancini Pasquale.


Tratto da "IL CARSO DIMENTICATO" Le Spallate dell'Autunno 1916 vol. 1 di Persegati- Juren, Pizzamus:

Terminato lo sbalzo  da un valloncello ad est di Devateki alla Dolina del Ciliegio, i veterani del 3° battaglione  si affacciarono al ciglio della conca: " Questa, allagata, come le altre attraversate, non disponeva che di pochi ricoveri, sui margini, ingombri da uomini dei servizi del Genio e di Artiglieria, Zappatori, Bombardieri - raccontò il Maggiore Alberico Schiocchetti, Comandante allora del III° battaglione 9° Fanteria. La dolina era stata bersaglio dell'artiglieria nemica, un paio di quadrupedi del Genio giacevano sventrati, sul fondo allagato della Dolina"
Mappa con indicata la posizione della Dolina del Ciliegio:






domenica 23 agosto 2015

S. Tenente Medico WINSPEARE Giovanni





1° Reggimento Granatieri di Sardegna


Nato a Firenze il 21 Marzo 1892
Morto a Selo il 7 Settembre 1917
Sepolto al Sacrario di Redipuglia



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Chiamato d'urgenza al Comando di un Reggimento in linea per recare l'opera sua sanitaria ad un reparto fortemente battuto del nemico, benché preavvisato dal Comandante del Reggimento di attendere un poco a raggiungere il nuovo posto, causa il violentissimo tiro nemico, con magnifico slancio di soldato e di medico insisteva per raggiungerlo, ed animato di sacro entusiasmo, verso di esso partiva, ma dopo pochi passi, mortalmente colpito, cadeva sul campo.
Selo, 7 Settembre 1917 



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


 In un posto di medicazione impiantato per necessità in primissima linea, in una caverna con le aperture rivolte al nemico, durante una giornata di bombardamento furioso della linea e nell'attacco violento ed insistente di fanterie nemiche, che giunsero a lanciare bombe nella caverna stessa, mantenne un mirabile contegno, continuando sereno a prestare la sua opera di medico, ed in un momento criticissimo entusiasmò, brandendo egli pure un'arma, quanti gli erano attorno, e concorse eroicamente ad impedire l'irruzione nemica nella caverna ed a respingere lontano gli assalitori.
Carso Quota 219, 3 Giugno 1917

 

 

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


 In un posto di medicazione battuto dalle artiglierie nemiche, con singolare calma e serena fermezza, compiva regolarmente le medicazioni, curando il rapido sgombro dei feriti.
San Michele, 13 Agosto 1916



Note Storiche:

Il 2° Reggimento Granatieri unitamente al 1° nel settembre 1917 terminata l'XI^ battaglia dell'Isonzo, si trovava ad operare nella zona di Selo facente parte della 61^ Divisione XXIII° Corpo d'Armata. Il giorno 7 Settembre 1917, si era avuto un nutrito e violento fuoco di artiglieria avversaria, dovuto al fatto che il giorno precedente le linee perdute durante la loro controffensiva avvenuta nei primi giorni di Settembre, la quale aveva consentito un  guadagno da parte nemica di molte posizioni. Quelle stesse linee erano state riconquistate con gravissime perdite da parte Italiana e uno di questi reparti che ebbero numero perdite nel settore di Selo furono proprio i Granatieri di Sardegna
Dal Comando della Terza Armata: "Il XIIII° Corpo d'armata è tornato quasi da per tutto sulle trincee di partenza. Ne deriva una situazione non difficile; ma specialmente del XXIII° Corpo, esposto alle minacce nemiche fra Selo e l'altura di Quota 219. la ripidezza e la difficoltà di accesso del costone sovrastante il vallone di Brestovizza fra i punti ora indicati, il dominio che si esercita sul Vallone medesimo di mitragliatrici, di bombarde e bombe a mano  dall'alto e dalle anfrattuosità del versante danno al fianco destro e al rovescio del XXIII° Corpo d'Armata sulla valida protezione
Ma, come ho detto sopra, la situazione è delicata, specie considerandola rispetto alla eventualità di ritenersi probabile di attacchi nemici diretti a riguadagnare le posizioni toltegli brillantemente dalle truppe di codesto Corpo d'Armata."




Tratto dal libro "Chiedo Notizie o di Vita o di Morte" di Don Giovanni Rossi:

19 Settebre 1917
Mittente Edoardo Winspeare, Livorno

Reverendo Padre,
le scrivo col cuore straziato per la dolorosa perdita del mio adorato figlio Giovanni Winspeare.
So ch il Comando di reggimento, aveva scritto al Sindaco di Livorno, per farci partecipare alla triste notizia, ma per fatalità questi, non ha saputo trovare il mio indirizzo, e noi venimmo a sapere tutto da una lettera dell'attenente che per caso, capitò appunto nelle mani della madre! Può immaginare il nostro strazio.....
Sua Altezza Reale il Duca D'Aosta, al quale noi scrivemmo subito, si è degnato di mandare quì, l'attendente del mio povero figlio, il Granatiere Giuseppe Deprà, che fin dal principio della guerra era stato sempre con lui, e da questi abbiamo avuto i dettagli della gloriosa fine dell'adorato Giovanni. Ora io mi permetto di indirizzarmi a Lei, prima di tutto per avere  dettagliate notizie, circa la sistemazione della salma del carissimo estinto, e poi per farle avere il nostro preciso indirizzo, nel caso volesse avere la cortesia , per disporre l'invio degli oggetti personali e della cassetta con tutta la sua roba, che per noi rappresentano dei sacri ricordi. L'attendente mi dice che l'orologio che portava al braccio si trova nelle mani del caporal maggiore Postino del 1° battaglione, al quale fu dato per farlo accomodare, perciò le sarei grato se volesse ritirarlo inviandomelo insieme agli altri oggetti, ed al ritorno dell'attendente Deprà lo incaricherò del rimborso della spesa.


Il sottoscritto riceve in consegna da Don Giovanni Rossi Cappellano militare del suddetto Reggimento i seguenti oggetti appartenenti al defunto Aspirante Medico Giovanni Winspeare.
Un borsellino di pelle contenente lire una e centesimi undici, ventidue centesimi Austriaci, cinque centesimi Belgi, tre medagliette religiose, una catenina  a braccialetto con medaglia di metallo giallo, una catenina con medaglia di metallo bianco, due bottoni a catena per polsini, un bottone per camicia di metallo giallo, nove francobolli da venti centesimi, venti francobolli da dieci centesimi, diciasette francobolli da centesimi cinque. Un portafogli in pelle nera con tessere di riconoscimento, cinque fotografie, un ruolino, carte personali, una tessera di riconoscimento militare, un calendarietto tascabile con una negativa pellicola, un temperino, una penna stilografica, una lapis copiativo, una lampadina elettrica tascabile, un termometro clinico, una scatola per sigarette vuota, un fazzoletto. Un orologio a braccialetto di metallo bianco rotto.

Tenente medico
Dott. Antonio Sechi





Mappa con indicata la dolina 10A ribattezzata poi con il nome del Tenente Winspeare: