In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

sabato 17 settembre 2016

Soldato SMORDONI Bernardino




142° Fanteria Brigata Catanzaro


Nato a Cantalice il 21 Luglio 1895
Morto nell'Osp. da Campo nr. 009 il 9 Ottobre 1915 per ferite
Sepolto nel Sacrario di Redipuglia 19° Gradone Loculo 35070



Note Storiche:

Il 142° Reggimento fanteria Brigata Catanzaro con il 141° fanteria, nell'Ottobre 1915 si trovava nella zona della sella di San Martino del Carso fronteggiando la linea che partiva da quota 197 a sud del paese e unitamente alla Brigata Bari  formava la 28^ Divisione.

Il giorno del ferimento del soldato Smordoni è molto probabile che si sia verificato come vedremo nel diario della Brigata Catanzaro nella giornata del 7 Ottobre in quanto durante la notte tra il 7 e l'8 di Ottobre il 141° fanteria sostuirà il 142° in prima linea dove scenderà a riposo in seconda linea, tranne un battaglione tenuto di rincalzo al 141°: ma vediamo cosa è stato scritto  nel diario:

7 Ottobre 1915

Nelle prime ore della notte il nemico ha lanciato numerose bombe a mano e ha seguito fuoco di fucileria e di artiglieria.
Dal canto nostre pattuglie uscite dalle trincee hanno gettato bombe a mano le quali devono aver avuto qualche effetto perchè subito il nemico le ha fatto segno a fuoco intenso di fucileria. Una di queste pattuglie giunta ad un ricovero nemico abbandonato ha scoperto e tratto nelle nostre trincee 10 casse di cartucce e parecchi fucili austriaci.
Durante la giornata fuoco di artiglieria che ha smantellato qualche tratto di trincea avanzato.
I lavori d'approccio furono disturbati dal tiro della mitragliatrici. 
Proseguono i lavori di approccio e si lavora alacremente alla costruzione della mulattiera del valloncello di Sdraussina ed a quello della stazione omonima.
Perdite complessive 141° - 142: feriti 1 - morti 1

8 Ottobre 1915

Durante la notte dal 7 all'8 Ottobre il 141° da il cambio al 142° in 1^ linea. Il cambio avviene senza incidenti: il 141° dispone tutti i 3 battaglioni in 1^ linea, avendo di rincalzo un battaglione del 142°.
Gli altri due battaglioni del 142° si dispongono in 2^ linea presso la Filanda di Sdraussina.
I Reggimenti attendono nella giornata alla loro sistemazione, la giornata trascorre tranquillamente.
Perdite complessive 141° e 142° : feriti 15 - morti 2

(Aussme)

E' molto probabile che Smordoni che apparteneva alla 7^ compagnia sia stato ferito il giorno 7 Ottobre 1915   da una granata all'addome, ricoverato successivamente presso l'Ospedaletto da campo da 100 letti nr. 009 di Medea dove, morirà durante la notte del giorno 9 Ottobre alle ore 6 e 30-.Fu poi sepolto a Medea, prima di essere trasferito definitivamente al Sacrario di Redipuglia dove ora riposa.


Mappa con la posizione della Brigata Catanzaro datata 14 Ottobre 1915




Buca Carsica zona nord di Bosco Cappuccio - Linea difensiva Italiana Rifatta nel 1917 sull'originale :

 

Bosco Cappuccio da Cima 4


Per questo post ringrazio il nipote Stefano Rossi

e un grazie speciale a Federica Delunardo.


domenica 4 settembre 2016

Soldato Volontario BOLLINI Carlo




32° Fanteria Brigata Siena
 

Nato a Milano il 3 Aprile 1897
Disperso sul Carso zona Trincea delle Frasche il 23 Ottobre 1915



Note Storiche:
Il 32° Fanteria della Brigata Siena il 23 ottobre 1915 (III^ battaglia dell'Isonzo),  si trovava a fronteggiare  la trincea delle Frasche sul Carso di Castelnuovo.
Per comunicazione giunta nella notte, questa mattina del 23 Ottobre 1915, la 28^ Divisione, appoggiata anche del gruppo di obici pesanti Guidotti, tenterà di raggiungere il fronte S. Martino (compreso) - q. 151 fino alla carreggiata tenuta dal X° C.A. . Dopo opportuna preparazione di fuoco di artiglieria, la fanteria di detta divisione inizierà l'avanzata. Perciò il Comando di Brigata ordina una più intensa vigilanza sul fronte e quella cooperazione col fuoco e con l'azione che le truppe della Brigata Bari che è immediatamente a sinistra. L'ala sinistra nostra avrà cura speciale del materiale collegamento continuo con le truppe della Brigata.
Oggi dunque per la terza volta, le truppe della Brigata ritenteranno l'assalto alla trincea delle Frasche.
Per l'attacco vengono date le seguenti disposizioni al Comandante del sottosettore di sinistra Ten.Col. Monti del 31° fanteria:
- Si raccomanda la massima energia e il massimo ardimento per l'attacco, sia ai primi assalitori, sia alle schiere successive. La trincea delle Frasche deve essere presa ad qualsiasi costo. Alla Brigata è affidato questo compito e la Brigata deve assolverlo.........-
la trincea delle Frasche è rinforzata e completamente intatta per un lungo tratto (la trincea è lunga circa 600 metri) avendola gli Austriaci riattata.
Alle ore 8.45 la batteria pesante campale Guidotti, inizia il tiro contro la trincea delle Frasche e per accordi presi, deve aprire breccia nel centro della trincea delle Frasche e sul saliente Nord di detta trincea, ma il tiro è molto lento e poco efficace.
Verso le ore 12 il 139° (Brigata Bari) pur rimanendo in trincea appoggia a sinistra il vuoto formatosi e che si prevede aumenterà di molto durante lo svolgersi dell'azione, dato l'obbiettivo divergente di quella divisione, può per ora essere colmato da una compagnia del 32° fanteria.
Alle ore 13 il tiro delle nostre artiglierie procede ancora lento e poco efficace, e si prevede che prima delle ore 15 difficilmente le truppe potranno muovere all'attacco. La destra del 139° non è avanzata ancora, la brigata Bologna a destra (39° e 40°) chiede cooperazione e il Comando di Brigata ordina al Col. Chiavassa del 31° Fanteria, comandante del sottosettore di destra di assecondare il movimento a qualunque costo, e per intensificare l'azione da quella parte impegna le ultime due compagnie ( 32°) che rimangono di riserva. (Già due sono andate a sinistra per il prevedibile vuoto) ove più non restano che le 5 compagnie del 31° Fanteria, fatte ritirare dal fonte, perchè scosse dai giorni passati.
Alle ore 14 inizia l'attacco all'estrema destra con una compagnia del 31° ma è subito arrestata da violento fuoco di fucileria e d'artiglieria. Non essendo possibile avanzare per ora da tale punto, si tenta l'avanzata dalla sinistra di settore.
Le nostre linee e le retrovie sono battute dall'artiglieria austriaca con violento cannoneggiamento di piccolo calibro, medio e grosso calibro.
Alle ore 14.50 si stabilisce l'avanzata per le ore 15,15 e in tale senso si preavvisano le artiglierie perchè a detta ora allunghi il tiro intensificandolo sui camminamenti nemici.
Alle ore 15 la 20^ Divisione alla nostra destra avanza verso la trincea dei Morti che occupa: il 39° Fanteria accenna ad avanzare con la sua destra sulla trincea delle Celle, la sua sinistra però non si muove affatto. L'assalto alla trincea dei Razzi non si giudica possibile perchè intatta e non battuta mai dalla artiglieria,e  le truppe che la fronteggiano sosterranno perciò, avanzando da sinistra l'assalto alla trincea delle Frasche.
Alle ore 15.15 infatti la truppa, con slancio veemente, si butta sulla trincea delle Frasche, che viene occupata di sorpresa, in parte verso destra da 4 compagnie. La sinistra del sottosettore di destra (Razzi) avanza anch'essa verso il saliente di unione trincea Frasche e Razzi.
In un'altra ondata anche le compagnie di estrema sinistra raggiungono la trincea delle Frasche e la occupano.
Sono stati fatto circa 380 prigionieri.
Il combattimento ferve su tutta la linea e specie sui fianchi, micidialissimo. Nostre sezioni mitragliatrici vanno ad appostarsi nella trincea nemica.
L'artiglieria nostra ha però quasi sospeso il tiro sul rovescio della tricea, sulle retrovie.
Alle ore 17 il Comando del sottosettore giudica necessari a ben mantenere il saldo possesso della trincea conquistata, altri 2 battaglioni, uno sulla destra e uno sulla sinistra.
L'artiglieria nemica batte violentemente la nostra fanteria e necessita asolutamente che la nostra riprenda fuoco efficace, cosa però che, per quanto richiesta non si può ottenere, neppure rivolgendosi al Comando di Divisione e al Comando d'artiglieria.
Un Comando di gruppo di artiglieria da campagna al quale si chiede di battere il rovescio della posizione con tiro d'interdizione, risponde non pterlo fare perchè quello non è il suo settore d'azione.
Il 31° Fanteria è tutto impegnato; del 32° Fanteria sono impegnati 2 Battaglioni, il 3° ha due compagnie sulla trincea antistante Castelnuovo e 2 ancora di riserva generale di settore a Castelnuovo. le perdite in prima linea sono fortissime e il Comando di Divisione, con fonogramma delle ore 18.20 comunica che non ha più alcuna riserva a propria disposizione e di non avere perciò modo di aderire alle richieste fattagli dei 2 battaglioni di rinforzo.
Alle ore 19 però la trincea nemica sembra saldamente occupata e vi sono appostate 3 nostre sezioni mitragliatrici.
Nella trincea delle Frasche in 1^ linea si trovano 12 compagnie, cioè 2 Battaglioni del 31° e 1 Battaglione del 32°.
Alla nostra sinistra la Brigata Bari in unione alla Brigata Catanzaro, ha attaccato in un momento che le è sembrato favorevole - all'improvviso - le trincee nemiche e l'ha parzialmente occupata; ma il nemico ha scatenato una violenta tempesta di fuoco di artiglieria, di mitragliatrici, bombe a mano e fucileria in tutto il settore, per modo che le prime linee di detta Briagta hanno ancora una volta dovuto ripiegare in posizione iniziale.
Alle ore 23.3 il Comando di Brigata (Siena) invia il seguente fonogramma al Comando di Divisione:
La trincea delle Frasche è saldamente occupata. I reparti vi si fortificano e costruiscono camminamenti per collegarsi con le vecchie trincee. Il contatto col 139° è tenuto da una compagnia sulle vecchie trincee ma essa non può essere impiegata poichè si perderebbe contatto con il Reggimento. Arduo sarà mantenere la posizione se i detti Reggimenti non avanzeranno.....

Generale Pastore

(Ussme)

La trincea delle Frasche verrà perdutà dai reparti della Brigata Siena il giorno seguente con gravi perdite dove verranno tentati ulteriri inutili attacchi per riconquistarla.


Dopo alcuni mesi e dopo che la Trincea delle Frasche fu conquistata definitivamente il 13 Novembre dalla Brigata Sassari il Tenente Graziani del 151° fanteria Brigata Sassari annota  sul suo diario che poi diverrà il libro "Fanterie Sarde"  il seguente fatto:

Voglio frugare per tutte le posizioni, dove é stata la «Siena», e per quelle due o tre doline, che, su per giù, sono le nostre, e rintracciarne la salma (di Filippo Corridoni) . Dopo tutto quello che si è detto ed insinuato, è un dovere accertare la verità e rivendicare il buon nome di un povero caduto, in barba a tutti i nemici ed a tutti i denigratori. Siamo in trincea da vari giorni, occupiamo le stesse posizioni. La compagnia non si è spostata di un millimetro: estrema destra delle «Frasche» e «Razzi». Ho fatto eseguire delle ricerche e ne ho eseguito io stesso, personalmente. Le posizioni della «Siena» erano, esattissimamente, queste, prima del nostro balzo in avanti, nel novembre scorso. La dolina che abbiamo adesso alle spalle, sulla sinistra, doveva essere, a quei tempi, zona neutra. Adesso è piena zeppa di croci; ma morti della «Siena» non ve ne sono. Abbiamo guardato nelle altre doline, croce per croce; abbiamo rovistato dappertutto, frugato tutto. Non lo abbiamo ritrovato. Questi cimiteri di fanti sono poemi! Ci mostrano nel soldato una squisita sensibilità; sono sorgenti, ignorate ed insospettate, di poesia; rivelano sentimenti di un'elevatezza tale da rasentare la sublimità. Ma come, come mai, tanta altezza di sentire in gente così semplice, rozza e, certamente, incolta? Molto spesso una sola croce sta ad indicare l'estrema dimora di molti e porta, allora, appesa sulle braccia, una corona di bossoli, legati insieme col fil di ferro. Ogni bossolo contiene un foglietto di carta arrotolato col nome del soldato sepolto. Ve n'è di tutte le armi e di tutti i reggimenti, venuti quassù: Genio Zappatori, Bersaglieri, Artiglieri; quella che predomina, naturalmente, è sempre questa santa Fanteria. Vi sono tombe di soldati e di graduati insieme, nel sonno eterno, sotto la nera terra. Le croci sono tutte rozze, tagliate, con la baionetta, sul legno delle casse di cartucce, ma le croci non portano, generalmente, alcun nome. Non sembra né opportuno né prudente, ai fanti, affidare la memoria dei compagni alla labile scrittura di un lapis copiativo, che la pioggia cancella, come se abbia il frettoloso desiderio di far scomparire la traccia degli orrori. I nomi dei sepolti sono custoditi entro scatolette di carne, accuratamente pulite e rinchiuse, entro bottiglie, entro bossoli di granata o shrapnells, ma soprattutto entro bossoli di cartucce nostre, legate insieme ed appese alla croce come la corona di un rosario: il rosa-rio del fante; un rosario di lacrime, ché tali appaiono, molte volte, i bossoli di ottone, quando brillano sotto un pallido raggio di sole o sotto il mutevole chiarore della luna. Sembrano le lunghe e silenziose lacrime di una madre e, quando soffia forte la bora, in certe notti di tenebra, i bossoli urtano fra loro, sbattono sul legno delle croci e, dal fondo nero delle doline, si ode propagarsi la eco di un lamento e di un lontano, incontenibile pianto. In questi cimiteri, con la memoria dei morti, con la data ed il come della loro morte, è custodita anche la storia dei reggimenti saliti quassù. «Tale, tal giorno, tal reggimento; colpito in fronte all'assalto» e si può stabilire che, in quel punto, quel reggimento ha fatto un'azione. «Tale, 46° Artiglieria, colpito da granata osservando il tiro» e se ne può dedurre che il 46° aveva in quella posizione un suo osservatorio. Ma vi sono poi le scritte degli amici, che spesso muovono il pianto e rivelano una pienezza, una vastità di sentimento che commuove e fa pensare, come, allo stesso tempo, rivelano un profondo senso di religiosità che stupisce in gente che, dopo tutto, non rifugge dalla bestemmia. 
«X, quando ti raggiungerò? Y» — «X, 1° bis bersaglieri. Prega per noi e proteggi la nostra bandiera. Y» — «X, 151°. Ti abbiamo tutti baciato in fronte. I compagni del terzo plotone». Una è scritta in dialetto, ed è l'esplosione di un infinito dolore: «Concas Antonio, 151°, 3° battaglione. Ohi! frate meu, chi t'appo in su cherveddu. Campus Antioco, frate tou». Ed altre, tante altre! Come si fa a scriverle tutte? Una croce portava scritto con bei caratteri: «Esercito austriaco» e si vedeva chiaramente che una mano diversa aveva aggiunto, successivamente, un «Qui giace l'...». Non fa ridere, fa piangere, mio ignoto autore. È sempre biasimevole voler fare dello spirito sopra un cadavere! Molti rosari portano nomi di militari della Brigata «Siena»; ma di Filippo Corridoni nessuna traccia. Strano! Per una persona così vigilata, dalla fraternità o dall'odio, ma, in un caso o nell'altro, tenuta d'occhio, è molto strano. Non c'è nel modo più certo e più assoluto, non c'è. Dove è passata la «Siena.; dove essa si è battuta e dove, con altre brigate, ha seppellito suoi morti, Corridoni non si trova. Ed invece dovrebbe esserci. La storia di queste tre doline e di questo tratto di linea è breve e semplice. La «Siena» era su queste posizioni, nella prima quindicina di ottobre (e non è più venuta quassù): si è fatta massacrare, a quanto si afferma, e, per disgrazia, come sappiamo, inutilmente; è venuto, subito dopo, il 1. bis bersaglieri, che deve raccontare l'identica tragedia; siamo venuti noi. Dall'avanzata della «Sassari» le posizioni sono rimaste immutate. Ora, la pulizia del campo è perfetta; non c'è un solo cadavere insepolto. Avendo recuperato tutti i nostri morti lo si dovrebbe ritrovare fra questi, se non c e... Il motivo, che ci ha determinato a «sortire», è stato proprio questo. Leggermente a sinistra delle «Frasche» vere e proprie, a circa sessanta passi dalla nostra primissima linea, ed a quaranta dalla loro, si vede un plotoncino di uomini, distesi per terra, dietro un muretto di sassi, diroccato. Sono disposti in ordine, nell'atteggiamento di chi stia per far fuoco; sembrano vivi, tanto il loro ordine e la loro positura sono perfetti. Si tratta, evidentemente, di un plotone lanciatosi avanti e che si è fermato, per coprirsi dalla furia, al primo riparo capitato e che, di certo, avrà creduto sicuro, non avendo studiato bene il terreno insidiosissimo. Quello, senza dubbio, è stato primo sbalzo in avanti di quegli uomini. Purtroppo è stato anche l'ultimo; sono balzati fuori dalla trincea, eroi sfortunatissimi, e sono balzati fuori anche dalla vita. Chi sono? A qual reggimento appartengono? Questo ci siamo domandati ed a questa domanda abbiamo voluto rispondere. Chiediamo permesso di «sortire» al Comando di Battaglione tenuto interinalmente da Italo Carnevali, uno dei baldi bersaglieri arrivati alla Brigata con l'ultima «imbarcata» del gennaio. Carnevali non fa opposizione di sorta; si limita ad avvertire il Comando del Reggimento e viene su, al punto dove si è praticato il varco, per salutar-i, prima di fare il «zompiello» Non si sa mai! Se c'è pericolo a stare dietro il muretto e dentro il fosso della propria trincea, quando si è fuori non è consigliabile di rischiare nemmeno dieci centesimi sopra la pelle di chi è sortito. E qua si trattava di  andare in bocca al lupo, e non nel senso metaforico. IL bersagliere ci stringe la mano e ci augura un buon ritorno; intanto  sta in attesa, per abbracciarci all'arrivo. Dico «ci», perché ha voluto accompagnarmi, a tutti i costi, un sottotenente della mia compagnia l'ottimo Tredici (vedi Post a lui dedicato) , il futuro ingegnere milanese. L'ordine di non far fuoco é stato trasmesso per un buon tratto di linea. Lasciamo passare alcuni minuti; non si ode più una fucilata: segno che l'ordine è pervenuto ai reparti ed è in piena esecuzione.
Saltiamo fuori e ci appiattiamo per terra; silenzio assoluto. «Tredici andiamo». Un tratto di terreno è divorato dalla nostra marcia a quattro  zampe. La nebbia ci protegge in modo provvidenziale. «A terra », due minuti di attesa; lo stesso silenzio. Nemmeno gli austriaci tirano  qualche fucilata, alta, bassa, rada, stracca. Qualche vedetta che tira  tanto per dimostrare che non dorme. 
Non si vede e non si ode segno di vita; chi potrebbe mai pensare che questa vastità é popolata da una moltitudine di uomini, l'un contro l'altro armati? La terra è fasciata da uno strato denso di nebbia  ma nella profondità di questa nebbia, inaccessibili al nostro sguardo, sta celata l'insidia e v'è in agguato la morte. Tredici  avanti». Un'altra breve corsa, carponi, ed a terra, in ascolto, Ancora più profondo silenzio; ancora un balzo, ancora a terra; ancora sempre, incombente su tutto, il più completo, vasto impressionante silenzio. Tredici mi segue alla destra, ad un metro di distanza. 
Tanti pensieri mi passano per la testa. Ad un tratto (chissà mai perche') penso alla madre del mio ufficiale. So che ha perso il babbo; Me l' ha detto tante volte; gli resta la mamma. Penso a questa ignota signora, vestita a lutto, e provo un rimorso improvviso per aver permesso che questo ragazzo venisse con me a correre questa avventura. Lo chiamo, per dirgli di tornare indietro, ma cambio subito idea; pronunzio una frase che non penso: «Bella occasione per finire la guerra» . Mi  guarda, senza capirmi. Continuo, sorridendogli: «Qua, siamo fuori legge, lo sai? Non ci comanda più nessuno. Il passaporto, poi, lo abbiamo in tasca. Non hai, anche tu, un fazzoletto più o meno bianco? Sorride. Ripenso a sua madre, a questa vedova che non conosco che forse non conoscerò mai, della quale mi ha parlato tante volte  con venerazione e che deve attendere questo suo figliuolo. 
Ed  Io? .,. io.., permetto che glielo possano ammazzare, così! Tredici vuoi rientrare? Proseguo solo».
Mi guarda, stranamente. Avrei voglia di urlare; non si può; bisogna parlar piano; bisogna che le parole escano dalle labbra come un soffio per non farsi ammazzare. «Lo sai dove siamo? Guarda lassù, a sinistra, che po' po' di roba: S. Michele e S. Martino; e laggiù, a destra, lo vedi? È il 'budello'. Guarda cosa c'è, a pochi metri. Di fronte a noi, lo sai bene che cosa abbiamo: un plotone di morti ci difende, nient'altro; poi, ci son loro». a sempre fisso, e tace. Ha capito. Vorrei levarmi in piedi  prenderlo per le spalle e scaraventarlo dentro la nostra linea. Se fosse stato possibile!... Ma era la morte per tutti e due. Continuo, ansimando. «Non lo sapevi che, a far cinquanta metri in avanti, ci dovevamo trovare circondati in pieno? Non abbiamo che le spalle protette. La nostra pelle non vale un fico secco, in questo momento. Vattene; rimango io». «Ma io non ho paura, resto». «E se te lo comandassi?». Mi guarda fisso, sorride; mi punge un dubbio atroce: «Che non pensi che io voglia sbarazzarmi di lui per disertare davvero?». Fremo e gli dico, brusco: «Bambino, andiamo». Percorriamo alcuni metri e ci buttiamo per terra. I morti sono visibilissimi; li conto, ventisette. D'un tratto, mi sembra di udire rumore alle spalle; un fruscio lieve, rapido, che si avvicina. «Tredici, senti?». «Sento, abbiamo gente alle spalle». «Sì, abbiamo gente; attento! Ma non far fuoco, sennò, siamo fritti». Mi volgo indietro; un uomo mi si butta al fianco... «Bestia, perché sei venuto?». È il mio attendente, Luigi Gamboni che sa la devozione e gli ardimenti della sua Ogliastra nativa! Non risponde: mi sorride, mostrando una dentatura di avorio, levigato e terso, e mi guarda, col suo solito sguardo buono e fedele. «Bestia sei; è stupido farsi ammazzare in tre». Non so perché sia scappata di bocca quella frase sciocca. Luisetto china la testa e sta mortificato. «Beh! avanti!». Siamo a pochi passi dai morti. Scatto, mi stendo fra due di loro. Hanno le giubbe sulla schiena e sui fianchi lacerate come se vi fosse passato sopra un rastrello dalle punte acuminate. Mitragliatrice, evidentemente. Sono stati presi d'infilata, dalla sinistra, dalle posizioni di S. Michele e di S. Martino. Non devono aver avuto nemmeno il tempo di sparare una fucilata; non appena a terra devono essere stati crivellati di colpi, rabbiosamente. Devono avere parecchi mesi; non puzzano più; le mostrine sono irriconoscibili. Strappo il berretto al morto di destra: 32, sono della «Siena». La nebbia è leggermente diradata e faccio due fotografie, ma chissà che cosa ne verrà fuori, con questa luce. Vorrei trovare fra questi ventisette cadaveri quello che sto cercando, ma è un affar serio frugarli e voltarli e rivoltarli, fino ad impossessarsi dei piastrini di riconoscimento che ogni soldato cuce dove gli pare. Il più era fatto; conoscevamo il numero del reggimento.  Guardo la controspallina del morto di sinistra; non vi si distingue più nulla. Cerco di strappare la controspallina al morto di de-tra; non cede; mi risponde un rumore sordo, confuso, imprecisabile. Scricchiolio di ossa o spiaccicarsi di carne? Chi lo sa? Mi è parso che dicesse, quel morto: «Perché mi molesti?». Mi è parso che pregasse, quel povero morto: «Portami via!». L'ho lasciato. Sulla contro-spallina si vedeva la parte superiore del numero, indicante la compagnia, quella inferiore, al contatto del terreno, era quasi del tutto  scomparsa. Il numero della controspallina faceva superiormente una curva; mi è parso che dovesse trattarsi di un tre o di un otto. Non vi era altro da fare. «Tredici, torniamo». In quattro salti siamo rientrati, inseguiti da alcune fucilate. Ci avevano visto o si trattava degli spari consueti, fatti a casaccio? io Carnevali, Mugoni, Garau erano ad attenderci. Abbiamo raccontato quel che avevamo visto. Abbiamo chiesto a quale reggimento appartenesse Corridoni. Al 32°. Abbiamo saputo anche a quale compagnia apparteneva. Alla terza. Non può esservi alcun dubbio.

Quello è un plotone della terza o dell'ottava compagnia del 32° e fra i morti di quel plotone deve trovarsi il tanto discusso cadavere  di Filippo Corridoni. 
 Questo bisogna che si sappia: che quei ventisette uomini della «Siena», lanciandosi avanti a quel modo, più che temerariamente, avevano sperato e cercato di prendere di fianco le «Frasche», senza pensare e senza accorgersi, poveri figliuoli, che loro stessi, a loro volta, venivano ad esser presi d'infilata dalle mitragliatrici falcidianti di S. Michele e di S. Martino. E così si spiega il mistero della scomparsa di Corridoni. Egli è rimasto vittima del suo superlativo eroismo e se ci sarà possibile ritornare al «plotone dei morti», noi ci ritorneremo. Oh! poterli riportare fra noi tutti quanti. Farli sorridere, ancora, dopo la morte! Senza dubbio, è una nostra suggestione, ma siamo tutti convinti che l'aspetto del morto, riportato nelle nostre linee, assuma un'apparenza di tranquillità e di serena compostezza che fuori gli mancava. Siamo tutti convinti di questo fenomeno che, ripeto, è senza dubbio un fenomeno di suggestione collettiva. 
Ho visto tuttavia dei morti, riportati dentro, con tragiche smorfie sul volto, riapparire, più tardi, composti ad una perfetta serenità. Sono forse le mani dei fratelli che ridanno la pace a quei volti esangui dagli occhi sbarrati e dalle maschere orrende? I soldati ci giurano sopra. Compiono atti sublimi pur di non lasciare abbandonato, fra una linea e l'altra, il corpo di un loro morto. Al nostro battesimo di fuoco si trovavano al 152° quattro fratelli, gli Spano di Tempio. Tre di essi lasciarono la vita nei continui e sanguinosi assalti. Quando la notizia ferale fu portata al superstite e si seppe che l'ultimo caduto era rimasto fra le due linee, il quarto dei fratelli, con qualche compagno, stette fuori per oltre ventiquattro ore, ricercandone la salma, esponendo mille volte la vita, finché non ritornò fra noi, riportando il corpo inerte del suo fratello caduto. Per recuperare il corpo del sottotenente Ghisu, cinque soldati del suo plotone caddero su quel cadavere, finché altri ancora non riuscirono a ricuperarli tutti. Non si ebbe mai il coraggio di vietare che si compisse quel dovere altamente fraterno e pietoso. Se ci sarà possibile, ce li riporteremo indietro, per ricomporli in pace, sotto la comune bandiera.



Fino a questo momento non sono riuscito a conoscere a  quale compagnia apparteneva il soldato BOLLINI Carlo, il giorno 23 Ottobre 1915 il 32° Fanteria ebbe circa 136 tra morti e dispersi senza contare i numerosi feriti, di questi 136 solamente due riposano tra i noti al Sacrario di Redipuglia.



Mappa della zona della Trincea delle Frasche dopo la sua conquista





Schizzo del percorso fatto della Compagnia di Filippo Corridoni il 23 Ottobre 1915

















 


venerdì 5 agosto 2016

S.Tenente GIOFFREDI Tommaso



142° Fanteria Brigata Catanzaro

Nato a Spoleto il 28 Marzo 1895
Morto a Quota 208 Sud il 16 Settembre 1916
Sepolto----------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Comandante di una sezione mitragliatrici, in un contrattacco che fruttò la conquista d'una trincea nemica, portò subito sulla linea di fuoco le proprie armi e personalmente le diresse contro l'avversario che ripiegava. Cadde poi colpito a morte
Carso, 17 Settembre 1916

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


Comandante di una sezione mitragliatrici, nel combattimento per la conquista di una posizione si portava audacemente in prima linea, mantenendosi calmo e sereno nell'adempimento del suo mandato. Perduti alcuni serventi, puntava personalmente un'arma, infliggendo forti perdite al nemico e contribuendo al buon andamento dell'azione. Comandante di compagnia nei combattimenti seguenti, diede costante esempio di coraggio ai suoi inferiori.
Monte San Michele, 6 Agosto 1916



L'ultima sua lettera:

Cara Mamma,

.....da questo luogo lontano dove io sono a difendere la Patria, il pensiero corre sempre a te, cara Mamma che sei l'unica al mondo che mi fa essere forte, che mi fa sopportare con rassegnazione tutte le sofferenze, tutte le fatiche che questa guerra guerra offre.
Ed il pensiero di rivederti presto mi anima e mi da forza per tornare sano e salvo fra le tue braccia.
Nei momenti più terribili del combattimento, il mio pensiero era fosso sempre a te, e la tua immagine mi si presenta ai miei occhi, mi incitava alla vittoria, e mi difendeva dalle pallottole che mi fischiavano incessantemente da tutte le parti.
In quisti  momenti la parola Mamma è la sola che aleggia da tutte le bocche, e non vi è soldato che non abbia sulle labbra il nome della cara Mamma lontana che forse in quel momento prega per lui.
Il ferito non si lagna, ma grida, Mamma mia, il morente esala l'ultimo respiro invocando il nome di chi lo ha messo al mondo, perchè corra a accoglierli l'ultimo suo anelito.
L'unica parola che si oda fra il frastuono furioso della cannonate e delle fucilate è il caro nome di Mamma.
Ed anch'io  nei momenti più difficili e quando lo scoppio di qualche granata mi buttava al suolo e mi copriva di terra ho gridato, credendomi perduto, Mamma mia! E tu mi hai protetto sempre, perchè sempre incolume mi sono sollevato.
L'amore per la Mamma maggiormente si comprende in quei momenti quando si è lontano da lei. Se avrò la fortuna di ritornare, sarà per me l'unica soddisfazione quella di poterti avere tra le mie braccia insieme al caro Papà...
Saluti a tutti a chi domanda di me. Baci infiniti a Papà e a Giulia. Ricevi tanti bacioni.
Tuo aff.mo figlio

Tommaso


Il Sottotenente Gioffredi Tommaso non tornerà a casa, morirà nel corso della VII^ battaglia dell'Isonzo a Quota 208 Sud quando il suo Reggimento il 142° con il 141° fanteria che costituiva la Brigata Catanzaro era assegnato alla 31^ Divisione XIII° Corpo d'Armata, la sua azione fu marginale solamente due battaglioni il I° e il III° del 142° fanteria andarono a rinforzare il 122° fanteria Brigata Macerata impegnato verso Quota 208 Sud, contribuendo soprattutto a respingere i tentativi nemici di riprendere i tratti di trincea perduti.


Mappa della Quota 208 Sud tratta dal libro "I Tracciati delle Trincee della Grande Guerra" di Cernigoi e Pizzamus, modificata con linserimento dei nomi delle doline Italiane dal sottoscritto:



lunedì 27 giugno 2016

S. Tenente FRANCO Vincenzo




34^ Compagnia Mitragliatrici FIAT



Nato a Polcenigo (PN) il 28 Agosto 1896
Morto nella 14^ Sez. Sanità  il 24 Agosto 1917 per ferite da combattimento
Sepolto nel Sacrario di Redipuglia 8° Gradone loculo 16013



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Sottotenente compagnia mitragliatrici.
Costante mirabile esempio di fermezza e di alto sentimento del dovere, con calma e risolutezza guidava avanti la propria sezione mitragliatrici, sotto un fuoco violento di artiglieria nemica, raggiungendo il posto designato. Mentre poi incoraggiava ed incitava i propri dipendenti, cadeva colpito a morte.
Carso, 24 Agosto 1917


Note Storiche:

la 34^ compagnia  mitragliatrici FIAT,  apparteneva dall'Agosto 1917 alla 3^ Brigata Bersaglieri, composta dai Reggimenti 17° e 18°, comandata dal  Colonnello Ceccherini, ed era in forza alla 4^ Divisione operante nel settore di Castagnevizza del Carso nel corso della XI^ battaglia dell'Isonzo ( 18 - 31 Agosto 1917)
Il giorno 18 Agosto la 34^ Compagnia Mitraglieri si trovava nelle doline poste dietro la prima linea, molto probabile che la sua posizione iniziale fosse la Dolina Piscitelli.
Il giorno 18 durante la notte le Brigate dipendenti della 4^ Divisione hanno assunto la dislocazione d'urto per l'attacco,che avverrà il giorno dopo alle ore 5.33 , un violentissimo tiro d'artiglieria nemica e le intense raffiche delle mitragliatrici ci confermano che le nostre truppe saltate fuori dalle trincee avanzano, con un solo sbalzo il I° battaglione del 154° fanteria (Brigata Novara) hanno conquistato la Montagnola sostenuto a sinistra dal I° battaglione del 153° fanteria il quale abbenchè ostacolato nella sua avanzata per aver trovato intatti i reticolati nemici preme fortemente sull'avversario, a rincalzo di questi due battaglioni segue il II° battaglione del 154° fanteria, il Comando di Brigata annuncia i primi prigionieri circa un centinaio fra cui sette ufficiali.
La Brigata Bersaglieri uscita anch'essa con un magnifico slancio ha conquistata tutta la prima trincea nemica catturando qualche prigioniero a abbenchè fatta segno a vivo fuoco di mitragliatrici annidate sulle pendici di q. 251 ed in Castagnevizza prosegue sulla sua avanzata. il 66° battaglione Bersaglieri ne è più provato degli altri fra le macerie di Castagnevizza.
Gli attacchi contro Castagnevizza continuarono fino il giorno 20 da parte della 3° Brigata Bersaglieri quando all'alba viene sostituita dalla Brigata Barletta, passando nella linea detta delle "Quote". Alle ore 20 dello stesso  giorno  riceve l'ordine di abbandonare la linea e di trasferirsi a Fogliano passando alle dipendenze della 68^ Divisione, ma poco dopo l'ordine è modificato nel senso che anche per la giornata del 21 la Brigata sarà trattenuta sulla linea della Quote in riserva di Corpo d'Armata. 
Il 22 Agosto per il 17° Reggimento trascorre senza novità, mentre non è così per il 18° Reggimento in quanto il giorno prima ha ricevuto l'ordine di costituire un battaglione unico con gli elementi di tutto il Reggimento con i battaglioni 67° e 69° che si era poi portato nella zona della 14^ Divisione a disposizione della Brigata Acqui dove poi seguirono il 68° battaglione e i rimasti reparti del 69° battaglione.
All'alba del 22 Agosto si aveva la seguente dislocazione:
67° Battaglione a quota 220 (Pod-Koriti) sulla linea occupata dal 18° Fanteria.
il 68° battaglione  dalla dolina Cosenza e Baracche con il Comando di Battaglione nella Dolina Due Alberi.
Alle ore 13.30 il 67° Battaglione ricevuto l'ordine di attaccare ed impossessarsi di Quota 244 si muoverà decisamente in avanti abbandonando trincee battute dal fuoco incessante di artiglierie di ogni calibro e mitragliatrici. All ore 14 la quota era occupata con circa duecento prigionieri. Non avendo la Brigata Pinerolo, ala sinistra appoggiato il movimento fu dovuta parare una minaccia al fianco con una rapidissima azione in quel lato.
Contemporaneamente il 68° battaglio si spostava  attraverso il formidabile tiro d'interdizione a presidiare la linea di partenza del 67° battaglione, con il collegamento a destra col 40° reggimento (Brigata Bologna a sinistra con la Brigata Pinerolo.
Per mancanza di appoggio con le ali , costituendo la quota 244 un saliente avanzatissimo ad angolo quasi acuto, il 67° battaglione sopraggiunta la notte a scaglioni a provveduto ad occupare una linea antistante di metri 100.


Ma veniamo alla testimonianza scritta da Renzo  Dalmazzo "I Bersaglieri nella Prima Guerra Mondiale" di quei giorni:
- Comanda la brigata « quel brigadiere fiorentino (Ceccherini) celebre schermitore, valoroso soldato, la cui vita è tutta un'affermazione del più autentico coraggio. Ha con sè una compagna indivisibile la, pipa. Una pipa rossastra, affumicata, straordinariamente puzzolente, eternamente brontolante. La chiamano — per antonomasia — la gorgogliosa. C'è più nicotina lì dentro che in tutti i magazzini delle Regie Privative. E' un deposito di gruma ribollente, chiocchiolante, come una pentola al fuoco. P una bomba di gas asfissianti. Quella a pipa si vede da per tutto. E popolare, lacrimogena e onnipotente. E' in prima linea negli assalti i;è al  primo posto in tutte le azioni più rischiose. 'E' una  pipa eroica, che sa, il fragore di cento battaglie e che quando è giunta l'ora di menar le mani, reclama sempre la parte più movimentata. a. si capisce che, attaccato alla pipa, c'è il brigadiere fiorentino » 
 Il giorno 22, i due battaglioni  del 18° hanno l'ordine di impadronirsi della q. 244 di Castagnevizza. Nel pomeriggio i due reparti iniziano l'avanzata fortemente avversati da sbarramenti di Artiglieria  e dal tiro di  mitragliatrici appostate rivellini, dietro scudi, in  buche di granata fra macerie e macigni. La brigata Bologna, la quale dovrebbe concorre  sulla destra all'attacco, non  appena esce dalle posizioni d'attesa, è investita da un. contrattacco fiancheggiato da torrenti di fuoco, ed è costretta a retrocedere. Non pertanto, vincendo difficoltà di terreno e di difese, alcuni. bersaglieri riescono ad aggrapparsi alla sommità della quota 244, catturando alcune mitragliatrici e numerosi bosniaci. E' chiamato in rincalzo il battaglione del. 17°, cui comandante, Vozzi, cade colpito a morte nel condurre il reparto per camminamenti battuti dall'artiglieria. Nei bersaglieri non è che il desiderio di vendicarlo. Il  caporale Salma coi due superstiti della sua squadra si lancia su di un pattuglione e con furibonda mischia costringe alla resa dodici avversari. Il giorno dopo, giungendo fra i primi sulla sommità della q. 244, cadrà, sotto il piombo nemico. L'alba del 23 s'innalza coi più lieti presagi. Con il concorso di reparti del 40° fanteria e dei. bersaglieri del 7° battaglione complementare, l'azione ripresa. nemico continua ad opporsi ostinato, inflessibile. Ma i bersaglieri di. Ceccherinii. non deflettono. Vanno diritti alla morte, attingendo energia nel fuoco delle tradizioni. Folti nuclei di mitragliatrici appostate sulla sinistra colgono sul fianco la nostra colonna d'attacco. Un pezzo d 'artiglieria sbaraglia pattuglie di arditi l'inseguono. Si procede. Dopo 48 ore dì lotta accanita, l'abissino maggiore Mondelli  (il figlio del deserto) , che ha saputo infondere nel 67° battaglione spirito altamente aggressivo, raggiunge  ed occupa fin le ultime trincee di q. 244, in uno al vigoroso gruppo di arditi del tenente Valletta. Il nemico sfoga la sua ira Con un uragano di fuoco ; ma l'esempio di valore, di costanza, e di calma dei comandanti tiene al proprio posto gli uomini che pur vedono potare i rami migliori. Fra i caduti sul campo tenente Colonnello Pedrocchi  comandante del 18°. Il problema dell'acqua è impellente più di quello del sangue. Anche gli ufficiali medici provvedono al trasporto dell'acqua, chiesta e ricercata cori occhi folli e bocche schiumose. Un contrattacco in forze è rigettato nella notte, e niente più può ritogliere alla brigata il frutto di tanto sacrificio.
Dopo l'azione, il generale Ravazza, comandante dei 15° Corpo d'Armata, scrive al generale  Ceccherini : « Caro generale, in un momento particolarmente difficile di questa battaglia che tutte le altre ha superato in asprezza, quando per un obiettivo che ad ogni costo doveva essere raggiunto, e contro il 'quale per tre giorni si era infranto il valore delle nostre truppe, io ho dovuto scegliere un comandante che mi desse sicuro affidamento di voler e di saper vincere, non ho esitato un momento, ho scelto te. E si vinse. I due capisaldi che si designano dalle quote 221 e 244, saranno per sempre legati a quel nome, ed a quello della brigata della quale sei degno comandante. Ai tuoi bersaglieri porgi in modo speciale l'espressione della mia ammirazione e della mia gratitudine.... Riassumo il mio plauso in un bacio e chiudo col mio solito saluto augurale : Avanti !  Avanti ; ma a quale prezzo ! Le brigate 2° nel settore di Brestovizza-Flondar  e la 3° in quello di Castagnevizza hanno perso nella battaglia 100 ufficiali e 3750 uomini di truppa.-

Tratto da "La mia vita in guerra" di Ciro Fania:

Venne l'alba del 24 agosto e l'azione continuava di qua e di là, a scaramucce. I nostri due battaglioni (Brigata Caserta) andarono a dare il cambio al 18° Reggimento Bersaglieri, che era ridotto a soli 400 uomini circa.
Il mio battaglione prese posto per metà nella dolina Baracche e per metà nella Dolina Due Alberi.
Finalmente si fece giorno venne il Colonnello del 18° Reggimento Bersaglieri, che salutò il nostro Colonnello Faracoda, ma poi si lamentò perché il cambio era arrivato tardi. Disse che i suoi soldati erano distrutti, morti di fame e di sete, sottoposti alle fatiche stressanti di quattro giorni di continue avanzate (dal 20 al 24 Agosto)
Il nostro Colonnello difese il suo operato dicendo che di giorno non avrebbe potuto dare il cambio, perchè i suoi soldati sarebbero morti prima di arrivare in linea dato che gli Austriaci osservavano continuamente i movimenti della truppa. Nacque un piccolo incidente fra loro, ma poi si salutarono dandosi la mano, Il Colonnello dei Bersaglieri esclamò:
- Ah! Quale vergogna scendere a riposo con un Reggimento ridotto a trecento uomini! -
Entrò nelle latrine della Dolina Baracche e li si sparò.
Noi udimmo un colpo secco. Si era sparato alla tempia ed era morto istantaneamente. Poveretto! Era stramazzato al suolo nella latrina.
Non era capace di sopportare il peso della sua responsabilità.
La salma fu portata a Sagrado. Così volle dare la sia vita in olocausto alla Patria, com'erano morti i suoi Bersaglieri che erano avanzati per 5 km dalla Dolina Matella a Quota 244.  

Il Colonnello in questione era PEDROCCHI Ettore.

Il Sottotenente Franco Vincenzo, prese parte a questi attacchi dove venne ferito mortalmente; trasportato immediatamnete nella 14^ sezione Sanità ubicata nella Dolina Innominata dove poco spirò. Venne poi sepolto nella stessa dolina .


La Dislocazione dei reparti il 18 Agosto 197 nel settore di Castagnevizza, la freccia gialla indica la posizione della 34^ Compagnia Mitragliatrici del S.Tenente FRANCO.



 La Dolina Piscitelli con la vasca per l'acqua: 



Mappa con la linea raggiunta dopo l'XI^ battaglia dell'Isonzo nel settore a Sud di Castagnevizza, sono indicate dalle frecce (colore nero) la Quota 244 e la Dolina Baracche:



 Mappa con indicata la posizione della Dolina Innominata dove si trovava la 14^ Sezione Sanità e dove è stato sepolto il S.Tenente FRANCO Vincenzo :


Per la seguente documentazione ringrazio Francesca Chiurlotto nipote del S.Tenente Franco Vincenzo:


L'ultima cartolina:




Certificato di morte:




Nomina a Sottotenente



Assegnazione Medaglia d'Argento:

Dichiarazione di Sepoltura:


domenica 5 giugno 2016

S. Tenente APPIANI Silvio





139° Fanteria Brigata Bari

Nato a Vicenza il 21 Settembre 1894
Morto sul Carso zona quota 177 il 21 Ottobre 1915
Sepolto: ----------




Note Storiche:

Il 139° Fanteria con il 140° che formava la Brigata Bari nel corso della III^ battaglia dell'Isonzo si trovava a fronteggiare la zona tra Bosco Lancia e Bosco Cappuccio fronteggiando le posizioni di quota 177
Durante la notte del 21 Ottobre 1915 sono uscite per far esplodere altri tubi di gelatina contro i reticolati nemici, ma l'operazione non è completamente riuscita nonostante l'intervento di un graduato del Genio.
L'artiglieria da campagna ha battuto con tiro lento lento e continuo le trincee antistanti alla fronte di questo settore.
Alle ore 6.30 l'artiglieria pesante ed i lanciabombe ed i lanciabombe riprendono i tiri. Le artiglierie alle ore 10 allungano il tiro, ed inizia l'avanzata della fanteria. Alle ore 10.15 la prima ondata ha occupato la trincea nemica antistante, partono successivamente le altre ondate, ma le difese nemiche sono state poco danneggiate dai tiri delle nostre artiglierie, mentre le artiglierie nemiche concentrano il tiro con pezzi di  vari calibri sulla fronte di questo settore. Il nemico contrattacca e riprende la trincea di 1^linea. Vengono inviati a rinforzo del 140° due compagnie dello stesso reggimento la 8^ e 9^ della riserva di Brigata con l'ordine di riprendere l'offensiva appena possibile.
Alle ore 11.40 il 140° resiste nella vecchia posizione, non ha però ancora impiegato le due compagnie della Riserva.Il 139° reggimento non più che 1/2 compagnia a sua disposizione .
Alla destra la 19^ Divisione ed alla sinistra la Brigata Catanzaro non hanno avanzato le truppe della Brigata Bari hanno subito forti perdite causate anche dal tiro d'infilata.
Alle ore 13 giunge l'avviso dal Comando della Brigata Catanzaro che alle ore 14 sarà ripresa vigorosamente l'offensiva, se ne da subito comunicazione al Comando del 140° perchè concorra ed anche al Comando del 139° e se ne informa il Comando della Brigata Catanzaro.
Ore 14, giunge l'ordine del Comando di Divisione (28^ Divisione Gen. Goiran) pel quale sia disposto con gli ordini già dati.
Ore 15 anche questo attacco si infrange contro le difese nemiche che sono sempre ben guarnite, e si subiscono forti perdite.
Ore 15.30 giunge l'Ordine della Divisione di riprendere  vigorosamente l'azione.
Ore 17 le truppe di questa Brigata sono avanzate nuovamente su tutta la fronte, hanno raggiunto la trincea nemica ma fortemente contrattaccate han dovuto ripiegare con nuove perdite.
Il Comando di Brigata mette a disposizione del Comando del 139° una delle due compagnie della Riserva di Brigata.
Ore 18.30 Si domanda al Comando della Divisione di avere a disposizione di questo Comando il III° battaglione del 139° . Il Comando di Divisione concede due compagnie che sono spostate nei ricoveri della conca di Bosco Lancia.
Ore 18.15 Il Comando della Brigata visto non riuscito il terzo attacco delle ore 17 emana l'ordine di occupare le posizioni precedenti.
Ore 23.50 Giunge l'ordine per le operazione del giorno 22, al momento gli attacchi si fermano, con l'ordine di attestarsi sulle linee di resistenza e nel caso di attacco di contrattaccare alla baionetta.


In uno di questi attacchi morirà il S. Tenente Appiani, egli prima della guerra dove si arruolò volontario, militava come giocatore attaccante e anche allenatore di calcio nelle file della Squadra del Padova.
In suo onore gli fu intitolato lo Stadio della città di Padova dove la Squadra locale che lui militava giocò dal 1924 fino al 1994.



Nello stesso Reggimento del S.Tenente Appiani, apparteneva il Sergente Michele Lotti, il quale nel suo diario "In Trincea sul San Michele" , descrive gli avvenimenti visti dai lui il giorno 21 Ottobre 1915:

All'alba del 21 ottobre ci venne distribuito un rancio abbondante e moltissimo marsala, provvidenza che ben pochi mangiarono; eravamo già tutti pronti con le mantelline a tracolla ed il tascapane, seduti per terra in attesa di ordini! Qualche soldato borbottava e imprecava, molti piangevano sì da far stringere il cuore; io scrissi un'ultima lettera a mio fratello Riccardo, dicendogli che, se entro 15 giorni non scrivevo, avesse assunto informazioni da altri sul conto mio; indi, impugnato íl fucile, ridendo (più per rabbia e bile) incitai imiei soldati a stare allegri ! Era inutile; ognuno dava sfogo ai propri dolori o piangendo od imprecando, e non c'era verso di chetarli! Alfine venne l'ordine di portarci in prima linea! Già erano saliti i comandi di Divisione e di Brigata, fermandosi il primo nella conca di riserva di bosco Lancia ed il secondo nella conca di rincalzo tra la seconda e la terza linea; mentre il comando di Reggimento col posto di medicazione fu portato avanti nella conca tra la prima e la seconda linea sulla sinistra ed i comandi di battaglione passarono tutti coi comandi di compagnia in linea di fuoco! Verso le ore 7 tutte le artiglierie, tutti i cannoncini lanciabombe, i cannoni ch'erano in prima linea aprirono un fuoco infernale; i comandanti di plotone rimettemmo gli orologi con l'ora del comandante dí battaglione; il fuoco era intenso, terribile, non si capiva più nulla, sembrava una tempesta, un terremoto, un ciclone, il nemico rispondeva con eguale intensità; saltavano per aria corpi umani, trincee, alberi, tutto rovinava, tutto veniva sconquassato dalla violenza delle granate e delle bombe, i reticolati venivano divelti e buttati per aria... era un inferno! I rinforzi nostri si accalcavano nelle prime linee, mentre noi aprimmo un fuoco indiavolato di  fucile-ria; il momento era tragico; solo il ricordo mi avvilisce! alle 9,30 precise come d'incanto cessò il bombardamento; avemmo l'ordine di appressarci ai camminamenti d'uscita; il tenente medico Lilla mi dà la mano e mi abbraccia con le lacrime agli occhi; io sorrido più per disperazione, mi dice: «Coraggio, Lotti», un ultimo bacio, mi allontano ficcandomi in testa al mio plotone! Improvvisamente spararono quattro colpi di can-none contemporanei; cessò la fucileria e la prima o-data uscì di corsa sfrenata fuori dai camminamenti verso la linea nemica gridando: «Savoia, Savoia!». .La fucileria nemica era intensa, le mitragliatrici vomitavano pallottole a non finire; i poveri soldati cadevano a grappoli gli uni sugli altri; come uscivano dai camminamenti, così cadevano fulminati e pochi tornnavano indietro gridando pel dolore delle ferite! Che spettacolo terrificante! Già il secondo e il  quarto plotone della mia compagnia erano sotto i reticolati nemici;  avemmo l'ordine di uscire anche noi il Caporal Maggiore  Valerio veniva pistolettato da un ufficiale perchè non voleva uscire. Noi saltammo, corremmo, ci buttammo per terra, spiccammo un salto felino , poi per terra ancora....Dio, che orrore; i due plotoni che ci precedono appena giunti sul terreno minato saltano tutti per aria; rivedo ammassi di carne umana e soldati che ricadono pesantemente al suolo; nessuno si muove più; tutti morti, tutti, tutti, tutti, neppue uno si è salvato; pochissimi feriti.
Bisognava avanzare, assolutamente; si scatta in piedi, di corsa giungiamo sotto i reticolati, qualcuno salta sulle trincee nemiche, un mio soldato afferra per la bocca una mitragliatrice nemica rovente, si brucia le mani, non la lascia viene ferito al braccio, la tira ancora, corrono due altri soldati e giù una bomba che li ammazza tutti tre.
Abbiamo altri rinforzi, la 7^ compagnia, ci facciamo coraggio, prendiamo anche noi le bombe a mano che fragorosamente squassano tutto, amazzano, distruggono; saltiamo sulle trincea, i primi nemici alzano le mani si arrendono,ma ecco di corsa dalla seconda linea migliaia di austriaci; siamo pochi noi; resistiamo; ci baionettiamo come animali; molti dei nostri si arrendono siamo perduti.
I pochi superstiti retrocediamo, ma è impossibile rientrare nella nostra prima linea ci buttiamo per terra  ci trinceriamo e facciamo finta di essere morti! I primi tre assalti sono andati falliti!
Ogniqualvolta tentavo di alzare un pò la testa erano una decina di fucilate che mi tiravano! Così come Dio volle, un pò per volta, impiegando circa tre quarti d'ora per raggiungere la nostra prima linea, rientrai nel camminamento! Ero salvo! Finalmente! Subito andai a trovare la mia compagnia, che s'era ritirata in seconda linea, e quando mi vide il sottotenente Elia piangendo, ed allora piansi anch'io ci abbracciammo più volte rimanendo come inebediti!
La mia compagnia, compresi i complementi avuti la notte precedente, era ridotta appena a 38 uomini, io compreso, e tutti malconci e contusi!



Situazione del 22 Ottobre 1915: 







 





lunedì 9 maggio 2016

Sergente CARRETTI Luigi



112° Fanteria Brigata Piacenza


Nato a Roma il 22 Febbraio 1894
Morto sul Monte San Michele il 21 Ottobre 1915
Sepolto nel Sacrario di Redipuglia - Gradone 4 Tomba 7558

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


In aspro combattimento, mentre sottraeva alla cattura del nemico irrompente il proprio ufficiale ferito mortalmente, veniva a sua volta colpito a morte, sacrificando la vita nell'adempimento del suo atto pietoso.
Monte San Michele, 21 Ottobre 1915


Note Storiche:

Il 112° fanteria unitamente al 111° formava la Brigata Piacenza che nell'Ottobre 1915 nel corso della III^ battaglia dell'Isonzo (18 Ottobre - 4 Novembre 1915)  si trovava a fronteggiare la zona del Monte San Michele, precisamente le quote di Cima 3  e 4.
La brigata dopo aver sostenuto vari attacchi, nei giorni precedenti il giorno 21 Ottobre alle ore 10 è schierata per ala sotto le Cime 3 e 4 del Monte San Michele.
Il 112° ala destra con il II° battaglione nelle trincee più avanzate dette "Sterio" pronto a costituire le prime due ondate di assalto, il III° battaglione nelle trincee di seconda schiera dette "Amabile"; mentre il I° battaglione era di riserva di Brigata, con 1^ compagnia nelle trincee di Quota 170 e tre in quelle di Quota 130 dette del "Boschetto", mentre il 111° fanteria teneva l'ala sinistra fronte Boschini.
Alle ore 10 precise, allungando il tiro delle artiglierie le ondate di guastatori della Brigata munite di pinze tagliafili e strumenti da taglio, si slanciano arditamente fuori delle trincee più avanzate, e pur battute dal vivace fuoco di fucileria nemica sale di corsa per l'erto monte, seguono poi con il bello slancio la seconda e la terza onda dei due reggimenti distanti dai 150 ai 200 metri l'una dall'altra.
Numerosi nemici, specialmente sulla fronte del 112°, lasciate le armi si gettano fuori della loro linea di difesa e, lanciandosi giù per la china, con le braccia alzate dichiarano di arrendersi prigionieri.
Altri sono catturati con le armi in mano nelle trincee.
L'artiglieria avversaria intanto agisce violentemente contro le truppe attaccanti e batte tutta la zona del terreno tra le Cime e l'Isonzo.
Alle ore 12, tutta la prima schiera del 112° valicata la Cima 4, si slancia contro altre due linee di difesa nemiche, prossime e parallele alla strada che da San Martino conduce a Boschini Superiore e si apposta dietro la massa coprente di quelle opere dopo aver scacciato il nemico che le occupava.
Il battaglione di seconda schiera raggiunge Cima 4. L'ala sinistra del 111°incontra nella sua azione offensiva assai più difficoltà, dopo esser riusciti ad aprire con i guastatori due brecce nei reticolati la prima schiera riesce a stabilirsi sulla Cima 3 a tre metri di dislivello della vetta a circa 60 metri dalla trincea nemica. Mentre la Brigata laterale destra Alessandria, non ha potuto spuntare che tardi la resistenza nemica, sicchè il 112° verso le ore 12 viene a trovarsi senza contatto con le ali. L'avversario concentrando  contro gli animosi due battaglioni del 112°, violentissimo fuoco di artiglieria, lancia al contrattacco numerose forze fresche, contrattacco che si manifesta contemporaneo sulla fronte e sulle ali alle ore 14.30. Il tiro di protezione delle nostre artiglierie risulta assai lungo rispetto alle forze nemiche agenti, sicché il 112° deve iniziare il ripiegamento dalle posizioni occupate fino alla Cima 4, ove tenta sostare e rafforzarsi per mantenere questa posizione.
Subite perdite gravi i due battaglioni del 112° debbono abbandonare la Cima 4 e ripiegare fino all prima trincea Austriaca conquistata al mattino. Lavorando intensamente la truppa resiste con fermezza ai contrattacchi nemici diretti a scacciarla anche da questa posizione, e per due volte gli animosi ufficiali e soldati del 112° si slanciano a nuovi attacchi per riguadagnare la tanto contrastata Cima 4, ma non possono riuscire da soli nei loro generosi sforzi.
Al calar della sera, calmatasi l'azione, le truppe della Brigata rimangono sotto alle Cime, a breve distanza dal nemico.

Mappa con le posizioni della Brigata Piacenza il giorno 22 Ottobre 1915